|
Vita da AmM – Qualche consiglio
per la ripresa delle ciaspole
Riprendendo le ciaspole in mano,
anzi ai piedi, dopo 9 mesi di
digiuno, ti sarà pur capitato
qualche problemino... Io qui voglio
raccontarti i miei, in modo che
anche tu possa divertirti a
replicarli sulla tua pelle ;-)
La neve è caduta da un pezzo e
imbianca tutto quanto da 1500m in
su: è l'ora delle ciaspole.
Attendevo da tempo questo momento ed
ora sono finalmente pronto. Come
sempre la sveglia è antidiluviana,
ma come sempre vengo coccolato al
bar per la seconda colazione, prima
di mettermi in cammino. Il meteo
dice OK, il bollettino valanghe dice
"Boh?" visto che molte regioni non
sono ancora partite con il loro
aggiornamento. Per questo motivo
oggi volo basso: una ciaspolatina in
perfetto stile T in una zona
teoricamente tranquilla che conosco
bene, dove il teoricamente va
misurato direttamente sul campo.
Ecco le mie amate ciaspole, compagne
di tante camminate invernali. Le
sfodero dolcemente dalla custodia,
le appoggio per terra e comincio a
infilarci gli scarponi. Non entrano.
Spingo a destra e a manca, ma lo
scarpone si rifiuta di infilarsi...
bella forza: l'ultima volta che
queste ciaspole hanno visto la luce
è stato alla fine dell'inverno
scorso, quando le avevo imprestate
al bambinello del vicino. Ovviamente
era ben lungi dai miei pensieri
quello di ricontrollare l'attrezzo
ed ora mi tocca stare qui nella neve
e all'ombra per sistemare 'sti
maledetti aggeggi, che si sono pure
incastrati. Mentre armeggio tra
ganci, leve e chiusure, ripasso a
memoria il calendario dei santi e
degli aggettivi associati, perdo una
decina di gradi di temperatura
corporea e una mezz'ora buona sulla
tabella di marcia, tabella
assolutamente teorica. Ma alla fine
vinco la dura lotta e le ciaspole
sono ancorate agli scarponi.
Faccio i primi passi nella neve:
bella l'aria che si respira, il
freddo pungente che entra nelle
narici e poi sempre più giù, fino a
tonificare anche gli alluci. Un
momento: gli alluci sono già fradici
e insieme a loro sbarbellano di
brutto pure le altre 8 dita. E che
cavolo: ieri sera ero a mangiare la
pizza, mica avevo tempo di passare
l'impermeabilizzante sugli scarponi.
Ma il caldo della pizza non riscalda
neanche un po' i miei poveri
piedini, che, tra le altre cose, mi
danno anche da mangiare.
Guardo in alto, verso la direzione
da seguire. Come ti dicevo, conosco
bene questo posto. Ci sono stato
d'estate e poi ho cartina, bussola e
il GPS con la traccia estiva. Dopo
un quarto d'ora il sentiero (in
realtà qui di sentiero non si vede
una cippa) finisce nel torrente. "In
effetti qui ci dovrebbe essere un
ponte", ma dove cavolo è? Vedo solo
un ammasso di neve anomalo, ammasso
che copre tutto il ponte (mica devi
pensare che sia a Brooklyn in questo
momento... il ponte è di quelli
piccoli, bassi e di legno, ma ora la
neve l'ha interamente sepolto).
Provo ad attraversare il ponte, ma
mi fido poco, per cui mi sposto un
po' più a valle e poi un po' più a
monte, finchè trovo un guado.
Attraversare un guado con le
ciaspole non è sempre così banale,
specie quando, una volta arrivato
sulla sponda opposta, scivolo, ma
riesco ad appoggiarmi ad una delle
provvidenziali bacchette, che
miseramente si infila nella neve ed
io con lei. "Manca la rotella", non
solo nel mio cervello, ma
soprattutto alla fine delle
bacchette, che sono ancora in
configurazione estiva.
|
Finalmente esco dal cono d'ombra
delle cime e mi trovo immerso dal sole: le ossa gioiscono, le pile solari
riprendono a caricarsi ed io mi guadagno la prima sosta. Banana (gelata), Pocket
Coffee duro come un sasso, acqua nella borraccia più utile per un mojito che per
una bevuta. "Memo: acquistare un thermos"... un appunto mentale che avrà la
stessa durata della vita di una libellula, d'altronde le mie rotelle proprio non
girano.
Dopo la sosta, riprendo con la facile salita... oddio, sarebbe facile se
riuscissi a vedere qualcosa: il sole è alto nel cielo e il riverbero sulla neve
ha rimpicciolito le mie pupille come punte di spilli. Lo so cosa pensi "'sto
pirla ha lasciato a casa pure gli occhiali da sole". E qui ti sbagli: apro lo
zaino, infilo la mano nel sacco ed ecco qui la custodia delle lenti... vuota.
Dopo il minuto di panico da perdita, mi viene in mente che ho visto gli occhiali
sul tavolo e quindi posso dedicare almeno 10 minuti a sacramentare sulla mia
organizzazione, a dir poco perfettibile.
Mi devo sfogare e comincio a tarellare come un matto. Pompo i quadricipiti a
dovere, vado come una lippa, controllo l'altimetro e vedo che sono in perfetta
media. Ognuno di noi ha il suo passo ottimale ed io ora l'ho raggiunto. Qualche
minuto dopo ho smesso di raggiungerlo: in compenso ho una lingua che sfiora il
pile (questo sì che ce l'ho!!!) e un fiatone da asmatico fumatore, quale io
effettivamente sono. Mi devo fermare, mi voglio fermare... sono proprio
scoppiato. Bella forza: mica posso tenere nella neve fresca lo stesso ritmo che
tengo sul sentiero estivo: 40-50% in meno, dicono. Basta ricordarselo.
Ecco la cima: bellissima, ma ventosissima e dato che ho solo guanti e cappelli
estivi (non chiedetemi di quale stagione sono le mutande, please), preferisco
dedicarmi ad una veloce ritirata verso il basso, dove posso dedicarmi alla prova
dell'ARVA. Sono solo, mica serve l'ARVA in queste situazioni, ma oggi ne ho
portati due per fare qualche esercizio di ripasso. Prendo il primo, lo accendo e
lo butto a caso nella neve lontano da me. Quello si inabissa come Maiorca.
Nessun problema: prendo il secondo ARVA, lo accendo e mi metto alla ricerca del
primo. Ho detto, lo accendo e... lo accendo 'sto paio di... mancano le pile. Il
pile ce l'ho addosso, ma le pile per l'ARVA non ci sono. Non mi resta che
lavorare di pala per tentare il recupero: i 300€ di valore è meglio non
perforarli con la sonda.
Ma sono fortunato: in manco mezz'ora ritrovo l'apparecchio, in tempo
perfettamente utile per estrarre un potenziale sepolto e ormai asfissiato :-(
Devo fare di meglio, a cominciare dal controllo delle pile.
Lo ammetto: sono un po' demoralizzato. Il posto è bello, ma le stupidate
commesse oggi sono decisamente troppe. Per tirarmi su di morale comincio a fare
le discese come-dio-comanda: la libido ciaspolatoria si impossessa del
sottoscritto, che letteralmente vola verso il parcheggio, roteando nell'aria le
bacchette decisamente inutili, senza opportuna rotella. Che goduriaaaaaaa...
Arrivo all'auto esausto, ma al settimo cielo e comincio la triste sequenza del
rientro. Prima di tutto via gli scarponi (più spugne, che scarponi, mi viene da
pensare). Mentre esco con il primo piede avverto un leggero fastidio in punta,
che si replica con il secondo piede. Un momento: questo fastidio lo conosco fin
troppo bene... anche l'anno scorso era capitato e così pure due inverni fa...
nooooo: le unghie nere... non avevo stretto le stringhe dello scarpone, specie
sul collo dei piedi ed ora mi sono guadagnato pure le unghie nere: addio
sandalini per un po', ma chi se ne frega, tanto è appena cominciato l'inverno. |