Finora abbiamo visto, pur in
modo veloce e superficiale, come
funziona un GPS e quali
informazioni ci può dare mentre
lo utilizziamo durante una
nostra uscita tra i monti.
In questa puntata ti parlerò
invece della tecnologia che può
aiutarci a preparare una
camminata.
Siamo a casa e stiamo pensando a
dove andare nel prossimo
weekend. Abbiamo scelto la meta,
ci siamo informati sul tragitto
da compiere, abbiamo la cartina
dove ci siamo fatti un'idea
della lunghezza e sul
dislivello.
Se invece di accontentarci di
un'idea, vogliamo avere dei dati
più precisi, ecco che ci viene
in aiuto il PC e il software che
permette di gestire la
cartografia elettronica.E' la
preparazione del cosiddetto
schizzo di rotta (che tanti
scialpinisti e ciaspolatori
dovrebbero conoscere) e ci
troviamo di fronte a due casi.
Abbiamo la cartografia
elettronica che gira anche nel
GPS
Apriamo il software che la
gestisce (per i Garmin è
Mapsource), con l'apposito tool
ricalchiamo il percorso che
abbiamo intenzione di compiere e
creiamo una traccia teorica
della nostra escursione.

In questo modo abbiamo subito
a disposizione:
- il profilo altimetrico
teorico del nostro giro (con
distanza e dislivelli)
- la traccia teorica, che
può essere trasferita sul
GPS

Non abbiamo la cartografia
elettronica che gira anche nel
GPS (è il caso, ahimè, più
frequente)
Abbiamo bisogno di digitalizzare
una cartina della zona, il che
avviene normalmente con uno
scanner. Ottenuta copia
dell'immagine della carta, che è
normalmente un file in formato
jpg, occorre infilarci le
informazioni cartografiche.
Questo processo, che si chiama
in gergo georeferenziazione,
ha come prerequisito la
conoscenza di almeno 3 punti
presenti sulla cartina e delle
loro coordinate geografiche;
queste ultime sono recuperabili
su Internet, con Google Earth o
con altri sistemi.
Serve anche un software dedicato
allo scopo: io uso
Compegps, ma molti usano
Oziexplorer. In entrambi i
casi è scaricabile una versione
trial.
Partendo dalla cartina
georeferenziata, seguo la stessa
procedura vista al punto
precedente.
In entrambi i casi, pur
essendo la cartografia digitale
di tipo bidimensionale, il
software ha informazioni sulle
quote e per questo motivo è
possibile costruire il profilo
altimetrico, vevendo così a
sapere in anticipo
dove ci saranno le pendenze
maggiori, dove si sale e dove si
scende e dove possiamo tirare il
fiato lungo un falsopiano.
Con la traccia teorica caricata
sul GPS si ha poi a disposizione
il percorso che si ha intenzione
di seguire, in modo da avere un
punto di riferimento anche
quando questi non c'è in
natura, perchè siamo nella
nebbia, in un bosco fitto o in
mezzo alla neve intonsa.
Questo vuol dire "pianificare
un'uscita in montagna", in modo
da sapere in anticipo di che
morte dobbiamo morire (scherzo,
ovviamente...). Buona lettura...
Alla prossima puntata |