Che
Bonatti sia uno dei miei miti nel mondo della montagna, è una fatto assodato.
Mi è sempre piaciuta la sua prosa, scarna ed essenziale.
Mi è sempre piaciuto il "personaggio" (non posso dire la "persona" dato che non
ho mai avuto l'occasione di conoscerlo): rude, ma sincero e diretto, con una
forte, fortissima etica che comanda le sue scelte e le sue azioni.
L'ho adorato quando, pur all'apice della sua "carriera" da alpinista, ha
abbandonato la verticalità per dedicare anima e corpo a nuove avventure in terre
inesplorate.
E' uscito il suo ultimo lavoro, "I miei ricordi", e non potevo ignorarlo.
Devo dire che ne sono stato abbastanza deluso, fondamentalmente perché nel libro
sono raccolti gli spezzoni della sua lunga vita... troppo a spezzoni, per tenere
alta la tensione che so che lui riesce a imbastire nelle sue opere cartacee.
Comunque è la fotografia, o meglio il filmato, della sua incredibile e
invidiabile vita, che unisce i primi passi fatti in Grigna con le salite
invernali di mostri sacri che di nome fanno Dru, nord di Lavaredo, Cervino,
Grandes Jorasses, passando per l'ormai famosa "burla" del K2.
E proprio qui Bonatti emerge con la sua etica su di un mondo che rappresenta la
triste e solita italietta.
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