Non credo
sia un caso che il Bosco Vecchio, di cui parla questo bel libro di Buzzati,
abbia nome e cognome con tanto di lettere maiuscole.
Stiamo infatti parlando di un bosco così vivo, che vive di emozioni, rabbie,
pause, come un qualsiasi essere umano.... a parte il protagonista, ferreo
ex-colonnello in pensione, che deve per forza nascondere le sue debolezze, anche
nei momenti più importanti.
Il vento Matteo, il nipote Benvenuto, la gazza parlante, Vettore, i geni del
bosco: protagonisti "umani" e non, ma tutti "viventi", nel vero senso della
parola.
E' una favola, che mi ha riportato alle emozioni e alle paure nel frequentare i
boschi quand'ero anch'io bambino, durante le estati su a Campestrin, in val di
Fassa. A dire il vero nel bosco non c'ero mai andato da solo nonostante i miei
12 anni, ma solo in compagnia dei miei amici di allora: allegri bambini, che
sapevano più di vacche che di matematica... ma era questo il loro punto forza.
Anche se sapevo la tabellina del 12, non sarei mai riuscito a convincere una
vacca a salire al pascolo... loro sì!!!
Ma a parte i vecchi ricordi personali, il libro è una bella fiaba, adatta ad
ogni età, ma che mi piacerebbe proprio raccontarla a un bambino di oggi.
Buzzati scrive benissimo e si vede che è la montagna è parte integrante della
sua vita: le Pale di S.Martino e le Dolomiti Bellunesi ne sanno qualcosa...
Un grazie a Monica di Monti in Città che mi ha consigliato il libro.
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