Ecco
un libro che non parla stretto stretto di montagna, ma che penso possa, anzi
debba, avere un posto in queste personalissime recensioni.
Si parla dell'Artico e soprattutto dei suoi abitanti, gli Inuit, gli "Uomini"
come loro stessi si definiscono. Si parla dell'arte della sopravvivenza in una
delle zone più dure al mondo, dove il sole acceca per 6 mesi all'anno e per il
restante tempo se ne sta bello nascosto donando solo oscurità.
Ma gli uomini nati qui hanno sviluppato le loro strategie di sopravvivenza, sia
fisiche, che psicologiche.
Come dice la presentazione al libro, sono gli "Uomini" per eccellenza, perciò
forse così pochi; non hanno capi, né leggi scritte, né gruppi sociali diversi
dalla famiglia e ad essa superiori. Quando si incontrano in un numero maggiore
delle dita di una mano, si considerano una folla e l'ultima grandezza che dà
loro le vertigini è il numero venti, rispondente ad un "uomo contato fino in
fondo".
E' un libro che ho letto tutto d'un fiato, crudo come la carne di cui si cibano,
ma autentico come la loro innocenza nell'affrontare i problemi della vita di
tutti i giorni.
Innocenti fino alla morte, atto estremo che accettano senza paure né rimpianti.
Ve lo consiglio vivamente.
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