Un libro
d'avventure: qui non troverete una trama avvolgente, nè introspezione
psicologica dei personaggi.
E' l'autobiografia di una guida alpina della fine dell'800.
Il racconto è piatto, come una fotografia dell'epoca... a proposito il libro è
impreziosito con una decina di foto di quel periodo, davvero splendide.
Ma veniamo alla trama. L'autore è Mattia Zurbriggen, un po' svizzero di Saas Fee
(dove è nato), un po' italiano di Macugnaga (dove però ha vissuto). Un Walser
comunque, con il suo amore per le montagne, che lo ha portato a diventare una
guida alpina conosciuta a livello mondiale.
E' suo il Colle Zurbriggen sul massiccio del Rosa, ma è sua anche la prima
ascensione all'Aconcagua, la più elevata cima americana, nonché varie salite in
Himalaya e Nuova Zelanda, fatte in periodi in cui ci volevano dei mesi solo per
arrivare a destinazione.
Insomma, non solo una guida, ma un alpinista innovativo, che si poteva
permettere certe esplorazioni ed ascensioni solo grazie al finanziamento dei
suoi clienti. Clienti che pare siano rimasti ultra soddisfatti della loro guida,
che passava metà del suo tempo a gradinare i ghiacciai con la piccozza, per
aprire vie più agevoli per i clienti-cittadini.
Il libro corre via svelto e mi è rimasto come commento scritto alle foto
incluse. Essendo un'autobiografia, è probabile che certi aspetti del carattere
di Zurbriggen siano stati affrontati con una buona dose di benevolenza. Si
racconta (non nel libro però) del suo caratteraccio, del suo stile dispotico e
della sua tendenza alla bevuta fin troppo facile.
Un ottimo libro da rifugio: è leggero e scorre bene
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