La competizione
Ciao,
sono sempre stato colpito dai mille
modi diversi con cui le persone vivono la montagna, segno che questo
è ancora un ambiente dove è possibile vivere la propria vita
seguendo le proprie scelte in totale (o quasi) libertà.
Però ci sono delle cose, davanti alle
quali non riesco a non sorridere.
Sono secoli che l'uomo viaggia per
valli e monti (anche se con spirito e soprattutto necessità diverse
da quelle odierne), ma solo da pochi anni sto osservando il
moltiplicarsi delle attività competitive, che hanno l'ambiente
montano come sfondo (queste ultime parole non sono state scritte a
caso...).
Non sto parlando della spinta ad
arrivare prima su di una cima inviolata o ad attraversare un
territorio non ancora perlustrato da nessuno, ma delle vere e
proprie gare, con tanto di regole, giudici, punteggi e l'immancabile
coppa finale.
A me che non sono mai stato uno
scialpinista (anche se ne conosco parecchi), mi fa sorridere l'idea
di bande di sciatori in perfetta tutina iper-aderente, con sci e
attacchi dai pesi piuma, che si lanciano su tracciati segnalati
dalle bandierine, in un ambiente che ai più richiamerebbe la
wilderness più totale. Ma lo scialpinismo è un'attività per pochi
eletti, dato che richiede resistenza, conoscenza della montagna
invernale e soprattutto occorre sciare strabene anche sulle nevi più
balzane.
L'arrampicata ha probabilmente più
adepti ed anche in questo campo le gare non mancano, anzi. Ci sono
campionati sezionali, regionali, continentali e persino i mondiali,
dove i migliori spider-man si confrontano su verticalità che mi
fanno girare la testa solo a guardarle. Si sono persino inventati le
gare per chi scala dei grossi sassi (è il cosiddetto bouldering).
Ma l'attività decisamente più
praticata in montagna (subito dopo la polentata) è l'escursionismo.
Poteva mancare qui la parte competitiva? Figuriamoci: ecco arrivare
i simil-marziani dello ski-running, gente che corre, anzi vola lungo
i sentieri per raggiungere il traguardo per primi.
Li vedo a volte allenarsi con le loro scarpettine: bhe, vederli è
una parola grossa, dato che sfrecciano al mio fianco e non mi
lasciano che osservare le loro terga.
Ma nuove attività vengono sviluppate
in montagna, segno che la ricerca di libertà è ben lungi dal morire.
Ad esempio le amate ciaspole sono un
fenomeno che è esploso solo negli ultimi anni ed è legato alla
ricerca di un escursionismo montano anche nel periodo invernale. Ma
ecco arrivare le ciaspolade, i campionati, le graduatorie. Gli
atleti spolverano la neve battuta (battuta??? ma che ciaspolata
è???) con delle ciaspole appena più large della pianta del piede,
perchè la leggerezza si trasformi in velocità.
E non è finita: volete fare le gare di
orientamento? Ci sono. Volete quelle di nordic Walking... sembra
assurdo ma anche qui si fanno le gare!!
La ricerca della prestazione massima è
connaturata nel DNA umano e la libertà deve contemplare anche la
possibilità, per chi vuole, di misurarsi con "avversari", tempi e
punteggi.
Però... però io non riesco a non
sorridere davanti a tutto questo.