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 pict  Le newsletter di ZainoinSpalla: n.14 - Maggio 2006

Benvenuti nella newsletter n.14 di Zaino in Spalla

La sicurezza non è improvvisazione
Ciao,
prendo lo spunto dall'ultimo numero dello Scarpone (la rivista che tutti i soci CAI ricevono), quello di Giugno 2006, dove a pagina 4 c'è un articolo che parla del rapporto annuale del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) sugli incidenti avventuti in montagna nel 2005.
Anche se nell'articolo, a mio parere, non è stato sottolineato a sufficenza, nel 2005 sono aumentati i morti in montagna rispetto all'anno precedente di ben il 21,5%. Nel 2004 erano decedute 353 persone e questo numero è volato a 429 nel 2005.
Purtroppo nel sito www.cnsas.it non ho trovato i dettagli di queste terribili statistiche, che però coprono tutti gli incidenti, da quelli degli scialpinisti, ai cercatori di funghi, da chi subisce una caduta a chi perde l'orientamento.
Questi numeri sono più che preoccupanti, sono un autentico disastro, soprattutto perchè il trend, invece di calare, è in netta crescita.
E' difficile fare altri commenti, finchè non si capisce meglio il contenuto del rapporto, ma è di fondamentele importanza non sottovalutare i 1000 aspetti della sicurezza in montagna.
A questo proposito voglio segnalarvi il sito http://www.sicurezzainmontagna.it che offre numerosi spunti e notizie sul mondo della sicurezza, tra cui riporta l'articolo apparso recentemente sulla "Rivista della Montagna" riguardante la ricostruzione dell'incidente mortale avvenuto lo scorso inverno sul monte Aiona in Liguria e l'articolo correlato che cerca di fare un po' di chiarezza sulle responsabilità dell'accompagnamento in montagna.
Buona lettura, ma soprattutto pensa bene che la tua sicurezza e quella di altre persone dipendono dai tuoi comportamenti e dalle tue scelte.
 
Fabrizio

 

Amm... pappa buona ovvero il cruccio di una guida escursionistica
Ciao,
quante volte ci siamo sentiti dire da bambini "Amm... pappa buona" per convincerci a ingollare la bistecchina o la verdura.
Questo benedetto Amm, o meglio scritto come AmM, me lo sono poi trovato sulla tessera di accompagnatore, sul distintivo del windstopper che mi fa da divisa, sulle brochure pubblicitarie e in almento 100 pagine del sito.
Durante la settimana scorsa ero per monti a fare i miei soliti giri esplorativi. Di solito non si incontra nessuno, ma in quella occasione ho incrociato un signore sulla cinquantina (spero di averci preso, sennò rischio una bella reprimenda). Ci salutiamo e cominciamo a fare quatto chiacchiere.
La mia domanda sorge spontanea: "Come mai sei in giro di martedì? Sei un fortunello già pensionato?".
"No", risponde lui, "ogni tanto mi regalo qualche giornata infrasettimanale tra le mie amate montagne". E, ovviamente replica, chiedendomi: "E tu? Come mai sei qui di martedì tutto soletto?".
Dalla domanda parte la spiegazione: "Anche se non sembra sto lavorando. Sono un Accompagnatore di Media Montagna".
"Ah", fa lui, "di quale sezione CAI sei?"
"Il CAI qui non c'entra" gli replico "Faccio parte del Collegio delle Guide"
"Allora sei una guida?"
"No, sono un Accompagnatore di Media Montagna, praticamente il fratello minore delle Guide Alpine"
"Minore? Perchè puoi andare solo in Media Montagna? Ma fino a quale quota arriva la Media Montagna?"
E vai a spiegargli che la quota non c'entra, che la limitazione è sul tipo di terreno che si frequenta e alla fine nasce l'ispirazione: "Guarda, è come se fossi una guida escursionistica".
"Ahhhh, ora ho capito..." 
Il mio amico escursionista ha finalmente compreso. Purtroppo ben pochi sanno cosa vuol dire essere un AmM, perchè un'etichetta poco chiara appiccicata addosso, crea più confusione che altro.
Mi piacerebbe urlarlo ai 4 venti "Sono una guida escursionisticaaaaaaa.... nisticaaaaa.... sticaaaaa..." (ovviamente c'è l'eco), ma non posso, la legge non lo permette ed io, che cerco di applicare le norme, anche quelle più confuse, in modo diligente, ti posso solo spiegare in questo modo cos'è un AmM.
 

 

Limitiamoci...
Ciao,
sono ben due settimane che non scrivo la newsletter e gli argomenti di cui ti vorrei parlare si stanno accumulando sempre più.
Questa volta parto da questa chicca, ripresa da una delle ultime newsletter del CAI di Milano, sezione centrale, che recita testualmente:

UN ANNO DI ESCURSIONISMO INSIEME

Ricalcando il trend intrapreso in questi ultimi anni, anche il 2005 ha rappresentato per la nostra Commissione un anno di consolidamento delle innovazioni introdotte l’anno precedente e, nel contempo, di inserimento graduale e costante di alcune novità. Quest’anno sono state proposte ed effettuate 34 escursioni (iniziate a Marzo e terminate nel mese di Novembre) e la partecipazione è sempre stata notevole; rispetto all’anno scorso abbiamo incrementato ancora le adesioni e ci attestiamo su livelli veramente alti di partecipazione (difficilmente riscontrabile in altre Sezioni) con una media totale di 50 partecipanti ad escursione: abbiamo avuto ben 26 gite sopra i 49 partecipanti, 5 gite fra i 45 ed i 49 partecipanti e 3 gite dai 38 ai 44 partecipanti. I soci iscritti al CAI Milano nel 2005 che hanno partecipato per la prima volta alle nostre escursioni sono stati ben 110, ed abbiamo accompagnato in montagna nell’anno un totale di 1693 soci. É questo un risultato molto lusinghiero per la Commissione, a conferma che il lavoro svolto è stato apprezzato nel giusto modo e costituisce un invito a continuare.

Come il CAI di Milano, tante (quasi tutte) le altre associazioni che organizzano escursioni in montagna non pongono un tetto massimo al numero di patecipanti (a meno che non si riempia il pullman o il rifugio dove si pernotta).
Che dire davanti a tali numeri?
Io dico che è follia e lo dico senza alcun intento polemico, perchè rimane una scelta dell'organizzatore.
Se lo scopo è quello di far conoscere ed innamorare della montagna, mi chiedo come sia possibile farlo trasportando sui monti la ressa della città.
Se a questo scopo è necessario aggiungere la doverosa premessa sulla sicurezza, forse solo con 2-3 o più accompagnatori (doverosamente mescolati tra la folla sul sentiero, magari in incognito e con i baffi posticci) è possibile tenere d'occhio l'intero serpentone umano.
 
Lo so che in molte cose sono un convinto koimenista, ma c'è il famoso "buon senso" che ogni tanto mi picchia nella testa (scombussolando quei tre neuroni che ancora sopravvivono faticosamente).
Non c'è legge nè regolamento che stabilisca quanti debbano essere i partecipanti ad un'escursione, ma il "buon senso" che nasce dall'esperienza mi suggerisce di bloccare il tetto a 15 persone. In alcuni casi, quando l'escursione è particolarmente rognosa, il tetto cala addirittura a numeri inferiori (vedi la salita al Pizzo Quadro, a quella dell'Emilius o l'Alta via di Fundres).
E' giusto? E' sbagliato????
 
E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio

 
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