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 pict  Le newsletter di ZainoinSpalla: n.16 - Luglio 2006

Benvenuti nella newsletter n.16 di Zaino in Spalla

Slow, fast o....
Ciao,
si sa che la storia (e le mode) sono fatte di cicli e ricicli.
Fino a pochi anni fa il mondo della montagna era rappresentato e "mostrato" come un mondo essenzialmente alpinistico, dove l'approccio fisico e tecnico erano indispensabili. Era il periodo dove il CAI la faceva da padrona, dove la montagna era solo "conquista" e "salite estreme". Gran parte di questo approccio (filosofia?) è ancora ben presente sulle riviste del CAI, dove largo spazio è dedicato alle cronache alpinistiche. Basti vedere l'ulimo sito internet nato dalla nuova politica comunicativa del CAI: il sito è www.mountainblog.it e ha come titolo questa frase:"montagna montagne blog alpinismo arrampicata sport in montagna cai libri di montagna ambiente natura giovani alpinisti"... non male, tanto alpinismo e manco un riferimento all'escursionismo.
Ma il mondo evolve e le strade seguite vanno di direzioni diametralmente opposte.
Da un lato ha cominciato a farsi strada l'agonismo nudo e crudo: dalle gare scialpinistiche, si è passati a quelle di skyrunning, dove ad esempio i 5 giorni del sentiero Roma sono coperti in poco oltre 5 ore... hai letto bene!!.
Dall'altro ha cominciato a prendere piede (è proprio il caso di dirlo) la filosofia dell'andare lento, dove si riafferma la centralità dell'uomo e della scoperta, dove la meta non è la cima ma il viaggio stesso. Questa filosofia è ben riassunta da questo articolo di Irene Cabiati, apparso sullo Specchio, l'inserto della Stampa, del 22 Luglio 2006, che riporto fedelmente.
 
Un passo dopo l’altro, senza fretta, quasi con la consapevolezza di percepire con i piedi la terra che gira. Soffermarsi a raccattare una pietra, scoprire che strana forma ha quel fiore, captare il fruscio di un animaletto in fuga. Oppure incrociare lo sguardo di un altro viandante e percepirne l’umore soltanto ascoltandone il passo.  
Camminare sta diventando tendenza. Un’esperienza sensoriale ed emozionale già nota a chi ne ha fatto da tempo l’arte della vacanza. Ma soprattutto il recupero di una capacità che si va perdendo, pensare, attività che può diventare persino pericolosa quando viene abbinata ad una marcia. 
Fra gli artisti, l’inglese Richard Long, ispirato dal libro di Henry David Thoreau «Camminare», che nel 1851 invitava la gente a riappropriarsi degli spazi geografici e spirituali», ne ha fatto la filosofia delle principali opere come quando ha scavato un solco circolare nel terreno camminando per ore.  
Ma sanno bene il profondo significato del camminare i pellegrini che a piedi raggiungono santuari per un voto o soltanto perchè vogliono provare. Il Cammino di Compostela è il più famoso: ha contato due milioni di «passaggi» nell’anno giubilare 2004. La media è intorno ai 90 mila ( spulciando fra le statistiche si sono contati, nel 2005, fra gli altri, 19 mila studenti, 10 mila pensionati e... 79 monache). 
Ne conoscono il sapore amaro i migranti clandestini, attratti da miraggi di benessere, che, per raggiungere i porti di imbarco verso il sogno di una nuova vita, percorrono a piedi migliaia di chilometri. 
E c’è chi del camminare ha fatto un principio vitale e non perde occasione per inoltrarsi su sentieri senza fine talvolta a caccia di record. Una svolta importante nella vita di Carla Perrotti che ha attraversato deserti in solitaria «per scoprire che le capacità umane sono quasi infinite. Silenzio e solitudine mi hanno aiutato a trovare risorse ed emozioni inimmaginabili». Fra i detentori di record a piedi, c’è Roberto Ghidoni che alla Iditarod Trail Invitational, la traversata invernale dell’Alaska ha percorso 1700 chilometri nella neve in 22 giorni. 
Ma prima dei recordmen esistono centinaia di camminatori in viaggio per il mondo. Come il torinese Gianluca Ratta 34 anni che ha già fatto tre volte il giro d’Italia in compagnia del suo cane Skira e insieme intendono raggiungere Londra, nel 2013, dopo aver toccato 30 nazioni. Luca cammina per 5 giorni alla settimane e nei weekend parla ai bambini della sua esperienza. Accetta l’ospitalità quando capita e dice: «Ho tutto», poi aggiunge «Mi manca soltanto uno sponsor».  
Sono imprese che portano ad una meta: c’è una mappa con un punto di partenza e l’arrivo e non manca la finalità: spirituale, ascetica, artistica, sportiva.  
Da qualche tempo però camminare è diventato per molte persone «normali» fonte di equilibrio e benessere. Spesso hanno calpestato a lungo il parquet delle palestre e non disdegnano i menù dei centri benessere. Ma in tanti hanno deciso semplicemente di cambiare il ritmo della quotidianità: vanno al lavoro a piedi rinunciando a un po’ di sonno e approfittano del tempo libero per esplorare angoli di città sempre ignorati fino a raggiungere boschi e sentieri. E anche le ferie potrebbero cambiare stile e diventare una quieta passeggiata al posto della frenesia da truppa vacanziera.  
Sono persone informate e sanno che una camminata è meglio di una sosta a mensa o al bar; riduce del 30% il rischio di ipertensione e del 50% quello di malattie cardiovascolari. E sanno anche che si può prevenire obesità, diabete e osteoporosi con passeggiate regolari. 
Ma camminare non è soltanto mettere un passo dopo l’altro. Anche qui c’è la tecnica. Tanto che da pochi mesi è aperta la Scuola del Cammino a Saluzzo (Cn) con percorsi realizzati in collaborazione con il Comune ( anche a Torino hanno inaugurato un percorso nel parco del Valentino) dove i fratelli Damilano insegnano anche l’arte della marcia e il Fitwalking. «Divulghiamo l’arte del Vivere Slow - dice Maurizio Damilano - Camminare non comporta soltanto vantaggi fisici, ma diventa parte di un progetto rivolto al miglioramento della qualità della vita». Cambiare stile significa averne consapevolezza, rallentare, ritrovare quell’equilibrio psicofisico che abbiamo acquistato quando qualche milione di anni fa siamo diventati bipedi per controllare il territorio, difenderci, sopravvivere. Ora stiamo perdendo queste caratteristiche perchè trascorriamo gran parte del tempo seduti. 
Sembra facile camminare eppure non è detto che lo facciamo bene: da piccoli si acquisiscono cattive abitudini come strascicare i piedi per poi acquistare quell’andatura molleggiata tipica di molti adolescenti.  
Camminare bene dice Damilano significa equilibrare il peso, la forza, il respiro. Non deve mancare la consapevolezza del gesto, la capacità di osservare l’ambiente. Si impara in una decina di lezioni partendo dall’analisi del passo, i difetti da correggere per acquisire naturalezza, la postura di torace e braccia. Poi si passa alla preparazione di fondo per arrivare a camminare a 6 chilometri all’ora con un gesto armonico ed elegante che non ha nulla a che fare con gli sculettamenti della marcia. 
I precursori del piacere di camminare sono gli appassionati di trekking.  
Assosport che riunisce i maggiori marchi e aziende dello sport ha commissionato all’osservatorio di statistica Nielsen un’indagine sulle attività preferite dagli sportivi italiani. Dall’ultima ricerca del 2004 su 4 mila famiglie risulta che il trekking è fra le discipline più praticate. 
Rispetto all’ indagine di sette anni fa, il popolo degli sportivi è aumentato arricchendosi di donne (+28%) e di persone di mezz’età. Fra le discipline outdoor individuali preferite, «il trekking/escursionismo è di gran lunga quello con la maggior percentuale di crescita tra le attività all'aria aperta, con un incremento del +35,2%, mentre spiccano negativamente veri e propri crolli tra sport considerati dalla televisione e dalla pubblicità di forte impatto: sci alpino -24%; tennis -39%; pallavolo -6%; basket -10,8%. Soffrono anche l'alpinismo, -16%, e le attività a cavallo con un -21% rispetto al 1997». 
Altro dato importante è che la pratica del camminare nella natura non ha nessuno sponsor mediatico e ha rinnovato il suo parco praticanti del 41 per cento ( le donne sono più numerose degli uomini) rispetto ad un 6 per cento di appassionati che hanno rinunciato.  
Ben il 98,6% dei camminatori considera l'escursionismo come la miglior attività da svolgere nel tempo libero, senza la necessità di inseguire record e "imprese".  
Eppoi i vantaggi fisici: riduce del 30% il rischio di ipertensione, del 50% quello di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e nelle donne dell'osteoporosi all'anca. 
Come fa notare Italo Clementi direttore della rivista Trekking, «il fenomeno coincide anche con l'aumento di persone che scelgono la vacanza attiva abbinando al riposo le passeggiate a piedi o in mountain bike o le immersioni sui fondali marini». 
Per questo, aggiunge, gli operatori attenti a nuovi trend sono già al lavoro con servizi per camminatori a partire dalla mappatura del territorio: i sentieri e le piste ciclabili, la difficoltà, la possibilità di trovare ristoro. I tour organizzati ( se si vuole correre il rischio di trovarsi anche in cattiva compagnia,su un bel sentiero) al seguito di una guida che oltre a garantire un percorso interessante fa anche da riferimento culturale. La Toscana è già partita da tempo con specialisti, soprattutto stranieri che accompagnano turisti di collina in collina. Ci sono anche siti da indagare come
www.adagio.it che offre tutte le informazioni a chi ha voglia di cambiare stile.  
C’è anche un nuovo modo di concepire il turismo scolastico. Si chiama «Sulle orme di...» il progetto del Miur per la valorizzazione del territorio. Vengono coinvolti gli enti locali ma anche scuole e studenti «indigeni» che diventano «ciceroni» e imprenditori. Fra i promotori l’ Associazione Camminascuola che al grido di «Camminare per conoscere l'uomo e il suo mondo» si propone di diffondere, con molteplici iniziative a carattere divulgativo e didattico, la cultura del camminare. Sono già stati attivati progetti a Rieti, in Valsesia e a Vicenza. E chissà che cammin facendo qualcuno non percepisca l’urgenza di una scelta, il desiderio di un cambiamento fra una vita seduta e qualcos’altro. «Potremmo tentare di elevarci un poco. - scrive Thoureau - Potremmo almeno arrampicarci su un albero».  
Ma l’università dei camminatori è il barefooting che riunisce coloro che vanno a piedi nudi dovunque, non soltanto in luoghi «protetti». 
Hanno «appeso le scarpe al chiodo» considerandole inutili fardelli. Sui loro siti, ( per esempio nati-scalzi.org) viene spiegata la filosofia delle sensazioni e non mancano di indicare anche i parchi per scalzisti. I più attrezzati sono in Germania : a Dornstetten, nella Foresta Nera, Bad Wünnenberg e Bad Sobernheim: offrono percorsi sensoriali per i piedi, esercizi, consigli. 
Gli scalzisti vogliono «vivere sensazioni tattili diverse ad ogni passo» e se pensate a quanto male può fare, tranquillizzatevi. Un buon scalzista sotto i piedi ha delle suole naturali ( un callone?) che sfida tutte le mescole gommate del mondo. Molti si «piegano» a indossare scarpe per questioni di clima o di «opportunità sociali» altri saltano a pié pari l’ostacolo con finti calzari senza suola. Nessuno lo nota e il barefooter è salvo da domande indiscrete. 
E pensare che ai ragazzini del Mondo Povero a nessuno verrebbe in mente di chiedere: «Scusa, ma perchè vai scalzo?». 
 
Sono francamente perplesso...
Entrambe le posizioni (le filosofie?) hanno dei pro e dei contro e fare una scelta di campo secondo me non ha senso.
Chi frequenta abbastanza assiduamente la montagna sa quanta ricchezza questa abbia e quante cose può regalarci, in termini di emozioni, conoscenze, divertimento, benessere.
A volte il regalo è rappresentato dal raggiungimento di una cima e dai panorami che da lassù possiamo godere.
A volte è un bel prato in fiore, lo scorcio di un alpeggio, una marmotta che ci fischia alle spalle.
Resta il fatto che:
  • se non siamo in grado di tenere un passo "allegro" non potremo mai neanche tentare di salire lassù, di spaziare con lo sguardo a 360°, di toccare le nuvole con un dito
  • viceversa se siamo in grado SOLO di tenere un passo "allegro", ci perdiamo tutta la meraviglia della natura che ci circonda, del rapporto con i nostri compagni di viaggio, della scoperta dei particolari.
Ecco perchè non mi piace questa "battaglia" tra chi vuole andare assolutamente slow e chi preferisce essere fast. La montagna offre un universo di opportunità e a volte è bello essere slow e la volta dopo fare il fast. E allora perchè scegliere, quando "Two is meio che uan?"
 
E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio

 
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