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Ciao,
si sa che la storia (e le mode) sono
fatte di cicli e ricicli.
Fino a pochi anni fa il mondo della
montagna era rappresentato e "mostrato" come un mondo essenzialmente
alpinistico, dove l'approccio fisico e tecnico erano indispensabili.
Era il periodo dove il CAI la faceva da padrona, dove la montagna
era solo "conquista" e "salite estreme". Gran parte di questo
approccio (filosofia?) è ancora ben presente sulle riviste del CAI,
dove largo spazio è dedicato alle cronache alpinistiche. Basti vedere l'ulimo sito internet nato dalla nuova politica comunicativa del CAI: il sito è www.mountainblog.it e ha come titolo questa frase:"montagna montagne blog alpinismo arrampicata sport in montagna cai libri di montagna ambiente natura giovani alpinisti"... non male, tanto alpinismo e manco un riferimento all'escursionismo.
Ma il mondo evolve e le strade
seguite vanno di direzioni diametralmente opposte.
Da un lato ha cominciato a farsi
strada l'agonismo nudo e crudo: dalle gare scialpinistiche, si è
passati a quelle di skyrunning, dove ad esempio i 5 giorni del
sentiero Roma sono coperti in poco oltre 5 ore... hai letto bene!!.
Dall'altro ha cominciato a prendere
piede (è proprio il caso di dirlo) la filosofia dell'andare lento,
dove si riafferma la centralità dell'uomo e della scoperta, dove la
meta non è la cima ma il viaggio stesso. Questa filosofia è ben
riassunta da questo articolo di Irene Cabiati, apparso sullo
Specchio, l'inserto della Stampa, del 22 Luglio 2006, che riporto
fedelmente.
Un passo dopo
l’altro, senza fretta, quasi con la consapevolezza di percepire con
i piedi la terra che gira. Soffermarsi a raccattare una pietra,
scoprire che strana forma ha quel fiore, captare il fruscio di un
animaletto in fuga. Oppure incrociare lo sguardo di un altro
viandante e percepirne l’umore soltanto ascoltandone il passo.
Camminare sta diventando tendenza. Un’esperienza sensoriale ed
emozionale già nota a chi ne ha fatto da tempo l’arte della vacanza.
Ma soprattutto il recupero di una capacità che si va perdendo,
pensare, attività che può diventare persino pericolosa quando viene
abbinata ad una marcia.
Fra gli artisti, l’inglese Richard Long, ispirato dal libro di Henry
David Thoreau «Camminare», che nel 1851 invitava la gente a
riappropriarsi degli spazi geografici e spirituali», ne ha fatto la
filosofia delle principali opere come quando ha scavato un solco
circolare nel terreno camminando per ore.
Ma sanno bene il profondo significato del camminare i pellegrini che
a piedi raggiungono santuari per un voto o soltanto perchè vogliono
provare. Il Cammino di Compostela è il più famoso: ha contato due
milioni di «passaggi» nell’anno giubilare 2004. La media è intorno
ai 90 mila ( spulciando fra le statistiche si sono contati, nel
2005, fra gli altri, 19 mila studenti, 10 mila pensionati e... 79
monache).
Ne conoscono il sapore amaro i migranti clandestini, attratti da
miraggi di benessere, che, per raggiungere i porti di imbarco verso
il sogno di una nuova vita, percorrono a piedi migliaia di
chilometri.
E c’è chi del camminare ha fatto un principio vitale e non perde
occasione per inoltrarsi su sentieri senza fine talvolta a caccia di
record. Una svolta importante nella vita di Carla Perrotti che ha
attraversato deserti in solitaria «per scoprire che le capacità
umane sono quasi infinite. Silenzio e solitudine mi hanno aiutato a
trovare risorse ed emozioni inimmaginabili». Fra i detentori di
record a piedi, c’è Roberto Ghidoni che alla Iditarod Trail
Invitational, la traversata invernale dell’Alaska ha percorso 1700
chilometri nella neve in 22 giorni.
Ma prima dei recordmen esistono centinaia di camminatori in viaggio
per il mondo. Come il torinese Gianluca Ratta 34 anni che ha già
fatto tre volte il giro d’Italia in compagnia del suo cane Skira e
insieme intendono raggiungere Londra, nel 2013, dopo aver toccato 30
nazioni. Luca cammina per 5 giorni alla settimane e nei weekend
parla ai bambini della sua esperienza. Accetta l’ospitalità quando
capita e dice: «Ho tutto», poi aggiunge «Mi manca soltanto uno
sponsor».
Sono imprese che portano ad una meta: c’è una mappa con un punto di
partenza e l’arrivo e non manca la finalità: spirituale, ascetica,
artistica, sportiva.
Da qualche tempo però camminare è diventato per molte persone
«normali» fonte di equilibrio e benessere. Spesso hanno calpestato a
lungo il parquet delle palestre e non disdegnano i menù dei centri
benessere. Ma in tanti hanno deciso semplicemente di cambiare il
ritmo della quotidianità: vanno al lavoro a piedi rinunciando a un
po’ di sonno e approfittano del tempo libero per esplorare angoli di
città sempre ignorati fino a raggiungere boschi e sentieri. E anche
le ferie potrebbero cambiare stile e diventare una quieta
passeggiata al posto della frenesia da truppa vacanziera.
Sono persone informate e sanno che una camminata è meglio di una
sosta a mensa o al bar; riduce del 30% il rischio di ipertensione e
del 50% quello di malattie cardiovascolari. E sanno anche che si può
prevenire obesità, diabete e osteoporosi con passeggiate regolari.
Ma camminare non è soltanto mettere un passo dopo l’altro. Anche qui
c’è la tecnica. Tanto che da pochi mesi è aperta la Scuola del
Cammino a Saluzzo (Cn) con percorsi realizzati in collaborazione con
il Comune ( anche a Torino hanno inaugurato un percorso nel parco
del Valentino) dove i fratelli Damilano insegnano anche l’arte della
marcia e il Fitwalking. «Divulghiamo l’arte del Vivere Slow - dice
Maurizio Damilano - Camminare non comporta soltanto vantaggi fisici,
ma diventa parte di un progetto rivolto al miglioramento della
qualità della vita». Cambiare stile significa averne consapevolezza,
rallentare, ritrovare quell’equilibrio psicofisico che abbiamo
acquistato quando qualche milione di anni fa siamo diventati bipedi
per controllare il territorio, difenderci, sopravvivere. Ora stiamo
perdendo queste caratteristiche perchè trascorriamo gran parte del
tempo seduti.
Sembra facile camminare eppure non è detto che lo facciamo bene: da
piccoli si acquisiscono cattive abitudini come strascicare i piedi
per poi acquistare quell’andatura molleggiata tipica di molti
adolescenti.
Camminare bene dice Damilano significa equilibrare il peso, la
forza, il respiro. Non deve mancare la consapevolezza del gesto, la
capacità di osservare l’ambiente. Si impara in una decina di lezioni
partendo dall’analisi del passo, i difetti da correggere per
acquisire naturalezza, la postura di torace e braccia. Poi si passa
alla preparazione di fondo per arrivare a camminare a 6 chilometri
all’ora con un gesto armonico ed elegante che non ha nulla a che
fare con gli sculettamenti della marcia.
I precursori del piacere di camminare sono gli appassionati di
trekking.
Assosport che riunisce i maggiori marchi e aziende dello sport ha
commissionato all’osservatorio di statistica Nielsen un’indagine
sulle attività preferite dagli sportivi italiani. Dall’ultima
ricerca del 2004 su 4 mila famiglie risulta che il trekking è fra le
discipline più praticate.
Rispetto all’ indagine di sette anni fa, il popolo degli sportivi è
aumentato arricchendosi di donne (+28%) e di persone di mezz’età.
Fra le discipline outdoor individuali preferite, «il
trekking/escursionismo è di gran lunga quello con la maggior
percentuale di crescita tra le attività all'aria aperta, con un
incremento del +35,2%, mentre spiccano negativamente veri e propri
crolli tra sport considerati dalla televisione e dalla pubblicità di
forte impatto: sci alpino -24%; tennis -39%; pallavolo -6%; basket
-10,8%. Soffrono anche l'alpinismo, -16%, e le attività a cavallo
con un -21% rispetto al 1997».
Altro dato importante è che la pratica del camminare nella natura
non ha nessuno sponsor mediatico e ha rinnovato il suo parco
praticanti del 41 per cento ( le donne sono più numerose degli
uomini) rispetto ad un 6 per cento di appassionati che hanno
rinunciato.
Ben il 98,6% dei camminatori considera l'escursionismo come la
miglior attività da svolgere nel tempo libero, senza la necessità di
inseguire record e "imprese".
Eppoi i vantaggi fisici: riduce del 30% il rischio di ipertensione,
del 50% quello di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e nelle
donne dell'osteoporosi all'anca.
Come fa notare Italo Clementi direttore della rivista Trekking, «il
fenomeno coincide anche con l'aumento di persone che scelgono la
vacanza attiva abbinando al riposo le passeggiate a piedi o in
mountain bike o le immersioni sui fondali marini».
Per questo, aggiunge, gli operatori attenti a nuovi trend sono già
al lavoro con servizi per camminatori a partire dalla mappatura del
territorio: i sentieri e le piste ciclabili, la difficoltà, la
possibilità di trovare ristoro. I tour organizzati ( se si vuole
correre il rischio di trovarsi anche in cattiva compagnia,su un bel
sentiero) al seguito di una guida che oltre a garantire un percorso
interessante fa anche da riferimento culturale. La Toscana è già
partita da tempo con specialisti, soprattutto stranieri che
accompagnano turisti di collina in collina. Ci sono anche siti da
indagare come
www.adagio.it
che offre tutte le informazioni a chi ha voglia di cambiare stile.
C’è anche un nuovo modo di concepire il turismo scolastico. Si
chiama «Sulle orme di...» il progetto del Miur per la valorizzazione
del territorio. Vengono coinvolti gli enti locali ma anche scuole e
studenti «indigeni» che diventano «ciceroni» e imprenditori. Fra i
promotori l’ Associazione Camminascuola che al grido di «Camminare
per conoscere l'uomo e il suo mondo» si propone di diffondere, con
molteplici iniziative a carattere divulgativo e didattico, la
cultura del camminare. Sono già stati attivati progetti a Rieti, in
Valsesia e a Vicenza. E chissà che cammin facendo qualcuno non
percepisca l’urgenza di una scelta, il desiderio di un cambiamento
fra una vita seduta e qualcos’altro. «Potremmo tentare di elevarci
un poco. - scrive Thoureau - Potremmo almeno arrampicarci su un
albero».
Ma l’università dei camminatori è il barefooting che riunisce coloro
che vanno a piedi nudi dovunque, non soltanto in luoghi «protetti».
Hanno «appeso le scarpe al chiodo» considerandole inutili fardelli.
Sui loro siti, ( per esempio
nati-scalzi.org)
viene spiegata la filosofia delle sensazioni e non mancano di
indicare anche i parchi per scalzisti. I più attrezzati sono in
Germania : a Dornstetten, nella Foresta Nera, Bad Wünnenberg e Bad
Sobernheim: offrono percorsi sensoriali per i piedi, esercizi,
consigli.
Gli scalzisti vogliono «vivere sensazioni tattili diverse ad ogni
passo» e se pensate a quanto male può fare, tranquillizzatevi. Un
buon scalzista sotto i piedi ha delle suole naturali ( un callone?)
che sfida tutte le mescole gommate del mondo. Molti si «piegano» a
indossare scarpe per questioni di clima o di «opportunità sociali»
altri saltano a pié pari l’ostacolo con finti calzari senza suola.
Nessuno lo nota e il barefooter è salvo da domande indiscrete.
E pensare che ai ragazzini del Mondo Povero a nessuno verrebbe in
mente di chiedere: «Scusa, ma perchè vai scalzo?».
Sono francamente perplesso...
Entrambe le posizioni (le filosofie?)
hanno dei pro e dei contro e fare una scelta di campo secondo me non
ha senso.
Chi frequenta abbastanza assiduamente
la montagna sa quanta ricchezza questa abbia e quante cose può
regalarci, in termini di emozioni, conoscenze, divertimento,
benessere.
A volte il regalo è rappresentato
dal raggiungimento di una cima e dai panorami che da lassù possiamo
godere.
A volte è un bel prato in fiore, lo
scorcio di un alpeggio, una marmotta che ci fischia alle spalle.
Resta il fatto che:
- se non siamo in grado di tenere un
passo "allegro" non potremo mai neanche tentare di salire lassù, di
spaziare con lo sguardo a 360°, di toccare le nuvole con un dito
- viceversa se siamo in grado SOLO
di tenere un passo "allegro", ci perdiamo tutta la meraviglia della
natura che ci circonda, del rapporto con i nostri compagni di
viaggio, della scoperta dei particolari.
Ecco perchè non mi piace questa
"battaglia" tra chi vuole andare assolutamente slow e chi preferisce
essere fast. La montagna offre un universo di opportunità e a volte
è bello essere slow e la volta dopo fare il fast. E allora perchè
scegliere, quando "Two is meio che uan?"
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