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 pict  Le newsletter di ZainoinSpalla: n.2 - Dicembre 2004

Benvenuti nella newsletter n.2 di Zaino in Spalla

In questo numero:


La montagna invernale

E’ noto che l’interesse per la montagna è legato alle stagioni e per non parlare a frasi fatte vi mostro un bel grafico, che rappresenta gli accessi al database delle gite presente in www.bicio.info, il mio sito personale, nel periodo Dicembre 2003-Novembre 2004.

Questo grafico è sicuramente rappresentativo dell’interesse delle persone (almeno di quelle che navigano in bicio.info) alla frequentazione montana.
Il picco è a Luglio: c’è caldo, c’è voglia di stare all’aperto, magari in mezzo alla natura e al fresco e le persone cercano iniziative che permettano loro di soddisfare questi desideri.

Il minimo dell’interesse è a Novembre (con il 75% in meno rispetto al massimo), ma l’andamento fino a Marzo è di calma piatta.

Eppure la montagna offre incredibili spunti e bellissime emozioni anche in questi periodi, che godono di minori affollamenti, una maggior tranquillità e giornate decisamente più limpide e stabili.

Certo, pochi rifugi sono aperti (ma alcuni lo sono, o perché sono in bassa quota, accessibili anche durante la stagione fredda, o perché in zone scialpinistiche) e le giornate sono decisamente più corte.

La cosa che personalmente apprezzo di più è quella di poter vivere la natura seguendo i ritmi delle stagioni. In città, con il riscaldamento e l’aria condizionata, il “clima” è praticamente costante per 365 giorni all’anno. Di profumi neanche l’ombra, per non parlare della natura.

Quindi… via in montagna, anche d’inverno!!!

 

Rimane da definire dove e come.

Di idee ce ne sono veramente tante, che, pur rimanendo nell’ambito dell’escursionismo, si possono riassumere così:

  • sentieri a bassa quota, senza sacrificare la salita a qualche cima: dal Magnodeno, al Canto Alto, passando per lo splendido Zucco di Malavello

  • sentieri in zone “calde”, esposte al sole, dove la neve difficilmente attacca; è il caso di Savogno con le cascate dell’Acqua Fraggia, del rifugio Riva, del Bugone sul crinale dei monti Lariani

  • sentieri in altre zone, lontane dalla pianura Padana. Sto perlustrando alcune gite interessanti, che vi proporrò al più presto.

  • oppure si affronta adeguatamente la neve, con tutta la sicurezza che serve, e si va a ciaspolare. Grazie alla collaborazione con Giovanni Poli, una guida alpina lombarda, abbiamo messo a punto delle ciaspolate di difficoltà crescente, adatte a chi vuol godere i panorami grandiosi che gli inverni innevati possono offrire: dal Cazzola nell’Alpe Devero allo splendido Piz Arpiglia in Engadina, passando per il Garzirola e la valle di Tartano.

Di carne al fuoco ce n’è parecchia, grazie alla montagna che offre sempre emozioni da vivere in ogni stagione.


Il Nordic Walking

Ognuno di noi ha il suo modo di andare in montagna.
Personalmente da quando, vari anni fa, ho iniziato a dedicarmi allo sci di fondo, ho apprezzato l’uso dei bastoncini per la progressione anche su sentieri. La logica è chiara: l’uso dei bastoncini permette di scaricare parte del peso (vari studi dicono fino al 30%) e di utilizzare anche la parte superiore del corpo (tronco e braccia), rendendo il movimento della camminata più completo come sfruttamento e sviluppo della muscolatura.

Come ogni tecnica, solo il suo uso corretto porta a dei benefici. Andare con i bastoncini ci rende in qualche modo più simili ai quadrupedi e quindi occorre impostare la camminata in modo adeguato, per evitare che i bastoncini siano più d’intralcio che d’aiuto.

 

Quando la primavera scorsa ho sentito parlare per la prima volta di Nordic Walking, non credevo ai miei occhi: la camminata con i bastoncini veniva per la prima volta studiata ed affrontata come una disciplina a sé stante.

Parliamoci chiaro: il Nordic Walking non è uno sport, ma una filosofia e una pratica per fare attività fisica (fitness) all’aria aperta.

 

Non vi tedio in questa sede con la definizione del Nordic Walking o su come si fa il Nordic Walking. Sul mio sito a questo indirizzo http://www.zainoinspalla.it/nordic_walking.asp troverete qualche informazione e i riferimenti principali per farvi se non altro un’idea.

Posso solo aggiungere che, essendo diventato istruttore di questa disciplina, sono preparato ad introdurre anche te in questo nuovo mondo.

Vorrei aggiungere qualche mia riflessione, nata dall’esperienza diretta.

Ultimamente alterno il mio allenamento in città, facendo a volte il jogging e a volte il Nordic Walking. Il primo mi è utile per mantenere la potenza, ma il secondo è decisamente più divertente e migliora la coordinazione motoria.

Camminando, anche velocemente, ma senza raggiungere l’affanno, posso guardarmi intorno, pensare ai fatti miei o parlare e scherzare con i compagni di allenamento. Riesco a curare il movimento anche nei suoi più piccoli dettagli e ad ascoltare le risposte del mio corpo. E vi assicuro che dopo un’oretta di Nordic Walking si sta proprio bene.
Certo, il massimo sarebbe poterlo fare su di un bel sentiero in montagna, ma vivendo a Milano questo non è sempre possibile. Però, grazie ai vari parchi cittadini, è possibile mantenersi in forma in ogni stagione e all’aria aperta, il che per molti potrebbe essere una vera rivoluzione.

La seconda riflessione riguarda l’allenamento specifico per lo sci di fondo e le ciaspolate. In entrambi i casi non mi bastava fare solo del jogging, ma dedicavo una parte del mio tempo al potenziamento e allo stretching dei muscoli della parte superiore del corpo, che sono attivamente utilizzati in queste discipline.

Con il Nordic Walking ho preso i classici due piccioni con la fava, dato che usandolo come metodo di allenamento riesco ad ottenere entrambi i risultati che mi prefiggevo: aumentare il fiato e potenziare i muscoli che servono. E questa è stata la mia rivoluzione.

Pur essendo una disciplina nuova, all’estero il Nordic Walking ha già un vasto seguito, perché molti hanno compreso che fare una tranquilla attività fisica regolarmente da’ più frutti di sudate colossali fatte una volta ogni tanto o del classico sport della poltrona.

In Italia è tutto da costruire e, secondo me, ci sono i presupposti, anche perché il costo del materiale da utilizzare è veramente modesto. Servono solo i bastoncini, che all’inizio si possono noleggiare a poco prezzo, mentre per il loro acquisto bastano alcune decine di euro.

Magari tra poco ci saranno i percorsi da Nordic Walking, come già ci sono quelli per l’orientering, la mountain bike e, ovviamente, l’amato escursionismo.
 


L’accompagnatore professionista

Da quando ho iniziato questa nuova attività, tante, tantissime persone mi hanno chiesto:
“Cos’è l’accompagnatore professionista?”
“Cosa fa di diverso dagli altri?”
“Ma quanto mi costi?”

Vorrei cercare di dare qui qualche risposta, spero esauriente, per fare un po’ di chiarezza nel mare magnum dell’accompagnamento in montagna.

Come ho scritto sul sito di ZainoInSpalla, l'accompagnatore di media montagna (AmM) è un professionista abilitato a condurre gruppi su sentieri montani, quindi è a tutti gli effetti una “guida escursionistica”, le cui attività sono regolate dalla legge dello stato n.6/1989. Il termine ‘professionista’ è da intendersi secondo quanto dice la legge italiana, né più né meno: ad esempio un medico e un geologo sono professionisti, mentre un calciatore e l'amministratore delegato di un'azienda non è necessario che lo siano.

Un professionista è un lavoratore che per esercitare deve:

  1. aver superato un esame di ammissione
  2. seguire un corso di formazione (nel caso degli AmM dura 55 giorni pieni con frequenza obbligatoria)
  3. superare un esame finale
  4. iscriversi all’albo professionale (per gli AmM, è l’elenco speciale presso il Collegio regionale delle Guide Alpine)
  5. seguire le regole definite dalla legge e dal proprio ordine professionale
  6. mantenersi obbligatoriamente aggiornato

Quindi il termine “professionista” non è da intendersi con “quello che si fa pagare”, perché ad esempio un medico può operare in modo gratuito o a pagamento, ma solo un medico può visitarci, fare una diagnosi e prescriverci una cura. Se una persona non iscritta all’albo dei medici fa una di queste cose, sia a titolo gratuito che a pagamento, è perseguita dalla legge per abuso della professione.

Che cosa caratterizza un Accompagnatore di Media Montagna ?

·         per diventare un AmM (cioè un professionista), occorre superare una selezione e frequentare con profitto un corso che, per quanto ne sappia io, non ha eguali.
Cinquantacinque giorni a tempo pieno da dedicare alla botanica, all’orientamento, ai materiali, alla zoologia, al pronto soccorso, alla comunicazione, alla sicurezza sono un grosso impegno, ma sono indispensabili per formare una persona che, per quanto amante della montagna, si appresta ad accompagnare gruppi di persone sui sentieri e ha come scopo finale quello di far innamorare loro dell’ambiente montano. Infatti la montagna secondo me è da apprezzare e fare apprezzare sia durante la salita ad una cima, sia in un sentiero tranquillo, ma ricco di natura e storia.

·         un AmM è obbligato dalla legge ad aggiornarsi (anche se personalmente lo farei anche senza nessun vincolo di legge): nuove tecnologie e materiali (pensa al GPS), nuove tecniche (per esempio l’uso dei bastoncini), nuove procedure di soccorso (BLS), ma la lista potrebbe continuare a lungo.
Inoltre deve dimostrare che è idoneo a coprire un ruolo di responsabilità come quello dell’accompagnare altre persone per monti e valli. Infatti ogni tre anni dobbiamo presentare il certificato di idoneità psico-fisica rilasciato dalle ASL e dal Centro di Medicina dello Sport.

·         c’è chi controlla il lavoro dell’AmM: prima di tutto il Collegio delle Guide Alpine, ma anche gli organi di polizia e la Regione. Il Collegio ha anche il compito di ascoltare le lamentele di una persona accompagnata, che ritiene di non aver ricevuto le prestazioni aspettate, e di prendere eventuali provvedimenti, che possono arrivare alla sospensione temporanea o definitiva dell’AmM. Questo perchè al centro di ogni cosa c’è sempre la persona accompagnata in montagna.

·         un AmM vive di questa attività. Un lavoratore qualsiasi impiega circa 230 giornate all’anno in ufficio, in fabbrica, in negozio. Per l’AmM è la stessa cosa, però nel suo caso l’ambiente di lavoro è la montagna. Solo frequentandola così assiduamente, se ne possono carpire i segreti e le particolarità e questo si traduce in una sempre maggior sicurezza anche per le persone accompagnate, perché l’AmM affina una maggiore sensibilità sui cambiamenti del tempo, conosce più approfonditamente le zone frequentate (avendoci passato più tempo), sa dove sono le vie di fuga o i più vicini punti dove chiedere aiuti in caso di problemi.

Ed ora tocchiamo il tasto “monetario”.
Personalmente vivo di montagna, non ho rendite o entrate provenienti da altre attività.
Per me ha senso fare l’AmM a tempo pieno.
La regione Lombardia fissa in modo chiaro e trasparente le tariffe sia delle Guide Alpine che degli AmM (vedi http://www.guidealpine.lombardia.it/01/Tariffe.22.0.html), che per il 2005 è pari a 190€.
Sembra un’enormità, ma vediamo cosa ci sta dietro.

Mi viene in mente una delle ultime uscite fatte, dove ho accompagnato un gruppo a Frasnedo, in Val dei Ratti (splendido posto, detto per inciso).
Prima di proporre una gita mi devo documentare e devo provarla.
Poi c’è da preparare la scheda tecnica e tutto il materiale da consegnare a chi si aggrega al gruppo.
Devo controllare glia spetti logistici, come i mezzi di trasporto, i punti di ritrovo, gli eventuali rifugi o punti di appoggio lungo l’escursione.
Metto la proposta su Internet, la pubblicizzo utilizzando vari canali e conto che il passa-parola (che rimane il modo più efficace) faccia il resto.
Qualche giorno prima dell’escursione controllo le condizioni. E’ caduta neve… si potrà andare lo stesso? Faccio qualche telefonata, ma non sempre si è in grado di raccogliere informazioni fresche ed attendibili, così non rimane che andare sul posto a verificare che l’escursione sia fattibile.
Alla fine si va: ritrovo ore 7:45 e rientro alle 19:30, praticamente 12 ore.
Ma se sommiamo tutto il tempo necessario per organizzare in modo serio questa uscita, le ore diventano almeno 20 (nel caso di Frasnedo, che ha richiesto una perlustrazione supplementare, sono addirittura 27).

Questo te l’ho voluto raccontare anche per farti capire cosa c’è dietro l’escursione di un giorno (per quelle di più giorni l’organizzazione diventa per forze di cose ancora più complessa).

Ma grazie al lavoro preparatorio abbiamo potuto vedere posti come quello nella foto qui sopra (Monte Spluga).


E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio

 
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