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 pict  Le newsletter di Zaino in Spalla: Ottobre 2008

Benvenuti nella newsletter di Zaino in Spalla

I camosci nei Sibillini
Ciao,
Copio e incollo quella bella notizia che mi è appena arrivata

Liberati i primi camosci appenninici nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Si tratta di uno dei più importanti progetti di ripopolamento a livello europeo per la salvaguardia della biodiversità

Mercoledì 10 settembre sarà ricordato come un giorno storico per le politiche di conservazione della biodiversità a livello europeo: proprio oggi è infatti avvenuta l'immissione in natura dei primi camosci appenninici nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Trasportati con un elicottero dell'Esercito Italiano dal Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, i camosci sono stati liberati in ambienti d'alta quota nel territorio del Comune di Ussita, in un'area che sulla base degli studi di fattibilità è risultata ottimale. Con l'importante apporto del Comune di Ussita e sotto l'attento sguardo degli zoologi e dei veterinari dei due parchi, del Corpo Forestale dello Stato, della Provincia di Macerata e del Servizio Veterinario dell'A.S.U.R. di Camerino si sono svolte le operazioni di rilascio che proseguiranno nei prossimi giorni fino ad arrivare all'immissione in natura di un massimo di quindici esemplari. Il progetto, attuato nel quadro del Piano d'Azione Nazionale per il Camoscio del Ministero dell'Ambiente, è un passo decisivo per la creazione di una nuova colonia nei Sibillini. Ricordiamo infatti che il Camoscio appenninico, sottospecie esclusiva dell'Appennino centrale, è l'unico mammifero italiano ad essere inserito nella Lista Rossa dell'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), essendo considerato a forte rischio di estinzione, in quanto sopravvissuto, agli inizi del XX secolo, con un unico piccolo nucleo solamente nel Parco
Nazionale d'Abruzzo. Dal 1991, grazie ad una serie di progetti - alcuni dei quali finanziati dall'U.E. - il camoscio è stato poi reintrodotto nel Gran Sasso e nella Majella. La costituzione del quarto nucleo di camoscio appenninico sui Monti Sibillini corona così un sogno che per anni è stato perseguito anche da molte Associazioni ambientaliste tra cui CAI, Legambiente e WWF. Vista la delicatezza dell'operazione è necessario che nell'area del rilascio sia garantita la massima tranquillità anche da parte degli escursionisti; per questo gli agenti del Corpo Forestale dello Stato svolgeranno un'attenta azione di sorveglianza che continuerà anche nei prossimi giorni.

Ciao
Fabrizio


 
I costi di un trek
Parliamo di costi, in particolare quelli del trek di Capodanno in Marocco.
In questa newsletter volevo solo darti alcune informazioni supplementari, dato che qualcuno mi ha detto che ha trovato il trek interessante, ma un po' caro.
Dato che a me piace fare le cose in tutta trasparenza (sennò sarei rimasto a ravanare dietro la scrivania del mio vecchio ufficio) ecco alcuni argomenti su cui ragionare.

E' vero: il costo di questo trek è un po' più caro di altri nello stesso periodo dell'anno, però...

  1. io ci vado con una guida locale, mentre altri no e la guida va giustamente remunerata. Perché serve una guida? Prova a chiederti con quale tempismo ed esperienza un italiano può affrontare una richiesta particolare o un'emergenza. Ad esempio uno che si rompe un braccio... c'è da cercare il pronto soccorso più vicino, c'è da portare la persona incidentata; oppure prova a pensare cosa può succedere se qualcuno del gruppo perde o gli si rompono gli scarponi... una persona esperta del posto sa sicuramente come muoversi in modo ottimale e tempestivo
  2. nel costo è inclusa l'assicurazione che copre le spese mediche per malattie o infortuni, lo smarrimento del bagaglio, l'annullamento del volo per cause di forza maggiore. Quest'ultimo aspetto non sempre è incluso nel pacchetto di altre organizzazioni
  3. siamo nel deserto e qui l'acqua è assolutamente essenziale. In molti trek viene riportata la dicitura che 'le bevande non sono incluse nel prezzo'. Ti assicuro che questi costi sono alti. Le bevande vengono sicuramente portate con i cammelli (mica si può lasciare i clienti senz'acqua...), ma poi quando vuoi bere, devi cacciare il grano. Nel mio trek ho voluto inserire tutti i costi, compresi quelli delle bevande durante la camminata

Spero di aver fatto un po' di chiarezza, che possa aiutarti a fare la scelta per te più giusta, che si chiami o meno ZainoinSpalla.


 
Escursionismo in solitaria
ne ho viste di persone in questi 4 anni di accompagnamento... non sto a farti il conto, visto che il dato è del tutto irrilevante per quello che vorrei raccontarti.
E' molto più interessante constatare come una parte di loro, dopo un breve o lungo 'apprendistato' trascorso sui sentieri in compagnia del sottoscritto (e non solo del sottoscritto), ora sgambettano allegramente in autonomia per i sentieri delle nostre montagne. FANTASTICO!!! L'avevo già detto in qualche newsletter passata, ma il raggiungimento dell'autonomia escursionistica da parte di chi viene in montagna con me è uno delle più belle soddisfazioni professionali che potrei avere.
Parlando con loro, uno dei problemi iniziali nella fase di disintossicazione da accompagnatore è quello di trovare compagni di sentiero: la moglie/marito non ha voglia, gli amici sono solo birra-oriented... e andare da soli?
Davanti alla prospettiva di un'escursione solitaria alcuni rinunciano e su questo punto vorrei sviluppare alcune riflessioni, come sempre del tutto personali.
Premesso che è più divertente camminare in compagnia, io in montagna da solo ci vado spesso, soprattutto per le esplorative. In realtà ci andavo anche prima di diventare accompagnatore. Certo: manca la compagnia con cui condividere le gioie (e anche i dolori) di una camminata in montagna, ma non è questo che frena i potenziali escursionisti solitari. Il motivo principale del freno è la sicurezza.
'E se mi perdo?'
'E se mi spezzo una gamba in due?'
'E se mi becca un fulmine?'
'E se mi morde una vipera cornuta?'
Ecco i freni.

Il mio personalissimo consiglio è: non farti condizionare da questi rischi, ma non stare nemmeno a sottovalutarli.
Parto dal principio che qualsiasi cosa uno faccia, se ne accolla i rischi relativi. Anche passeggiando per il centro di Milano potrei essere colpito da un fulmine (purtroppo è successo ad un ragazzino qualche anno fa all'Idroscalo... ti ricordi?), eppure questo non mi blocca nell'andare a spasso per la città.
E' ovvio che l'ambiente montano non può essere paragonato a quello cittadino, dove un aiuto è facile trovarlo e la 'solitudine' è molto diluita.
E allora, che fare?
Basta preparare l'escursione 'solitaria' con tutti i santi crismi:

  • all'inizio scegli delle mete in zone che già hai battuto, in modo da avere dei punti di riferimento noti
  • pianifica bene a casa il giro che vuoi fare, usando la cartina, guide cartacee e raccogliendo informazioni da amici/conoscenti e, perché no, dal tuo ex-accompagnatore. Ovviamente scegli percorsi su sentieri segnalati
  • lascia detto a casa dove vai, che giro hai intenzione di fare e cosa fare in caso di problemi
  • quando arrivi alla meta, se è possibile (cioè se il cellulare prende), chiama a casa. Idem quando arrivi alla fine dell'escursione
  • porta con te tutto l'occorrente, dai vestiti, al cibo/acqua, fischietto, bussola, cartina, altimetro e, perché no, il GPS. Non dimenticare il kit da pronto soccorso
  • mentre cammini, ogni tanto prenditi una pausa non solo per fare foto e pipì, ma anche per controllare sulla cartina dove sei e per riconoscere i luoghi e le cime che ti circondano
  • e, se durante la camminata ti rendi conto di aver sbagliato strada, mantieni la calma, non intestardirti e torna sui tuoi passi

Tutto questo ti aiuterà a fare esperienza, che è poi quella che conta per sentirsi a proprio agio anche in mezzo ad un bosco a 50Km di distanza dal più vicino essere umano.
Con questo bagaglio nello zaino e soprattutto nella testa, vedrai che anche una camminata in solitaria ti potrà regalare delle splendide emozioni.

Ciao
Fabrizio


 
E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio

 
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