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- potresti leggere le proposte delle escursioni con tutti i dettagli, inclusi i costi e le disponibilità dei posti
- avresti a disposizione un facile strumento per cercare quale escursione fa al caso tuo, in base alla difficoltà, al dislivello, al numero di giornate che vorresti impegnare per andare per sentieri
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Benvenuti nella newsletter di Zaino in Spalla
Ciao,
eccoci di ritorno da due ciaspolate di più giorni con tanto di camminata
sotto la luce della luna.
Questa volta la luna c’era, eccome, ed è stato un vero spettacolo.
Amo camminare, farlo tra i monti è decisamente più bello; se poi ci
mettiamo la neve diventa una libidine… cosa dovrei dire delle emozioni
che si ricavano dal fare tutto questo in piena notte illuminati solo
dalla luna?
La settimana scorsa ero in Valfurva, in pieno parco nazionale dello
Stelvio, a fare qualche giro esplorativo e mi sono tolto la
soddisfazione di salire sul monte Forcellino facendo il giro di rientro
dalla Val Zebrù. La cima non è molto famosa, ma i panorami da lassù mi
hanno ripagato dei 1600m di dislivello (quasi tutti da battere nella
neve fresca… sigh), che mi hanno prosciugato energie e scorte delle
barrette.
E da lassù ecco la foto ricordo: dai, è quella che ho messo sul sito
chiedendoti di riconoscerla
http://www.zainoinspalla.it/images/IMG_5198.jpg
Ammetto che non era facile: la cima inquadrata è famosissima, ma di
solito la si vede da un altro versante.
Dopo vari tentativi (per l’esattezza 52, che hanno censito più o meno
l’intero arco alpino), che hanno resistito per neanche mezza giornata,
il buon Marco ha indovinato per primo la cima, che è il mitico Gran
Zebrù. Lo si capisce meglio da questa foto
http://www.zainoinspalla.it/images/IMG_5200.jpg dove ho spostato
l’inquadratura un po’ più a destra, riprendendo il Gran Zebrù che ora si
trova a sinistra nella foto, mentre in zona Berlusconi (cioè a centro
destra) c’è il Cevedale.
E bravo Marco si becca il cappellino… invece di lavorare ;-)
E per quanto riguarda il parco nazionale dello Stelvio? Per
quest’anno non c’è più spazio nel calendario, ma sicuramente ci faremo
un giro nella prossima stagione invernale.
Questo è il bello di fare l’accompagnatore a tempo pieno: dal lunedì al
venerdì mentre tu sei in ufficio, io sono o a casa ad organizzare oppure
in montagna a cercare nuovi bei posti da proporre. E il weekend, via,
tutti insieme per andare alla scoperta di quei posti, che mi sono
piaciuti e che mi hanno regalato delle emozioni.
Fabrizio
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Alla fine le ciaspolate termineranno e solo a dirlo mi viene un groppo
alla gola. Però le camminate in montagna non si esauriranno con la neve.
Dopo un po’ di gestazione è uscito il programma primaverile.
Se vai a vedere sul calendario troverai
le nuove iniziative, tra cui una chicca niente male.
Sfruttando il ponte del 1° Maggio si andrà nientepopodimeno che
all’isola di Madeira, per scoprire uno dei paradisi dell'escursionismo.
La scheda di questa avventura in pieno oceano Atlantico la trovi qui:
http://www.zainoinspalla.it/schede/madeira7.asp
E dato che nelle uscite fuori dalle nostre amate Alpi, l’avventura e la
scoperta non sarà solo legata alla diversità dei luoghi, ma anche ad un
mondo nuovo, che merita essere preso in considerazione (popoli, cultura,
storia, abitudini e, perchè no, cibo), sto preparando una serie di
schede informative, che ti possano aiutare a capire e a prepararti a
questa esperienza.
La prima scheda parla di geografia e di storia di Madeira e la puoi
trovare qui:
http://www.zainoinspalla.it/schede/madeira_notizie.asp
Per Pasqua invece si va a fare la Via del Sale, che dal passo del
Brallo (vicino a Varzi) ci porterà fino al mar Ligure.
Saranno 4 giorni intensi e panoramici, che attraversano Lombardia,
Emilia e Liguria, tra fioriture primaverili e cene da “gambesotaltaul”.
I dettagli sono qui:
http://www.zainoinspalla.it/schede/via_del_sale.asp |
Non so se te ne sei accorto, ma ultimamente il sito da’ segni di
stanchezza. I tempi di risposta sono diventati sempre più lunghi e
talvolta c’è stato un blocco del sito completo, come quello di venerdì
scorso tra le 10 e le 11 della mattina.
Ne ho parlato con i tecnici dell’azienda che mi ospita il sito e mi
hanno raccomandato di fare una bella pulizia, manco fossimo già a
Pasqua.
Per avere un sito sempre scattante, dovrò quindi procedere di scopa e
ramazza per togliere pagine, programmi e foto più datate.
Cosa comporta tutto questo? Che verranno eliminati i racconti e le foto
delle uscite fatte fino alla fine dello scorso anno. Ti assicuro che per
me sarà un lavoraccio ed è probabile che certe cose mi sfuggiranno,
creando degli errori, che ti chiedo già da ora di segnalarmi.
Se hai partecipato a delle gite, ti consiglio di farti una copia sul
tuo PC del racconto e delle foto, perché poi non saranno più online. In
questo modo tu continuerai ad avere queste informazioni, senza però
pesare sul sito.
Comincerò le operazioni di pulizia a partire dalla prossima
settimana, per darti il tempo di fare i tuoi salvataggi.
Se hai bisogno di qualche dritta, fammelo sapere. |
Ciao,
eccoci ritornati da tre giorni di ciaspole in Val Viola.
Bel-lis-si-mo!! Ma, oltre al racconto già pubblicato, vorrei aggiungere
una piccola descrizione di come potrebbe avvenire la ciaspolata del
secondo giorno.
Sono le 9:30 e dopo una ricca colazione a base di tofu (energizzante
e ricco di aurea vitale) ci mettiamo in fila indiana ed entriamo nel
bosco.
Giovanni, ad una pausa, estrae alcuni bastoncini di incenso e, una volta
accesi (ovviamente con il mio accendino, essendo qui l’unico fumatore),
li sistema all’esterno dello zaino. L’atmosfera è magica e la respiriamo
a pieni polmoni. Per migliorare la pratica respiratoria cominciamo a
fare degli esercizi. Distesi per terra poniamo le mani sulla pancia e,
con gli occhi rigorosamente chiusi, cerchiamo di entrare in sintonia con
la natura. Ma dato che per terra c’è mezzo metro di neve fresca,
l’entrata in sintonia con la natura risulterà più che efficace, al punto
che perdiamo tre partecipanti ormai seppelliti sotto la coltre nevosa.
Proseguiamo lungo il facile percorso e giunti nei pressi di alcuni
vecchi esemplari di abete rosso, invito i sopravissuti ad un caldo
abbraccio alla base dei tronchi. Il silenzio cala sulle nostre teste, ma
viene improvvisamente rotto dalle imprecazioni di uno di noi, che
sacramenta contro uno spesso strato di resina incollato al suo pile
nuovo di zecca. Abbiamo sperimentato e trovato come sentirsi legati
all’ambiente...
Poco più in là, in un’ampia radura, facciamo la pausa pranzo, ma solo
dopo alcuni minuti di meditazione. Seduti a terra (questa volta abbiamo
scelto un prato ormai scoperto dalla neve), ci mettiamo a gambe
incrociate (si ode qualche scricchiolio sinistro) e cominciamo a
emettere il familiare suono OMMMMMM... OMMMMMM... OMMMMMM...
OUNAFAMMMMECHENONCIVEDOPIU’
Allo stremo delle forze estraiamo dalle ciotole di legno rigorosamente
non trattato ogni ben di dio. Cominciamo con un pugno di riso bianco,
scotto ed ormai freddo, ma proveniente dalla coltivazione biologica, che
mi sembra stia tra lo svincolo dell’autostrada di Vercelli e la statale
che porta in Liguria.
Seguono una serie di beveroni gusto-pollo (che del pollo ha solo
lontanamente il gusto), ottenuti dalle acque di lavaggio delle galline
presenti negli allevamenti della bassa padana. Ma finalmente arriva il
dessert, costituito da una mattonella di dimensioni 23x15x4 (in cm),
infrangibile e indistruttibile, che può essere solo succhiata
lentamente. Ovviamente senza zuccheri di sorta.
Sfido chiunque a infilarsi in bocca un simile oggetto. Alla fine del
dessert assomigliamo tantissimo a quelle tribù sudamericane, che si
infilano tocchi di legno in bocca, che tra l’altro costano molto, ma
molto meno dei nostri dolci.
Riprendiamo il cammino, mentre un consulente venuto apposta ci fa a
turno i tarocchi, su di un tavolino portatile e munito per l’occasione
anche di ciaspole. Dopo le tre tonnellate di sfiga che mi pronostica per
i prossimi due giorni, abbandono la mia posizione in fondo al gruppo per
andare alla ricerca dell’albero più alto... per impiccarmi, ovviamente.
Questa è l’occasione buona per parlare di procedure di sicurezza ed
affrontiamo un tema che è molto caro alla nostra guida alpina: il pronto
soccorso con i fiori di Bach. Ovviamente il mio cadavere spenzolante dal
ramo dell’albero viene utilizzato per le dimostrazioni pratiche, per tua
fortuna senza successo.
Giungiamo così di nuovo in vista della nostra magione, dopo aver
trascorso una giornata di pace, meditazione e con una nuova prospettiva
davanti ai nostri occhi: “VOGLIO UN PIATTO DI PIZZOCCHERIIIIIIII!!!!”
Questa esperienza rappresenta l’esempio perfetto che l’andare in
montagna può (e deve) essere divertente. Certo, l’accompagnatore e la
guida sono lì per garantire la sicurezza, per dare una mano quando
serve, per spiegare la tecnica e per illustrare l’ambiente che si sta
visitando, però tutte queste cose, pur indispensabili, non bastano, o
meglio, non devono bastare.
I gruppi sono sempre composti da persone che non si conoscono, ognuna
con le proprie esigenze e chi accompagna il gruppo deve tentare (è il
verbo giusto) di amalgamare il tutto. Non ci sono regole né ricette, ma
solo la voglia di condividere l’esperienza e di trasmettere interesse ed
entusiasmo. E’ per questo motivo che nel mio programma non vedrai mai
delle uscite che al sottoscritto sono piaciute poco: come potrei
trasmettere entusiasmo in questi casi??
Anche lo spirito di adattamento è importante: certo, è facile adattarsi
ad un albergo così coccoloso come quello che ci ha ospitato nell’ultimo
weekend. Lo è sicuramente meno quando si va in rifugi montani, dove per
forza di cose i servizi offerti sono più spartani.
Come dico sempre, c’è una montagna per ciascuno di noi: l’importante è
indirizzare al meglio le varie richieste verso le esperienze più
consone, senza dimenticare che un pizzico di novità fa solo bene alla
salute e all’umore e che ci deve essere una naturale evoluzione delle
cose che si fanno in montagna.
A chi toccheranno le prossime angherie da parte del sottoscritto
durante una ciaspolata??
Ciao
Fabrizio |
Ciao,
si impara sempre qualcosa dalla montagna, ma questa è tutta da ridere.
La storia parte all’inizio della scorsa settimana, quando la mia
lavatrice ha cominciato a fare le bizze. Parte l’intervento del tecnico
e intanto il cestello-raccogli-roba-sporca comincia a riempirsi.
Arriva il venerdì sera e, coem al solito, controllo e preparo tutto il
materiale e l’abbigliamento che serve per i prossimi due giorni di
montagna.
Roba tecnica, tecnicissima, dove il Goretex si spreca, il Windstopper è
un must, il tutto per garantirmi la massima protezione e comfort.
Centinaia di euro portati addosso.
Ma dato che per la vestizione si parte con i capi più intimi, ecco che
nasce il problema “mutande”, che finora problema non era mai stato. La
mia scorta è finita e non ho proprio voglia di mettermi lì a lavarle a
mano. Per cui estraggo dal fondo del cassetto alcune paia intonse, mai
usate, tenute come scorta per la sopravvivenza in questi momenti
critici.
Si parte per la camminata. Gli scarponi sono ben rodati e assolvono a
meraviglia il loro santo dovere, stessa cosa per il pile, i guanti e il
cappello.
Quando comincio ad avvertire un fastidiosissimo ravanamento alle mie
spalle e più precisamente in mezzo alle chiappe. Porca miseria, le
mutande nuove non vogliono saperne di stare al loro posto e si
infrattano nei luoghi più reconditi, probabilmente per trovare riparo
dal freddo a cui non erano abituate.
Con la maggior disinvoltura possibile (aiutato dal fatto che chiudo il
gruppo), infilo una mano nei bassifondi dell’accompagnatore e ravanando
a destra e a manca, cerco di sistemare il sistemabile.
La cosa funziona per un quarto d’ora e poi la tortura riprende,
inesorabile.
Le mie soste “pipì” incrementano artificialmente di numero, pur di avere
l’occasione di trovare un momento di sollievo.
E più si cammina e più queste s’infilano dove non dovrebbero. Anche la
camminata cambia, sperando che con qualche colpo laterale si sistemi la
posizione.
Non so se la banda se ne è accorta, ma ti assicuro che la salita al
Motta è stata una delle più sofferte della mia vita.
Della serie: mai partire con un capo di abbigliamento importante da
rodare. Alla lista ora dovrò aggiungere anche le mutande…
Fabrizio |
E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio
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