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 pict  Le newsletter di ZainoinSpalla: Ottobre 2007

Benvenuti nella newsletter di Zaino in Spalla

Montagna e tecnologia
Ciao,
sono le 10 di sera e sto sfogliando pigramente una rivista di montagna spaparanzato sul divano. L’occhio è ormai semi-chiuso, quando mi appare l’immagine del nuovo coltellino svizzero (vedi anche tu su questo link http://www.victorinox.ch/index.cfm?site=victorinox.ch&page=157&lang=E): è una pubblicità? Un servizio giornalistico? Non ricordo, so solo che è stata l’ultima immagine che mi si è impressa sulla retina prima di cadere tra le braccia Morfeo.
Dopo un po’ mi ritrovo nel mio ambiente più congeniale: le mie fidate (e consunte) pedule ai piedi, lo zaino sulle spalle, pronto per un’altra camminata. E’ una mattinata uggiosa, una di quelle che possono portare pioggia a gogò, come pure un bel sole (in realtà ogni mattinata assomiglia a questa qui...).
Dopo la solita colazione (è la seconda che mi sparo stamattina), comincio a camminare ed incontro quasi subito un cancelletto girevole. Estraggo il mio nuovo coltellino svizzero, infilo la chiave USB nell’apposita fessura e il cancelletto mi lascia passare. I guardaparco si sono tecnologizzati: in questo modo sanno istantaneamente quante persone sono nel parco e anche dove sono. Ma la procedura di identificazione non è sufficiente: pago l’ingresso con un SMS (ormai tutto si paga) e un distributore automatico mi riempie la borraccia (per il cibo mi sono dovuto arrangiare secondo le antiche usanze).
Faccio partire il GPS, che scarica le ultime mappe satellitari, le previsioni meteo sviluppate negli ultimi 3 minuti (chissà se sono più affidabili delle antiche previsioni fatte un giorno prima?), il tutto inframezzato da alcuni spot pubblicitari, che parlano di tessuti a base di filo di ragno e di scarponi con annessi tapirulan per chi non vuole fare tanta fatica in salita.
Sono solo, ma una voce suadente proveniente dalla tasca dello zaino mi avverte: “Tra 50 metri prendere la deviazione a sinistra”. Ignorando il gentil consiglio (ho voglia di fare un po’ di fuori-pista), la voce si fa più perentoria “Torna indietro e volta a sinistra”. Nel frattempo il GPS ha mandato un pre-allarme di smarrimento alla centralina del 118, che a sua volta ha già pre-allertato una squadra di robot recuperatori, che si attiveranno solo se ignorerò anche il terzo, nonché ultimo, consiglio, che ora ha più l’aria di minaccia: “TORNA INDIETRO E VOLTA SINISTRA!!! L’uscita dai sentieri comporta una minaccia per te e una violazione della legge internazione di gestione dei boschi. Questo è l’ultimo avviso. TORNA INDIETRO...”. Meglio ubbidire: l’ultima volta che ho avuto a che fare con un gruppo di robot recuperatori, me la sono vista brutta: le fruste al laser hanno bruciacchiato il mio pile e mi fanno aperto numerose chiazze nella barba; poi dato che li ho coperti di insulti, mi hanno dato una pennellata di vernice rossa sulla lingua e infine mi hanno sostituito tutte le foto salvate sulla digitale con delle immagini di transistor. Mi sarebbe venuta voglia di piangere, ma non sarebbe stato bello versare lacrime per delle macchine.
Ooooh: che albero è? Infilo la chiave USB nella corteccia e ne ottengo vita, morte e miracoli (oltre che la mappatura completa del suo DNA). Parte anche una simulazione in 3D con tanto di ologrammi sulla vita dell’albero: lo vedo in primavera, carico di gemme che odorano di fresco (l’odore però non si sente, in quanto il sistema sta scaricando un aggiornamento, che impedisce per ora all’odoramer di funzionare); si passa all’estate con le foglie in perfetta formazione, l’ombra che produce (si sente persino la frescura, miracoli della tecnica); ecco l’autunno con i suoi colori rosso e giallo, le foglie che si staccano dai rami e c’è persino la simulazione di uno scoiattolo che sta accumulando le nocciole per la stagione fredda; e poi l’inverno, dove l’ologramma mi offre l’immagine di un bosco spoglio, ricco di neve con un ciaspolatore dalla faccia contenta che l’attraversa. Guardo meglio e mi rendo conto che la faccia del ciaspolatore è proprio la mia... afferro il comunicatore e invio immediatamente un messaggio di reclamo all’ente gestore del bosco, che ha violato la mia privacy adottando per la simulazione la mia faccia, senza chiedermi il permesso.
Proseguo nella camminata e accidentalmente pianto la punta della bacchetta su di un cavo che collega l’apparato tecnologico del bosco e parte un Control-Alt-Canc che fa tornare il bosco per un attimo com’era prima.
Mi sveglio e sudo... che incubo! Stai a vedere che devo tornare a fare l’informatico?

 
Orsi, grifoni e  convivenze mancate
Penso che ciascuno di noi sia al corrente della strage di orsi avvenuta in un parco nazionale italiano, quello d'Abruzzo, Lazio e Molise. Gli orsi uccisi sono tre e pare che siano stati avvelenati (la certezza ci sarà solo dopo l’esame autoptico). Riporto qui un comunicato stampa del parco.
“ORSI MORTI: INDAGINI IN CORSO
A seguito della notizia sulla morte dei due orsi nel Parco Nazionale d'Abruzzo,
Lazio e Molise, sono giunti numerosi messaggi di profondo dispiacere da
parte di cittadini e associazioni ambientaliste e quanti hanno a cuore la
sorte della specie simbolo del nostro Parco.
Si è in attesa dell'esame autoptico sulle carcasse che solleverà ogni dubbio
sulle cause del decesso che da un primo esame non escludono la morte
violenta.
E' duro il Presidente del Parco Giuseppe Rossi che stigmatizza l'accaduto
come "un fatto inaccettabile e incredibile. Drammatico e di inaudita
gravità. Un atto di barbarie - prosegue Rossi - indegno di un popolo
civile."
"La scomparsa di Bernardo e di una sua compagna, rinvenuti nel territorio
montano di Gioia dei Marsi - prosegue il Presidente - rappresenta una
perdita naturalistica e culturale incalcolabile per il Parco, per il Paese e
l'umanità intera. Un episodio che deve allarmare e impegnare le Istituzioni,
le popolazioni del Parco e la stessa opinione pubblica. Un evento tragico
che avviene in un momento cruciale per il Parco che sta tentando di
ripartire e progettare il suo futuro."
Il Servizio Sorveglianza del Parco, congiuntamente al CTA del Corpo
Forestale dello Stato ed alla preziosa collaborazione tecnico - scientifica
dei ricercatori dell'Università "La Sapienza" di Roma, stanno conducendo le
indagini per individuare eventuali responsabilità. Il Presidente invita i
cittadini a collaborare fornendo eventuali informazioni utili alle indagini.”

Gli orsi sono il simbolo del parco e di un progetto di convivenza tra la specie umana e le specie predatrici (oltre agli orsi ricordiamo i lupi, le linci, le aquile e i grossi rapaci). Questa convivenza non è certo facile (a dire il vero non lo è mai nessuna convivenza) e l’omicidio degli orsi ha sicuramente un aspetto economico, ma secondo me gli aspetti culturali sono predominanti. Prova a pensare alla convivenza all’interno di un condominio: quante volte avresti voluto mettere le mani al collo al tuo vicino? Eppure non lo hai mai fatto. Il motivo è uno solo: oggi tu sai (noi tutti sappiamo) che certe cose non si fanno. Punto e basta.
Dobbiamo arrivare ad una simile consapevolezza anche nei confronti della natura e dei suoi abitanti e per arrivarci ci vuole un percorso di crescita culturale, che forzatamente è lento.
Una strada è quella di parlarne, di confrontarci, di mettere in piazza queste cose e pian piano ci arriveremo alla convivenza (almeno lo spero).
Ecco il perché di questa mia “predica”.

Ma mi tocca aggiungere un nuovo fatto. Ecco cosa c’è scritto sull’ultimo numero di Orobie.
“SUI MONTI DEL LARIO E’ TORNATO IL GRIFONE MA L’HANNO SUBITO UCCISO
Nove chili di peso e un’apertura alare di due metri e mezzo. Non avrebbe fatto del male proprio a nessuno questo grifone abbattuto sui monti di Garzeno nell’Alto Lario. Le sue dimensioni erano nella norma, anzi piuttosto contenute per essere un avvoltoio. Eppure qualcuno ha pensato bene di farlo fuori, eliminando l’unico esemplare presente in zona. Già, perché finora erano stati avvistati aquile e gipeti ma, al di là di qualche segnalazione in Svizzera e in Piemonte, erano secoli che questo rapace non faceva capolino sulle Alpi.
E’ una specie a rischio di estinzione – confermano gli esperti -, da tempo non si avevano tracce concrete della sua presenza sull’arco alpino. Il fatto che ne sia stato rinvenuto un esemplare morto non può che rattristarci anche se rappresenta comunque un segnale importante.
A ritrovarlo sono stati alcuni operai impegnati a ripulire la strada del Giovo dalle erbacce: “Sulle prime – raccontano – abbiamo pensato ad un aquila, ma poi abbiamo capito che si trattava di un volatile particolare, mai visto da queste parti. Le guardie venatorie hanno poi confermato la sua rarità: era un grifone”.
Un avvoltoio che si ciba esclusivamente di carcasse, sviluppando proprio per questo motivo la caratteristica testa calva che gli consente di nutrirsi scavando nei resti di grossi animali con facilità e senza sporcarsi eccessivamente”

Nell’articolo non viene riportata nessuna causa della morte del grifone, animale che ho avuto la fortuna di vedere recentemente durante le mie ferie a Creta. Eccolo qui: http://www.zainoinspalla.it/schede/foto/2599_3.jpg
Anche per l’amico “spazzino” vale lo stesso discorso fatto per gli orsi.
 


E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio

 
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