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 pict  Le newsletter di ZainoinSpalla: Novembre 2007

Benvenuti nella newsletter di Zaino in Spalla

Un sito per i rifugi

Ciao,
sono appena rientrato da 4 giorni in mezzo ai monti e questa newsletter sarà molto veloce, anche perché sono in partenza per un trek esplorativo.
Il racconto dell’avventura del Grignone di 10 giorni fa, ha dato il “la” ad alcuni lettori del sito nel raccontarmi analoghe (brutte) esperienze. Qualcuno ha raccolto il mio invito a pubblicare il suo racconto sul sito in modo che diventasse un’esperienza condivisa.
Cosa fare nei casi in cui un rifugista non si comporti degnamente? Purtroppo non c’è molto da fare. Se il rifugio è privato, non vedo nessuna strada percorribile, ma se appartiene al CAI, una breve e circostanziata lettera alla sezione di appartenenza del rifugio andrebbe fatta, magari mettendo in copia la Commissione Centrale dei rifugi (Via Petrella, 19 - 20124 Milano - Tel. 02/2057231, purtroppo non ho trovato la mail). In questo modo si allertano i proprietari del rifugio che qualcosa non sta andando per il verso giusto e magari loro possono intervenire con maggiore pressione, affinché certi comportamenti scorretti non si ripetano.
Dobbiamo imparare a “lamentarci”, denunciando le cose che non vanno bene alle persone che hanno la responsabilità del servizio erogato, per due motivi:

  • solo informando chi-di-dovere riguardo un malfunzionamento si può sperare che questo venga risolto

  • se dobbiamo scrivere, esponendoci in prima persona, ci “autoregoliamo”, concentrando le nostre lamentele sugli aspetti più importanti. Ad esempio non ci metteremo mai a scrivere che la stanza di un rifugio è impolverata, mentre magari lo facciamo se troviamo un topo morto nella polenta

Nel libro degli ospiti del sito, Ermanno ha fatto una proposta (copio e incollo):
“Varrebbe la pena fare una lista dei rifugi efficienti e non, lista aperta a modifiche e/o commenti, così da realizzare una mappa della qualità; una sorta di guida michelin della montagna (spunto per il prossimo libro...ricordati degli amici...) che possa essere di aiuto a tutti i frequentatori del sito; e potrebbe diventare anche lo stimolo perchè alcuni furbetti cambino registro. proviamo a parlarne”

Raccolgo l’idea: parliamone e vorrei dire qui cosa ne penso.
Io sono convinto che non esista il rifugio perfetto, né quello che sarebbe meglio darci fuoco.
Il punto secondo me che dobbiamo chiarire è: “A cosa serve raccogliere le informazioni legate alla frequentazione dei rifugi?” Se pensi che le eventuali lamentele inserite sul sito siano sufficienti a cambiare le cose, posso dire che pecchi di ottimismo e quindi non è questa secondo me la strada da percorrere.
Se invece pensi che lo scambio di esperienze possa essere utile a qualche altro lettore del sito, si aprono alcuni problemi del tipo:

  • chi controlla che quanto riportato sia vero? Una persona che va la prima volta in un rifugio, probabilmente ne scriverà peste e corna, perché il rifugio non è (e non dovrebbe essere) un albergo. Messner invece troverà incredibilmente comodo una catapecchia decrepita, dove ti nevica in testa mentre dormi. Come fare a sapere se chi scrive una lamentela è un neofita o un mostro di esperienza montana?

  • da buoni italiani, siamo sempre ben disposti a lamentarci, ma difficilmente riconosciamo il buon lavoro fatto dagli altri. Un sistema come quello proposto rischia di diventare l’ennesima opportunità per piangere miseria

  • sui rifugi molto frequentati (penso nella zona lombarda a un Brioschi, a un Azzoni, ecc) si raccoglieranno alcuni commenti negativi, molti neutri, altri positivi. Alla fine, chi leggerà tutto questo che idea conclusiva potrà trarne?

A te la parola. Il libro degli ospiti del sito è il posto giusto per dire la tua su questo argomento (ma anche su altri... ovviamente).

Alla faccia che doveva essere una newsletter veloce...

Buona montagna

Fabrizio


 
Corso di ciaspolate
Ciao,
più di una persona mi ha chiesto perché non organizziamo un corso per ciaspolare. Guardandomi intorno ho visto che c’è un fiorire di questo tipo di iniziative, che potrebbe benissimo entrare a far parte del programma di ZainoinSpalla, visto che siamo quelli che organizzano più ciaspolate in tutt’Italia (hai letto bene, per il prossimo inverno abbiamo raggiunto finora ben 46 giornate sulle racchette da neve) e che abbiamo già messo in piedi corsi di varia natura montanara, dalla progressione su ghiacciaio, all’escursionismo, dall’arrampicata allo scialpinismo... ma non abbiamo mai fatto nulla nell’ambito delle ciaspole.
E un motivo c’è.
La mia esperienza di ciaspolatore mi dice che la tecnica che sta dietro questa bellissima attività è molto simile a quella che accompagna un normale escursionista. Si cammina praticamente nello stesso modo: le gambe vanno tenute chiuse (e non aperte come se fossimo delle papere), la posizione del busto è baricentrica, si alterna il passo con l’uso delle bacchette. Ecco una differenza: se come escursionista non hai mai usato le bacchette, quando proverai ad andare con le ciaspole dovrai impratichirti nell’uso della terza e quarta gamba.
Stessa cosa per la discesa. In quelle normali non c’è differenza di progressione rispetto alla camminata su sentiero, mentre in quelle più ripide ci si comporta come quando si affronta un ghiaione.
Morale della favola: perché fare un corso per “insegnare” delle cose che dovrebbero già appartenere al bagagliaio di un escursionista?

Ben diverso è invece l’approccio alla sicurezza e all’ambiente innevato. I rischi maggiori legati nell’andare in mezzo alla neve sono l’orientamento (mica trovi i sentieri, specie dopo una nevicata) e il pericolo oggettivo delle slavine.
I corsi che approfondiscono questi aspetti hanno molto senso.
Imparare l’uso di carta e bussola, a capire in che direzione muoversi, a riconoscere se la traccia di un ciaspolatore o di uno scialpinista che è passato prima di te porta o meno alla tua stessa meta. Certo, qui ci sarebbe molto da fare in un eventuale corso, ma vedo alcuni problemi di non facile risoluzione:

  • la parte di orientamento richiede alcune sessioni “teoriche” da fare in aula, dato che è impossibile spiegare con efficacia l’uso di questi strumenti stando in mezzo alla neve
  • le esercitazioni pratiche vanno fatte in ambiente, ma ci vuole un corretto rapporto allievi/istruttori, sennò è più il casino che altro

Poi c’è la parte della sicurezza, legata all’uso di ARVA, pala e sonda, alle tecniche di recupero di sepolto da slavina, a riconoscere se un pendio è potenzialmente valanghivo. Questa parte del corso è del tutto analoga a quella che gli scialpinisti seguono, prima di andare a cercare autonomamente i pendii coperti di polvere bianca.
Chi è venuto con noi, specie nelle ciaspolate di più giorni, sa che facciamo vedere l’uso dell’ARVA e pratichiamo qualche esercitazione pratica e sa quanto è difficile mettere in pratica anche le cose teoricamente più elementari.

Concludendo: l’organizzazione di un corso per ciaspolare non ha senso (secondo me) se deve insegnare solo la camminata.
Se invece nel programma del corso ci si mette l’orientamento, l’uso dell’ARVA, ecc. è necessario poter utilizzare un’aula per la parte teorica (cosa che purtroppo non ho e nei 40mq di casa mia non è proprio il caso di organizzare...).
Ecco perché il corso di ciaspolate manca nel programma. SIGH!

Buona montagna
Fabrizio


 
E buona montagna a tutti dal vostro...
Fabrizio

 
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