Ciao,
ho da poco letto questo articolo,
apparso sul quotidiano L'Adige, che copio e incollo:
Sat pronta ad abbandonare altre montagne
La Sat minaccia di «mollare» altre zone. Il presidente provinciale
Franco Giacomoni lo dice chiaramente: «Non siamo disposti a farci
prendere in giro». Non considera accettabile la decisione della pubblica
amministrazione di allungare la pista "Nuvola rossa”
19/11/2007 08:06
«Non si attenda una retromarcia. Abbiamo deciso di abbandonare la
cura dei sentieri della Paganella e non torniamo indietro. Anzi. Sto
preparando un documento da presentare alla giunta della Sat. Il caso
della Paganella non è isolato. Tante montagne della nostra provincia
continuano a subire violenze. E i nostri volontari sono stufi di usare
pic e badìl per sistemare i sentieri, che poi vengono stravolti dalla
costruzione di megaimpianti che snaturano la montagna». La Sat minaccia
di «mollare» altre zone. Il presidente provinciale Franco Giacomoni lo
dice chiaramente: «Non siamo disposti a farci prendere in giro».
Considera inaccettabile la decisione della pubblica amministrazione di
«allungare la pista "Nuvola rossa": un allungamento che distrugge una
valletta, 39.000 metri cubi di materiale». «Così facendo - ha detto
venerdì Claudio Bassetti, presidente della commissione tutela ambiente
montano della Sat - si cancella un bene ambientale rimuovendo il
sentiero 602». I soci della storica società alpinistica sono 23.682: 619
in più rispetto a quelli registrati lo scorso anno. È una voce
importante nel panorama trentino, una voce che si fa sentire. È la prima
volta che la Sat, in aperta polemica, decide di abbandonare il campo. E
ora, arrabbiati per come finora è stato gestito il patrimonio montano, i
membri dell'associazione - fondata il 2 settembre 1872 - si preparano a
nuove iniziative. «Quello della Paganella non è un episodio isolato. Noi
non mettiamo in discussione l'importanza del turismo invernale, ma qui
si sta oltrepassando il limite». Giacomoni spiega che ormai non c'è più
la cultura del rispetto della montagna: «Sui sentieri del Trentino
12.000 anni fa camminavano i nostri antenati. Nessuno pare
ricordarsene». La Sat attacca l'amministrazione che ha dato il «via
libera» all'ampliamento degli impianti sciistici, ma va oltre. Si parla
di filosofia ambientale e di sviluppo ecosostenibile. Tante le aree
montane che si trovano sotto la lente degli alpinisti tridentini. Fra
queste, ad esempio, c'è la zona fra l'Altissimo e Torbole: il sentiero
601 viene utilizzato per il downhill. Si tratta di una disciplina della
mountain bike: si svolge a cronometro individuale, completamente in
discesa. I satini dicono di non avere nulla contro chi pratica questo
sport, ma sottolineano il «rischio deturpazione» a cui sono sottoposti i
percorsi alpini. Nel mirino ci sono anche gli amanti delle due ruote che
percorrono il sentiero che si trova sotto la funivia del Monte di
Mezzocorona. Ma ci sono anche aree molto vicine al capoluogo. E non si
parla solo di ciclisti. La Sat denuncia una pratica diffusa: il sentiero
411 della Marzola e del Chegul (meglio noto come sentiero dei Brusàdi o
delle Zète ) viene usato dai motociclisti, trial in particolare. È un
modo di andare in montagna che non può essere digerito da chi promuove
la politica di tutela dell'ambiente. Si parla di rispetto della montagna
e di rispetto di chi dedica tempo ed energia alla sua cura. «Qui si
tratta di volontariato - fa notare Giacomoni -. Si tratta di giornate di
fatica dedicate alla sistemazione dei percorsi: per la manutenzione sono
state impiegate 67 sezioni si 85». Il presidente dell'associazione ha
lavorato alla stesura del documento che verrà presentato in settimana
agli organi centrali. A chi sostiene che l'abbandono della Paganella da
parte della Sat è solo una provocazione, risponde che gli alpinisti
tridentini non sono soliti fare le cose in maniera avventata per
conquistare un titolo sul giornale. «Qui il problema è serio e non
riguarda solo la Paganella».
Andrea Tomasi
E' un articolo illuminante, perché finalmente qualcuno di
“importante” nel mondo della montagna ha avuto il coraggio di dire di
no.
Ti ricordo che la SAT è la Società degli Alpinisti Tidentini, che non è
altro che la sezione del CAI del Trentino con ben 22,000 soci e
proprietario di 34 rifugi.
In questo mondo di pazzi dove neanche il parco Nazionale dello Stelvio
ha saputo dire di no alle piste di S.Caterina costruite in occasione del
recente mondiale di sci, vorrei sentire un maggior numero di “NO,
grazie”. Devono essere dei no ragionati, non per partito preso, dei no
accompagnati da alternative valide e mi sembra che la montagna di
alternative ne possa offrire tantissime. |