TOUR ALPINISTICO DEL CERVINO
Dall’11 al 15 agosto 2007
Primo giorno
Partimmo alla volta di Cervinia l’11 agosto,
in ordine di anzianità Federico (Sberla), io Alessandro (Rosco), Siro
(Gabbiano), Daniele (Bodo) e Nicola (Nick detto anche caffè e giornale). Sberla
ci aveva già avvisati dicendo : “mettivela via tusi, ghe sarà da caminare!”
ossia “non pensateci ragazzi ma ci sarà da camminare molto”.
Già dalla Valturnanche si intravedeva la
montagna a cui avremmo fatto la corte per 4 giorni…

Arrivati a Cervinia ci avvalemmo di mezzi
moderni per raggiungere in breve il rifugio Plan Maison a 2.548m e di lì a poco
ci saremmo incamminati per il rifugio Teodulo. L’ingrato compito di portare la
corda se lo prese Sberla…chiaramente avremmo fatto a turno per i giorni
successivi…

Possiamo scorgere 2 dei personaggi o
alpinisti per caso facenti parte del tour: Sberla e Gabbiano
Il sentiero che
portava al rifugio presentava già lingue di neve formate dalla nevicata della
settimana prima.

Ed ecco quello che potevamo ammirare girando
lo sguardo alla nostra destra…sua maestà il Cervino, qui non ancora nella sua
veste migliore.

Arrivati al rifugio Teodulo 3.317m
festeggiammo subito la prima giornata con un bel giro di birre gustandoci il
grande panorama.

Ancora Sberla e Gabbiano con Nick (gilet
arancione)
Questo lo
spettacolo offerto nel dopo cena…grandioso

Secondo giorno
L’indomani, di buon’ ora, come consiglia
sempre il vecchio Sberla ci incamminammo attraverso il ghiacciaio del Teodulo
passando per la pista da sci. Lo sguardo cadeva sul fratello minore del
Cervino, ossia il Piccolo Cervino…

Gabbiano e il Piccolo Cervino
Un “gravissimo” incidente di percorso,
obbligò il sottoscritto e gli altri alpinisti per caso ad effettuare un
delicato intervento di soccorso…motivo “scarponi moi, calseti moi, pie moi”
ovvero scarponi bagnati, calze bagnate, piedi bagnati. Ma con l’ausilio di
moderne tecniche (giornali e sacchetti di nylon) risolvemmo il problema…

Qui si possono notare i visi preoccupati di
Bodo e Gabbiano.
Sempre al cospetto del Cervino giungemmo
alla funivia…

Un’altra
vista del Cervino …mentre a
destra il Monte Rosa, splendeva come una bella donna

Qui il sottoscritto con il monte Rosa alle
spalle
Arrivati alla funivia guardammo da lontano il ghiacciaio che
avremmo dovuto attraversare il giorno seguente. Ci avvisarono che si trattava
di un percorso molto crepacciato e che forse, dopo la nevicata, non avremmo
trovato traccia.

Scesi dalla
funivia a circa 1.800m ci inviammo verso Zermatt e con ritmo lento, fare
rilassato e animo tranquillo passammo attraverso la parte vecchia…

Tutta la banda al completo
…un luogo
incantato fatto di piccole casette in legno e pietra contornate da verdi prati
e dolci sentieri.
Ad un certo punto noi tutti ci guardammo
indietro e rimanemmo attoniti davanti a tanto splendore…che spettacolo!

Il Cervino visto da Zermatt con la classica
bandiera di nuvole
Passeggiamo per il centro curiosando tra le
viuzze…in cerca anche di qualcosa da mettere sotto i denti. Già sapevamo che
quella pausa sarebbe durata poco…

Verso il centro di Zermatt 1.616m. Da
notare che in questa cittadina svizzera si circola solo con biciclette e
qualche mezzo elettrico.
Dopo la meritata pausa in
quell’indimenticabile paesetto, riprendemmo la nostra escursione verso il
rifugio Schonbiel 2.694m…ci aspettavano 1.000 m di dislivello

Il sottoscritto nel sentiero che portava al
rifugio Schonbie
Il sentiero fu lungo ma le argomentazioni trattate durante il
percorso erano di elevato livello culturale…”sbarare cassade a full time e
alpinisti a tempo perso” ossia “dire cazzate sempre e alpinisti qualche volta”.
Il rifugio di nuova concezione prevedeva per
noi un letto matrimoniale a 5 posti e in comune un moderno bagno posto
all’esterno. Mi chiesero com’era il bagno e io risposi “un buso con do tole par
sora” in italiano corrente “un buco con due tavole dove sedersi”.
Davanti al rifugio uno scenario fatto di
ghiaccio. Non riuscimmo ad individuare subito il sentiero per il giorno
successivo ma una guida ci dette le dritte giuste raccomandandoci di stare
attenti al ghiacciaio descritto nella relazione come luogo angusto e selvaggio.

Il rifugio Schonbiel (a fianco sulla sinistra
si può notare il bagno)
Terzo giorno
Il mattino seguente la sveglia suonò molto presto, verso le
h5, in quanto sapevamo che ci avrebbe aspettato una lunga giornata…mah, dopo la
colazione una brutta sorpresa ci rese un po’ incerti. Infatti cominciò a
piovere, il cielo era completamente coperto e poi ci si mise anche la nebbia.
La situazione era “grave”. Io già mi vedevo di ritorno a Zermatt a
passeggiare..quando all’improvviso verso le h7:20 uno spiraglio di luce entrò
dalla finestra e Sberla disse: “dai tusi su i scarponi che nemo” o “dai ragazzi
mettetevi gli scarponi che si và”. A quelle parole tentai di convincere i
ragazzi a non intraprendere l’escursione in quanto il tempo era insatbile e
poteva voltarsi al peggio. Ma a nulla servirono i miei sforzi.
Partimmo dal rifugio scendendo di 200m
circa fino a 2.500m per poi risalire un sentiero esposto con un tratto di
roccette fino alla base del ghiacciaio Stockjigle (non pronunciabile) a 3.000m.
Ci legammo e cominciammo a elevarci di quota…

Sul ghiacciaio Stockjigle
Uno spettacolo
bianco faceva da contorno mentre salivamo il ghiacciaio fino a guadagnare il
Col de Valpelline 3.568m seguendo una traccia di alcuni alpinisti che erano
stati sul Tete de Valpelline…ma da lì il nulla, tracce inesistenti. La
situazione tornò “grave”! Dopo aver affondato il corpo dentro in qualche
crepaccio nascosto dalla neve, da poco caduta, ci rendemmo conto che la
situazione era “veramente grave” ma proseguendo in conserva il pericolo
sembrava limitato.

Col de Valpelline
Quindi
riprendemmo il cammino abbassandoci di quota nel ghiacciaio Tsa de Tsan e dopo
aver aggirato alcuni grossi crepacci ci dirigemmo verso quella che sembrava una
selletta…infatti si trattava del Col de la Division 3.314m. Da li per roccette
attrezzate con catena e poi per “comodo sentiero” scendemmo fino ad arrivare al
rifugio Aosta 2.800m.

Giù dal Col de la Division
Dal rifugio riprendemmo a scendere per qualche facile tratto
attrezzato fino ad arrivare all’imbocco della Valpelline.

Il tratto attrezzato che porta verso
Verso le h17
giungemmo al rifugio Prarayer 2.005m…ci sembrava un sogno dopo la lunga e
faticosa giornata appena trascorsa. Il rifugio è praticamente nuovo e molto
confortevole, con una buona cucina e piatti abbondanti.

Il
rifugio Prarayer
Da qui le nostre strade si divisero, in quanto
il sottoscritto ha preso al volo l’opportunità di riposarsi preferì passare il
giorno seguente con il Sig. Albino, gestore del rifugio Prarayer e famoso
personaggio della vallata. Il resto della banda proseguì il giorno dopo per il
sentiero che li portò al rifugio Perruca e poi a Valturnanche. Mentre io passai
la giornata ad ammirare gli alpeggi in completo relax. Nel pomeriggio mi feci
accompagnare alla stazione di Aosta per poi raggiungere gli altri a
Valturnanche dove avremmo passato l’ultima notte all’albergo Bich.

Il Sig. Albino con il nipote
Questa non voleva essere una relazione
dettagliata del giro del Cervino ma bensì un modo per raccontare la storia di 5
amici con una passione che li accomuna, cioè la montagna…anzi con 2 passioni ma
la seconda non si dice.
|