Questo itinerario che si percorre in
7 giorni è l'intersezione di due
tratti delle classiche alte vie
delle Dolomiti: la n. 3 e la n.1. La
prima viene percorsa con piccole
varianti da Villabassa-Niederdord
fino al Rif. Venezia, la seconda
(che proprio al Venezia interseca il
tracciato della prima) dal Rif.
Venezia a Listolade (ma si potrebbe
continuare volendo dal Rif. Vazzoler
proseguendo sul tracciato originale
fino a Belluno).
Ve la proponiamo come noi l'abbiamo
fatta e con i nostri commenti
sperando di fare cosa utile per
altri escursionisti.
Questa non vuole essere una guida
tecnica (esistono delle belle guide
edite dalla Provincia di Belluno,
Dolomiti Turismo srl, Italo
Zandonella Callegher,
www.infodolomiti.it) ma vuole
essere una raccolta di impressioni,
suggerimenti e informazioni pratiche
per chi volesse accingersi a
percorrerla.
Descrizione delle tappe
Primo giorno: da Villabassa al
rif. Vallandro
Dislivello in salita: 1500m
Dislivello in discesa: 0m
Tempo di percorrenza: 8 ore
Difficoltà: EE La partenza è dal
paese di Villabassa-Niederdorf. La
prima cosa che ci ha sconcertati è
l'assenza di indicazioni riguardo la
partenza dell'alta via n.3
(perlomeno noi non siamo stati in
grado di trovarle). Dobbiamo
chiedere ad un locale delle
indicazioni per raggiungere la
Maistattweg, partenza dell'alta via.
La Maistattweg è una strada
semicircolare che arriva fino a
Dobbiaco. Purtroppo noi abbiamo
seguito le indicazioni di un locale
e siamo arrivati fino a Dobbiaco.
Qui, dopo aver imboccato una
stradina asfaltata (Maistattweg)
nella direzione geograficamente
corretta abbiamo raggiunto i Bagni
di Maia e qui, ancora con un po' di
difficoltà e l'aiuto di una signora
del posto, abbiamo raggiunto il
sentiero-stradina n. 15 verso Malga
Putz (Putzalm).
La strada corretta era probabilmente
quella che ci aveva indicato la
proprietaria della pensione dove
abbiamo dormito e che inizialmente
avevamo percorso: superata l'ultima
casa del paese a destra, in
direzione Dobbiaco, c'è un
sottopasso della ferrovia,
oltrepassato il quale ci si trova su
alcune stradine asfaltate che vanno
nella direzione del bosco. Quale di
queste sia la Maistattweg non è
detto saperlo (non abbiamo visto
nessun cartello).
Arrivati comunque alla malga,
veniamo accolti da 3 bambine
sorridenti che ci preparano un tè
caldo e una bella radler. Dalla
malga si sale verso sinistra in
direzione del monte Serla per un
sentiero ripido e ben segnato. Da
qui la segnaletica è precisa e molto
frequente. E' impossibile sbagliare.
Attraversiamo il passo Suis,
prendiamo il sentiero 33 fino alla
forcella Serla tra roccette poi
seguiamo le indicazioni per il Rif.
Vallandro. Il percorso è abbastanza
agevole e il dislivello, da qui in
avanti è contenuto.
Dopo essere arrivati in prossimità
del sentiero per la cima del Picco
di Vallandro, ci rifocilliamo un po'
e ancora in saliscendi raggiungiamo
il rifugio. Ci accompagna per tutto
il tragitto la bellissima Croda
Rossa e quando arriviamo a
destinazione siamo meravigliati
dalla bellezza del posto: picco di
Vallandro, Croda Rossa, Cristallo e
Cristallino, Cadini di Misurina, Tre
cime di Lavaredo. Una vera leccornia
per gli amanti delle Dolomiti.
Peccato che tutto il panorama venga
presto avvolto dalle nuvole.
Arriviamo al Rif. Vallandro senza
passare per Prato Piazza (restiamo
sul sentiero 40 in alto). Al rifugio
siamo accolti con calore dalla
proprietaria che ci sistema in un
camerone tutto per noi (se fossero
arrivati altri escursionisti li
avrebbe sistemati in un altro
camerone).
Siccome esce un raggio di sole
laviamo le magliette e le mettiamo
fuori ad asciugare, per poi
ritirarle velocemente dopo che le
prime gocce di pioggia hanno
cominciato a punteggiare le pietre
del rifugio.
La cena è molto buona, fuori piove e
ci consoliamo sperando che il giorno
successivo il cielo si sarà
scaricato (in realtà saremo smentiti
solennemente). Secondo giorno:
dal rif. Vallandro al rif. Bosi al
Monte Piana passando per il Monte
Specie
Dislivello in salita: 1100m
Dislivello in discesa: 900m
Tempo di percorrenza: 6,5 ore
Difficoltà: EE+ brevi EEA La
tappa di oggi è impegnativa e il
tempo si preannuncia brutto. Dal
rif. Vallandro decidiamo comunque di
raggiungere la cima del monte Specie
(sono solo 200m in più) per ammirare
(nubi permettendo) il panorama.
Imbocchiamo il sentiero 34, che ci
porterà poi fino a valle, e
raggiungiamo in breve la sella e da
qui la croce sulla cima del monte
Specie. Il panorama è davvero
magnifico e si vede benissimo anche
il monte Piana che dovremo
raggiungere nel pomeriggio.
Cominciamo quindi la discesa verso
il lago di Landro sul sentiero n.
34.
Il sentiero è abbastanza ripido e
dobbiamo superare alcuni tratti
attrezzati con corda (una cengia) e
scalette e ponticelli di legno.
Superiamo anche una galleria di
guerra. Il percorso è comunque ben
attrezzato e la pioggia che ha
cominciato a scendere non ci mette
in difficoltà. Raggiungiamo così la
palestra di roccia dove si allenano
gli alpini e il passo Tre Croci. Qui
ci fermiamo al ristorante “Tre Cime
di Lavaredo”dove l'accoglienza è
calda come la pioggia che ha
cominciato a battere
insistentemente.
Aspettiamo che smetta di piovere poi
partiamo per affrontare il sentiero
dei Pionieri (faticoso, ripido, a
tratti attrezzato) che ci condurrà
sul Monte Piana. Dopo circa 1 ora di
sentiero ripido affrontiamo alcuni
passaggi aiutati da catene e corde
metalliche. Il sentiero prosegue
quindi ancora molto ripido fino
all'attacco della ferrata. Prendiamo
il sentiero che prosegue a destra e
affrontiamo una cengia esposta senza
corde metalliche, un po' scivolosa,
ma senza neve. Il sentiero dopo la
cengia riprende a salire fino ai
primi manufatti austriaci. Eccoci
sul monte Piana. Il cielo, che nel
frattempo si è fatto sempre più
scuro, comincia a rovesciare
secchielli d'acqua, ma poco importa,
non ci sono più passaggi difficili,
dobbiamo solo attraversare il monte
per raggiungere sul fronte opposto
il rif. Bosi.
Il rifugio è caldo e accogliente e
ci facciamo travolgere dalla
simpatia del gestore. Siamo gli
unici ospiti per questa notte e lui
è tutto per noi.
Dopo una bella doccia ristoratrice e
un breve riposo scendiamo per
pianificare l'itinerario del giorno
seguente. Il sole però comincia a
far capolino tra le nubi, così
preferiamo uscire tra i mughi ad
ammirare il panorama, davvero unico,
che si gode da qui.
Terzo giorno: dal rif. Bosi al
rif. Vandelli passando per il lago
di Misurina
Dislivello in salita: 700m
Dislivello in discesa: 950m
Tempo di percorrenza: 8 ore
Difficoltà: EE+ brevi EEA Ci
svegliamo comodamente oggi. Il
gestore serve la colazione solo a
partire dalle 8, quindi
approfittiamo per poltrire un po'.
Il cielo è bello, anche se ci sono
parecchie nubi sparpagliate come
tante pecore al pascolo. Dopo
colazione il gregge si infittisce
fino a coprire tutto il cielo. Anche
oggi ci aspetta pioggia. Scendiamo a
Misurina per la vecchia carrozzabile
ora in disuso e ci lasciamo
assorbire con fastidio dalla
civiltà. Autobus pieni di turisti,
macchine e moto che sfrecciano
veloci sulla statale. Dopo due
giorni tra i monti ci eravamo quasi
disabituati al caos consueto.
Essendo partiti tardi (verso le 9)
siamo arrivati a Misurina alle 11.
Ci prendiamo un cappuccino e una
fetta di strudel e ripartiamo
velocemente per malga Misurina e
forcella Popena. Prima attraversiamo
dei prati, quindi dei ghiaioni fino
alla forcella Popena. Qui inizia a
piovere e scendiamo quindi
mestamente verso il passo Tre Croci.
Arriviamo al ponte sul Ridavoi sotto
una pioggia battente e ci dirigiamo
verso il passo lungo la statale (ca.
1 km). Qui sconsolati ci rifugiamo
sotto la tettoia dell'unico bar -
chiuso per turno - e aspettiamo che
la pioggia smetta, o perlomeno,
diminuisca di intensità. Per fortuna
non dobbiamo attendere molto e,
smessa la pioggia, partiamo per il
sentiero 215 verso il rif. Vandelli.
Dobbiamo attraversare alcuni nevai e
superare diverse cenge protette da
cordini metallici, oltre a tre scale
di ferro. Ho scritto scale perchè di
questo si tratta, non le solite
scalette, ma vere e proprie scale
con gradini e corrimano. Il sentiero
è quindi molto semplice anche se
esposto e incontriamo una comitiva
di allegri bambini in rientro a
valle.
Arriviamo al rifugio belli stanchi,
dopo circa 2 ore e 20 min di cammino
dal passo. Prima di cena (anche qui
siamo gli unici ospiti) andiamo ad
ammirare il magnifico lago turchese
del Sorapiss, proprio dietro al
rifugio, meraviglia della Natura,
luogo incantato che speriamo di
visitare ancora in futuro. Il
rifugista e la sua famiglia sono
veramente simpatici e cordiali e ci
trattano veramente da signori. Dopo
una cena luculliana ci dirigiamo a
passi pesanti verso la camerata che
ci ospiterà per la notte.
Quarto giorno: dal rif.
Vandelli a San Vito di Cadore
passando per il rif. Tondi e il rif.
Faloria
Dislivello in salita: 500m
Dislivello in discesa: 250m
Tempo di percorrenza: 4,5 ore
Difficoltà: EE + E La giornata
comincia con i migliori auspici. Il
cielo è quasi sereno e la voglia di
camminare non manca. Il rifugista ci
rassicura sul sentiero (due ore per
il Tondi, senza neve), infatti si
rivelerà tutto il contrario. Il
sentiero comunque è bellissimo.
Ritorniamo sul 215 fino al bivio che
sale per il Ciadin del Lòudo (n.
216). Quindi cominciamo a salire su
una costa del Sorapiss con una
bellissima vista sul Vandelli e sul
suo lago turchese. Il sentiero è
ripidissimo e faticoso. Superata una
breve cengia con l'aiuto di un
cordino metallico entriamo nel
magico mondo del Ciadin del Lòudo.
Un mondo fatto di erba, sassi e...
tanta neve. Infatti il sentiero che
dovremmo prendere, il 223, è quasi
tutto coperto di neve e non ci sono
tracce di recente passaggio. Inoltre
il sentiero non è nemmeno segnato.
Scegliamo allora di stare bassi,
percorriamo il 216 fino alla
forcella Marcuoira, quindi il 213
che ci porta alla forcella Ciadin
del Lòudo (cima Coppi del nostro
giro a quota 2378m) e quindi ad
attraversare un vallone lungo e
pieno di neve fino al rif. Tondi.
Contrariamente alle previsioni del
rifugista il sentiero ci impegna per
4 ore buone e dobbiamo superare
lunghe lingue di neve gelata, non
semplicissime. Al rif. Tondi
comunque arriviamo con il sole, ci
rifocilliamo (anche qui i rifugisti
sono molto simpatici e ci lasciano
consumare i nostri viveri senza
sovrapprezzo) e quindi scendiamo per
il breve tratto che separa il rif.
Tondi dal rif. Faloria, dove
prendiamo la funivia per Cortina e
da qui il pullman per San Vito di
Cadore.
A San Vito alloggiamo in una locanda
dove saremo ancora gli unici
avventori e unici clienti del
ristorante. L'accoglienza e la
cucina sono ottime, così ci
addormentiamo beatamente.
Quinto giorno: da San Vito di
Cadore al rif. Venezia
Dislivello in salita: 980m
Dislivello in discesa: 50m
Tempo di percorrenza: 3,5 ore
Difficoltà: E Da oggi il nostro
giro si fa più semplice, basta EE ed
EEA, ma solo E e ancora tanti bei
paesaggi. La tappa di oggi ci porta
nel cuore del monte Pelmo.
Partiti da San Vito prendiamo le
indicazioni per la frazione Serdes,
quindi inforchiamo il sentiero 470,
direzione rif. Venezia. Il sentiero
è largo e comodo, in mezzo al bosco,
e procede con una pendenza elevata
ma non troppo faticosa.
Passato il ponte della Madonna
attraversiamo un tratto di sentiero
ripido e ingombro di alberi caduti
con la neve, che dobbiamo superare
scavalcandoli con una certa
difficoltà, vista anche la
consistenza molle del terreno.
Incrociamo quindi il sentiero che
sale da Selva di Cadore e il
percorso ritorna agevole. Il Pelmo
si concede poco alla volta tra le
nubi. Arriviamo ad un pascolo con
terreno fangoso ed ecco spuntare la
bandiera del rifugio. Siamo
arrivati. Prima di cena una bella
passeggiata ci porta alla cengia di
Ball, attacco per la salita alla
cima del monte Pelmo, per la prima
volta eseguita dal John Ball nel
1859.
Sesto giorno: dal rif. Venezia
al rif. Tissi passando per il rif.
Palafavera e il rif. Sonnino al
Coldai
Dislivello in salita: 900m
Dislivello in discesa: 500m
Tempo di percorrenza: 6,45 ore
Difficoltà: E Oggi lasciamo il
tracciato dell'alta via n. 3 per
imboccare quello dell'alta via n. 1.
La partenza dal rif. Venezia è
“pantanosa”. Infatti tutto il
tragitto dal Venezia a Palafavera è
fangoso e scivoloso. La discesa ci
impegnerà per 45 min oltre le 2 ore
previste dalla tabella di marcia e
sarà il pezzo più duro
psicologicamente di tutta l'alta
via. La discesa infatti è ripida,
nel bosco, su terreno paludoso e con
radici affioranti. Bisogna procedere
con cautela per non fare un
capitombolo. Arrivati a Palafavera
comincia di nuovo a piovere. Ci
rifugiamo nel rifugio a ingurgitare
torte e cappuccini ascoltando musica
rock. Dopo un'ora di sosta decidiamo
che è ora di proseguire e cominciamo
ad affrontare lo stradello che ci
porta verso il Coldai. Superata la
casera di Pioda lo stradello si fa
sentiero. Giungiamo ad una forcella,
subito dopo la quale appare il
rifugio Sonnino al Coldai. Ci
mangiamo qui un bel piatto di
minestra, poi proseguiamo il nostro
tragitto sul sentiero 560 (alta via
n. 1) verso la forcella Coldai e il
laghetto di Coldai. Da qui iniziamo
a scendere in un vallone sotto il
Col Negro di Coldai e quindi a
transitare sulla Transcivetta fino
al bivio che sale al dirupo roccioso
dove si erge il rif. Tissi. Dal
dirupo si osserva Alleghe con il suo
bel lago e si ha una magnifica
visione di tutti i principali gruppi
dolomitici che si stendono verso
nord, mentre a sud si erge imponente
il massicco del Civetta. Guardando
dal dirupo riusciamo a scorgere in
lontananza anche il Picco di
Vallandro, prima tappa della nostra
alta via.
Settimo giorno: dal rif. Tissi
a Listolade passando per il rif.
Vazzoler e la Capanna Trieste
Dislivello in salita: 0m
Dislivello in discesa: 1500m
Tempo di percorrenza: 5 ore
Difficoltà: E Ultimo giorno.
Mesti ci avviamo verso la discesa
che ci porta nuovamente sul
tracciato della Transcivetta fino al
rif. Vazzoler.
La discesa è piacevole, il sole ci
riscalda e incontriamo diversi
atleti che si allenano per la
imminente e massacrante corsa. Nel
bosco la discesa prosegue regolare
fino al rif. Vazzoler dove ci
fermiamo per uno spuntino e
ammiriamo l'imponente parete della
Moiazza. Proprio oggi il tempo è
davvero migliorato? No, infatti
mentre scendiamo a Listolade il
cielo si scurisce e le care, grigie
nubi che ci hanno accompagnato
durante questo trekking cominciano
ad allinearsi in cielo come per
salutarci. L'avventura è finita e si
rientra a valle, ma serberemo a
lungo nel cuore il ricordo di questa
bellissima vacanza. Stefano
Melada
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Giuditta Fellin Copyright
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Val Pusteria

Un tenebroso Picco di Vallandro 
Discesa al Lago di Landro

Drei zinnen

Il magnifico laghetto del Sorapiss 
Mare o neve?

Stefano e Giuditta, gli autori di
questo resoconto |