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 pict  Alta Via delle Nuvole (by Giuditta e Stefano)    
Questo itinerario che si percorre in 7 giorni è l'intersezione di due tratti delle classiche alte vie delle Dolomiti: la n. 3 e la n.1. La prima viene percorsa con piccole varianti da Villabassa-Niederdord fino al Rif. Venezia, la seconda (che proprio al Venezia interseca il tracciato della prima) dal Rif. Venezia a Listolade (ma si potrebbe continuare volendo dal Rif. Vazzoler proseguendo sul tracciato originale fino a Belluno).
Ve la proponiamo come noi l'abbiamo fatta e con i nostri commenti sperando di fare cosa utile per altri escursionisti.
Questa non vuole essere una guida tecnica (esistono delle belle guide edite dalla Provincia di Belluno, Dolomiti Turismo srl, Italo Zandonella Callegher, www.infodolomiti.it) ma vuole essere una raccolta di impressioni, suggerimenti e informazioni pratiche per chi volesse accingersi a percorrerla.

Descrizione delle tappe

Primo giorno: da Villabassa al rif. Vallandro
Dislivello in salita: 1500m
Dislivello in discesa: 0m
Tempo di percorrenza: 8 ore
Difficoltà: EE

La partenza è dal paese di Villabassa-Niederdorf. La prima cosa che ci ha sconcertati è l'assenza di indicazioni riguardo la partenza dell'alta via n.3 (perlomeno noi non siamo stati in grado di trovarle). Dobbiamo chiedere ad un locale delle indicazioni per raggiungere la Maistattweg, partenza dell'alta via. La Maistattweg è una strada semicircolare che arriva fino a Dobbiaco. Purtroppo noi abbiamo seguito le indicazioni di un locale e siamo arrivati fino a Dobbiaco. Qui, dopo aver imboccato una stradina asfaltata (Maistattweg) nella direzione geograficamente corretta abbiamo raggiunto i Bagni di Maia e qui, ancora con un po' di difficoltà e l'aiuto di una signora del posto, abbiamo raggiunto il sentiero-stradina n. 15 verso Malga Putz (Putzalm).
La strada corretta era probabilmente quella che ci aveva indicato la proprietaria della pensione dove abbiamo dormito e che inizialmente avevamo percorso: superata l'ultima casa del paese a destra, in direzione Dobbiaco, c'è un sottopasso della ferrovia, oltrepassato il quale ci si trova su alcune stradine asfaltate che vanno nella direzione del bosco. Quale di queste sia la Maistattweg non è detto saperlo (non abbiamo visto nessun cartello).
Arrivati comunque alla malga, veniamo accolti da 3 bambine sorridenti che ci preparano un tè caldo e una bella radler. Dalla malga si sale verso sinistra in direzione del monte Serla per un sentiero ripido e ben segnato. Da qui la segnaletica è precisa e molto frequente. E' impossibile sbagliare. Attraversiamo il passo Suis, prendiamo il sentiero 33 fino alla forcella Serla tra roccette poi seguiamo le indicazioni per il Rif. Vallandro. Il percorso è abbastanza agevole e il dislivello, da qui in avanti è contenuto.
Dopo essere arrivati in prossimità del sentiero per la cima del Picco di Vallandro, ci rifocilliamo un po' e ancora in saliscendi raggiungiamo il rifugio. Ci accompagna per tutto il tragitto la bellissima Croda Rossa e quando arriviamo a destinazione siamo meravigliati dalla bellezza del posto: picco di Vallandro, Croda Rossa, Cristallo e Cristallino, Cadini di Misurina, Tre cime di Lavaredo. Una vera leccornia per gli amanti delle Dolomiti. Peccato che tutto il panorama venga presto avvolto dalle nuvole.
Arriviamo al Rif. Vallandro senza passare per Prato Piazza (restiamo sul sentiero 40 in alto). Al rifugio siamo accolti con calore dalla proprietaria che ci sistema in un camerone tutto per noi (se fossero arrivati altri escursionisti li avrebbe sistemati in un altro camerone).
Siccome esce un raggio di sole laviamo le magliette e le mettiamo fuori ad asciugare, per poi ritirarle velocemente dopo che le prime gocce di pioggia hanno cominciato a punteggiare le pietre del rifugio.
La cena è molto buona, fuori piove e ci consoliamo sperando che il giorno successivo il cielo si sarà scaricato (in realtà saremo smentiti solennemente).

Secondo giorno: dal rif. Vallandro al rif. Bosi al Monte Piana passando per il Monte Specie
Dislivello in salita: 1100m
Dislivello in discesa: 900m
Tempo di percorrenza: 6,5 ore
Difficoltà: EE+ brevi EEA

La tappa di oggi è impegnativa e il tempo si preannuncia brutto. Dal rif. Vallandro decidiamo comunque di raggiungere la cima del monte Specie (sono solo 200m in più) per ammirare (nubi permettendo) il panorama. Imbocchiamo il sentiero 34, che ci porterà poi fino a valle, e raggiungiamo in breve la sella e da qui la croce sulla cima del monte Specie. Il panorama è davvero magnifico e si vede benissimo anche il monte Piana che dovremo raggiungere nel pomeriggio.
Cominciamo quindi la discesa verso il lago di Landro sul sentiero n. 34.
Il sentiero è abbastanza ripido e dobbiamo superare alcuni tratti attrezzati con corda (una cengia) e scalette e ponticelli di legno. Superiamo anche una galleria di guerra. Il percorso è comunque ben attrezzato e la pioggia che ha cominciato a scendere non ci mette in difficoltà. Raggiungiamo così la palestra di roccia dove si allenano gli alpini e il passo Tre Croci. Qui ci fermiamo al ristorante “Tre Cime di Lavaredo”dove l'accoglienza è calda come la pioggia che ha cominciato a battere insistentemente.
Aspettiamo che smetta di piovere poi partiamo per affrontare il sentiero dei Pionieri (faticoso, ripido, a tratti attrezzato) che ci condurrà sul Monte Piana. Dopo circa 1 ora di sentiero ripido affrontiamo alcuni passaggi aiutati da catene e corde metalliche. Il sentiero prosegue quindi ancora molto ripido fino all'attacco della ferrata. Prendiamo il sentiero che prosegue a destra e affrontiamo una cengia esposta senza corde metalliche, un po' scivolosa, ma senza neve. Il sentiero dopo la cengia riprende a salire fino ai primi manufatti austriaci. Eccoci sul monte Piana. Il cielo, che nel frattempo si è fatto sempre più scuro, comincia a rovesciare secchielli d'acqua, ma poco importa, non ci sono più passaggi difficili, dobbiamo solo attraversare il monte per raggiungere sul fronte opposto il rif. Bosi.
Il rifugio è caldo e accogliente e ci facciamo travolgere dalla simpatia del gestore. Siamo gli unici ospiti per questa notte e lui è tutto per noi.
Dopo una bella doccia ristoratrice e un breve riposo scendiamo per pianificare l'itinerario del giorno seguente. Il sole però comincia a far capolino tra le nubi, così preferiamo uscire tra i mughi ad ammirare il panorama, davvero unico, che si gode da qui.

Terzo giorno: dal rif. Bosi al rif. Vandelli passando per il lago di Misurina
Dislivello in salita: 700m
Dislivello in discesa: 950m
Tempo di percorrenza: 8 ore
Difficoltà: EE+ brevi EEA

Ci svegliamo comodamente oggi. Il gestore serve la colazione solo a partire dalle 8, quindi approfittiamo per poltrire un po'. Il cielo è bello, anche se ci sono parecchie nubi sparpagliate come tante pecore al pascolo. Dopo colazione il gregge si infittisce fino a coprire tutto il cielo. Anche oggi ci aspetta pioggia. Scendiamo a Misurina per la vecchia carrozzabile ora in disuso e ci lasciamo assorbire con fastidio dalla civiltà. Autobus pieni di turisti, macchine e moto che sfrecciano veloci sulla statale. Dopo due giorni tra i monti ci eravamo quasi disabituati al caos consueto. Essendo partiti tardi (verso le 9) siamo arrivati a Misurina alle 11. Ci prendiamo un cappuccino e una fetta di strudel e ripartiamo velocemente per malga Misurina e forcella Popena. Prima attraversiamo dei prati, quindi dei ghiaioni fino alla forcella Popena. Qui inizia a piovere e scendiamo quindi mestamente verso il passo Tre Croci. Arriviamo al ponte sul Ridavoi sotto una pioggia battente e ci dirigiamo verso il passo lungo la statale (ca. 1 km). Qui sconsolati ci rifugiamo sotto la tettoia dell'unico bar - chiuso per turno - e aspettiamo che la pioggia smetta, o perlomeno, diminuisca di intensità. Per fortuna non dobbiamo attendere molto e, smessa la pioggia, partiamo per il sentiero 215 verso il rif. Vandelli. Dobbiamo attraversare alcuni nevai e superare diverse cenge protette da cordini metallici, oltre a tre scale di ferro. Ho scritto scale perchè di questo si tratta, non le solite scalette, ma vere e proprie scale con gradini e corrimano. Il sentiero è quindi molto semplice anche se esposto e incontriamo una comitiva di allegri bambini in rientro a valle.
Arriviamo al rifugio belli stanchi, dopo circa 2 ore e 20 min di cammino dal passo. Prima di cena (anche qui siamo gli unici ospiti) andiamo ad ammirare il magnifico lago turchese del Sorapiss, proprio dietro al rifugio, meraviglia della Natura, luogo incantato che speriamo di visitare ancora in futuro. Il rifugista e la sua famiglia sono veramente simpatici e cordiali e ci trattano veramente da signori. Dopo una cena luculliana ci dirigiamo a passi pesanti verso la camerata che ci ospiterà per la notte.

Quarto giorno: dal rif. Vandelli a San Vito di Cadore passando per il rif. Tondi e il rif. Faloria
Dislivello in salita: 500m
Dislivello in discesa: 250m
Tempo di percorrenza: 4,5 ore
Difficoltà: EE + E

La giornata comincia con i migliori auspici. Il cielo è quasi sereno e la voglia di camminare non manca. Il rifugista ci rassicura sul sentiero (due ore per il Tondi, senza neve), infatti si rivelerà tutto il contrario. Il sentiero comunque è bellissimo. Ritorniamo sul 215 fino al bivio che sale per il Ciadin del Lòudo (n. 216). Quindi cominciamo a salire su una costa del Sorapiss con una bellissima vista sul Vandelli e sul suo lago turchese. Il sentiero è ripidissimo e faticoso. Superata una breve cengia con l'aiuto di un cordino metallico entriamo nel magico mondo del Ciadin del Lòudo. Un mondo fatto di erba, sassi e... tanta neve. Infatti il sentiero che dovremmo prendere, il 223, è quasi tutto coperto di neve e non ci sono tracce di recente passaggio. Inoltre il sentiero non è nemmeno segnato. Scegliamo allora di stare bassi, percorriamo il 216 fino alla forcella Marcuoira, quindi il 213 che ci porta alla forcella Ciadin del Lòudo (cima Coppi del nostro giro a quota 2378m) e quindi ad attraversare un vallone lungo e pieno di neve fino al rif. Tondi. Contrariamente alle previsioni del rifugista il sentiero ci impegna per 4 ore buone e dobbiamo superare lunghe lingue di neve gelata, non semplicissime. Al rif. Tondi comunque arriviamo con il sole, ci rifocilliamo (anche qui i rifugisti sono molto simpatici e ci lasciano consumare i nostri viveri senza sovrapprezzo) e quindi scendiamo per il breve tratto che separa il rif. Tondi dal rif. Faloria, dove prendiamo la funivia per Cortina e da qui il pullman per San Vito di Cadore.
A San Vito alloggiamo in una locanda dove saremo ancora gli unici avventori e unici clienti del ristorante. L'accoglienza e la cucina sono ottime, così ci addormentiamo beatamente.

Quinto giorno: da San Vito di Cadore al rif. Venezia
Dislivello in salita: 980m
Dislivello in discesa: 50m
Tempo di percorrenza: 3,5 ore
Difficoltà: E

Da oggi il nostro giro si fa più semplice, basta EE ed EEA, ma solo E e ancora tanti bei paesaggi. La tappa di oggi ci porta nel cuore del monte Pelmo.
Partiti da San Vito prendiamo le indicazioni per la frazione Serdes, quindi inforchiamo il sentiero 470, direzione rif. Venezia. Il sentiero è largo e comodo, in mezzo al bosco, e procede con una pendenza elevata ma non troppo faticosa.
Passato il ponte della Madonna attraversiamo un tratto di sentiero ripido e ingombro di alberi caduti con la neve, che dobbiamo superare scavalcandoli con una certa difficoltà, vista anche la consistenza molle del terreno. Incrociamo quindi il sentiero che sale da Selva di Cadore e il percorso ritorna agevole. Il Pelmo si concede poco alla volta tra le nubi. Arriviamo ad un pascolo con terreno fangoso ed ecco spuntare la bandiera del rifugio. Siamo arrivati. Prima di cena una bella passeggiata ci porta alla cengia di Ball, attacco per la salita alla cima del monte Pelmo, per la prima volta eseguita dal John Ball nel 1859.

Sesto giorno: dal rif. Venezia al rif. Tissi passando per il rif. Palafavera e il rif. Sonnino al Coldai
Dislivello in salita: 900m
Dislivello in discesa: 500m
Tempo di percorrenza: 6,45 ore
Difficoltà: E

Oggi lasciamo il tracciato dell'alta via n. 3 per imboccare quello dell'alta via n. 1. La partenza dal rif. Venezia è “pantanosa”. Infatti tutto il tragitto dal Venezia a Palafavera è fangoso e scivoloso. La discesa ci impegnerà per 45 min oltre le 2 ore previste dalla tabella di marcia e sarà il pezzo più duro psicologicamente di tutta l'alta via. La discesa infatti è ripida, nel bosco, su terreno paludoso e con radici affioranti. Bisogna procedere con cautela per non fare un capitombolo. Arrivati a Palafavera comincia di nuovo a piovere. Ci rifugiamo nel rifugio a ingurgitare torte e cappuccini ascoltando musica rock. Dopo un'ora di sosta decidiamo che è ora di proseguire e cominciamo ad affrontare lo stradello che ci porta verso il Coldai. Superata la casera di Pioda lo stradello si fa sentiero. Giungiamo ad una forcella, subito dopo la quale appare il rifugio Sonnino al Coldai. Ci mangiamo qui un bel piatto di minestra, poi proseguiamo il nostro tragitto sul sentiero 560 (alta via n. 1) verso la forcella Coldai e il laghetto di Coldai. Da qui iniziamo a scendere in un vallone sotto il Col Negro di Coldai e quindi a transitare sulla Transcivetta fino al bivio che sale al dirupo roccioso dove si erge il rif. Tissi. Dal dirupo si osserva Alleghe con il suo bel lago e si ha una magnifica visione di tutti i principali gruppi dolomitici che si stendono verso nord, mentre a sud si erge imponente il massicco del Civetta. Guardando dal dirupo riusciamo a scorgere in lontananza anche il Picco di Vallandro, prima tappa della nostra alta via.

Settimo giorno: dal rif. Tissi a Listolade passando per il rif. Vazzoler e la Capanna Trieste
Dislivello in salita: 0m
Dislivello in discesa: 1500m
Tempo di percorrenza: 5 ore
Difficoltà: E

Ultimo giorno. Mesti ci avviamo verso la discesa che ci porta nuovamente sul tracciato della Transcivetta fino al rif. Vazzoler.
La discesa è piacevole, il sole ci riscalda e incontriamo diversi atleti che si allenano per la imminente e massacrante corsa. Nel bosco la discesa prosegue regolare fino al rif. Vazzoler dove ci fermiamo per uno spuntino e ammiriamo l'imponente parete della Moiazza. Proprio oggi il tempo è davvero migliorato? No, infatti mentre scendiamo a Listolade il cielo si scurisce e le care, grigie nubi che ci hanno accompagnato durante questo trekking cominciano ad allinearsi in cielo come per salutarci. L'avventura è finita e si rientra a valle, ma serberemo a lungo nel cuore il ricordo di questa bellissima vacanza.

Stefano Melada stefanomelada@gmail.com
Giuditta Fellin

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Val Pusteria


Un tenebroso Picco di Vallandro


Discesa al Lago di Landro


Drei zinnen


Il magnifico laghetto del Sorapiss


Mare o neve?


Stefano e Giuditta, gli autori di questo resoconto

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