GIRO DEL MONVISO
26/27/28 LUGLIO 2006: diario di
una piccola impresa di Marco
Ramello

Quest’anno
finalmente coroniamo il nostro
sogno di effettuare il giro del
Re di Pietra: il Monviso.
Quando nel 2000
è
nata Anna avevamo calcolato che
il 2006 sarebbe stato l’anno
buono, infatti con Pietro di 13
anni, Paolo di 11, Giacomo di 8
e Anna di 6, l’impresa si poteva
tentare e così,… eccoci qua.
Dopo una fase di studio sui
possibili itinerari, decidiamo
di percorrere il tragitto in
senso orario partendo da
Castello in Alta Val Varaita,
agevolati anche dal fatto di
essere in vacanza in campeggio a
Pontechianale.
La prima tappa è molto semplice
(solo 3 ore) e ci consente di
raggiungere il Vallanta, rifugio
del CAI Monviso, sezione di
Saluzzo, a m. 2450.
Non abbiamo problemi di orario
in quanto il tragitto è breve,
quindi partiamo a camminare alle
9.15 accompagnati anche da
alcuni amici vicini di
campeggio.
L’ascesa
è per noi già ben conosciuta,
infatti
da alcuni anni il Vallanta è una
delle nostre mete preferite,
grazie al suo percorso vario,
con la prima parte abbastanza
ripida per poi diventare più
agevole fino alla rampa finale.
Il tempo è
molto buono e il clima
ottimo, dopo le 3 ore previste
alle 12.15 giungiamo al rifugio
accolti da Valentina, la nostra
nipote che lavora qui nei mesi
estivi. Il cielo rapidamente si
copre e dopo un veloce pasto nei
locali del rifugio, a causa
della fitta pioggia improvvisa,
i nostri amici decidono di
scendere a valle approfittando
di uno squarcio di sereno.
Io e
Antonella ci sistemiamo
con i nostri sacchi letto nella
camera “Vallanta”, una 8 posti
con 4 letti a castello
bellissima, molto pulita e
ordinata. Decidiamo quindi di
giocare un po’ a carte e di
riposarci con la lettura.
Approfittando del tempo
migliorato usciamo a fare due
passi verso il vecchio rifugio
Gagliardone, ma nel tragitto io,
Pietro e Paolo ci imbattiamo in
una famiglia di marmotte
particolarmente vanitose, che
non perdono occasione per farsi
fotografare. Anche Antonella,
Giacomo e Anna
escono ma
la nuova pioggia, questa volta
un temporale con tuoni, fulmini
e grandine, ci costringe
nuovamente al rientro.
Verso l’ora di cena il panorama
sul retro del rifugio è molto
intrigante: la fitta pioggia ha
provocato delle grandi cascate
di acqua sporca alquanto
spettacolari e l’acqua del
laghetto è sempre più marrone.
Rientriamo per cena: il rifugio
è pieno e invidiamo un po’ i
nostri vicini di tavolo che
mangiano al ristorante, mentre
noi ci dobbiamo accontentare dei
panini…
Alle 21.30 tutti a nanna, nella
nostra stanza si è aggiunta una
coppia di olandesi, ma riusciamo
a convivere bene.
Alle 6.30 di giovedì 27 siamo
già tutti in piedi perché oggi
ci aspetta la giornata più dura
del nostro tragitto, per fortuna
le previsioni meteo sono buone.
Il percorso prevede l’ascesa al
colle di Vallanta, quindi la
discesa in Francia al rifugio
“Viso”, nuova salita verso il
colle Traversette, su cui si
dice sia passato Annibale con i
suoi elefanti, buco di Viso con
rientro in Italia, sentiero del
postino e ascesa finale al
rifugio Giacoletti per il
pernottamento.
Le cartine danno 6 ore di
cammino, ma noi giungeremo alla
meta solamente alle 16.30.
Partiamo
dal Vallanta alle 7.45 e in
breve arriviamo al colle di
Vallanta dove troviamo ancora
parecchia neve: i bambini si
divertono molto. La discesa
verso il “Viso” è abbastanza
impegnativa, con grossi massi su
cui Pietro e Paolo non hanno
problemi, mentre Giacomo e Anna
faticano di più. Arriviamo al
“Viso” verso le 11.00 dopo una
breve colazione nei pressi del
lago Lestio; il rifugio sembra
molto grande
ma quasi vuoto. Il tempo
di riempire le borracce e
ripartiamo subito: il buco di
Viso ci attende.
La salita è faticosa con alcuni
saliscendi erbosi nella prima
parte e fitta pietraia nella
fase finale. Il buco dalla parte
francese è quasi totalmente
ostruito da una frana e
l’entrata è dietro un nevaio.
L’ingresso non è semplice ma
molto suggestivo. Io mi calo per
primo, poi facciamo passare gli
zaini e quindi i bambini.
L’interno del tunnel è
completamente buio e se non
avessimo
le torce sarebbe impraticabile.
Al centro proviamo a spegnere
tutto: che paura… e che freddo.
Dopo una prima parte più
stretta, si allarga e l’uscita
in Italia sembra proprio una
galleria: molto emozionante!
Intanto sono già quasi le 14.00
e i nostri tempi si stanno
allungando.

Scendiamo
una nuova impegnativa pietraia e
pranziamo alle 14.30 al Pian
Mait. Una sosta rapida perché ci
attende ancora il tratto più
difficile di tutta la nostra
gita: il difficile sentiero del
Postino. In
effetti non è semplice,
con parecchi tratti esposti e i
bimbi hanno un po’ paura. I
pezzi più impegnativi sono
attrezzati con corde e catene,
ma fatichiamo lo stesso. Al
termine del sentiero ci attende
ancora un’oretta di ascesa
finale, sempre
molto
impegnativa: sarà anche
per la fatica ormai accumulata.
Finalmente alle 16.15 vediamo il
Giacoletti e dopo un quarto
d’ora troviamo uno stambecco che
ci accoglie:
ce l’abbiamo fatta!
Ci sistemiamo velocemente nel
camerone, stanotte ci siamo solo
noi e i gestori.
Lavata di piedi, passeggiata,
partita a carte e questa sera ci
concediamo una bella
pastasciutta e un buon
minestrone. Il cuoco è ottimo e
abbondante e riusciamo tutti a
concederci bis e tris. Alle
21.30 siamo nella suite del
Giacoletti con vista sul
Monviso: uno spettacolo della
natura.
Al mattino alle 6.30 la sveglia
ci avvisa che l’ultima fatica
sta per cominciare: oggi dovremo
raggiungere il rifugio Quintino
Sella, quindi attraverso i passi
Gallarino e San Chiaffredo
tornare in Val Varaita e
rientrare alla base: tratto
lungo ma con poco dislivello.
Dopo una
abbondante colazione e
alcuni scatti fotografici di
Pietro ad un camoscio, partiamo
alle 7.45, ma il cielo è velato
e dopo pochi minuti inizia la
prima delle numerose piogge
della giornata. In breve
scendiamo alcuni tornanti,
superiamo la colletta dei laghi
e nei pressi del Lago Chiaretto
ci
immettiamo sulla mulattiera
proveniente da Pian del Re. La
pioggia è molto
fitta ma
non ci scoraggiamo. Sul sentiero
incrociamo alcuni amici
fiorentini conosciuti al
Vallanta che stanno
effettuando
il giro in senso contrario al
nostro e ci scambiamo alcune
battute. Verso le 10.00 il cielo
torna sereno e quando alle 11.00
giungiamo al Quintino è tutto
blu. Decidiamo di mangiare una
veloce colazione e alle 11.20
siamo già pronti a ripartire, ma
ora è di nuovo tutto coperto e
ricomincia a gocciolare.
Riusciamo a rimanere sempre sul
filo dei nuvoloni e mentre alle
nostre spalle si scatena un
temporale, in breve raggiungiamo
il passo Gallarino dove
incontriamo gli zii che ci sono
venuti ad aspettare. Non
possiamo fermarci perché i
nuvoloni incombono. In un quarto
d’ora siamo al passo S.
Chiaffredo e alle 13.10 al lago
Lungo dove consumiamo un veloce
spuntino. Ricomincia a piovere e
grandinare e ci tuffiamo
velocemente verso la valle. Tra
uno squarcio di sole e una
pioggia alle 15.30
raggiungiamo
il ponticello sul Rio Vallanta.
Anna è in forma e in discesa
riesce a staccare tutti con
Pietro. Paolo sente un po’ di
dolore allo stomaco, mentre
Giacomo chiacchiera con gli zii.
L’ultimo tratto è sotto una
fitta pioggia con tuoni e
fulmini, ma ormai siamo arrivati
e non ci preoccupiamo più.
Alle 16.00 siamo a Castello: il
nostro sogno si è avverato e
nonostante le difficoltà e la
fatica siamo
veramente tutti felici e
soddisfatti.
