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Ricevo da Gianni e giro a tutti Il giro è una classica dell'alta Val
Seriana, ma ho riscontrato poca gente, anche locale, che lo faccia completo.
Quando l'ho fatto io, ho incontrato tre persone una volta, e nessuno l'altra,
eppure erano giornate perfette come meteo, in piena stagione estiva.
La gita è proponibile in due giorni distinti, dato il dislivello ragguardevole
che per le tue scale di valori la farebbe diventare una EEEEE. Un breve racconto
di come si è svolta la nostra salita di quest'estate, in pieno agosto.
In una splendida giornata di sole, abbiamo raggiunto Valbondione e la
frazione di Grumetti, parcheggiando nelle aree adibite più in fondo possibile
alla strada asfaltata. Da qui un ripido sentiero si raccorda, attraverso boschi
di latifoglie, al tratturo che parte dietro il paese, per evitare di aggiungere
un km di sterrata al già lungo tracciato. Per ampio sentiero si raggiunge il
rifugio Curò a 1895 m, in circa 2 ore di cammino. Lo sviluppo è notevole per gli
ambi tornanti che devono affrontare le ripide pareti prima del rifugio, ma il
dislivello che si guadagna è relativamente poco, partendo da 975 m.
Esiste un "sentiero invernale” che taglia i tornanti con una impennata micidiale
nell'ultimo tratto, ma lo sconsiglio d'estate, a meno di voler mettere alla
prova i polpacci dei partecipanti.
Il rifugio è ampio e ben gestito, ma avendo una giornata davanti, è possibile
raggiungere in un'altra ora, decisamente su sentiero turistico, il rifugio e il
lago originale del Barbellino (m 2100), non CAI, ma situato proprio alle porte
del secondo tratto del sentiero.
Pranzare sulle sponde del lago artificiale e poi assistere al tramonto sulle
sponde di quello naturale, è una buona scelta alternativa per guadagnare un'ora
sul giorno successivo.
Il lago del Barbellino è circondato dalla mole del Monte Torena e dalla sagoma
scura del Pizzo Strinato; proprio sulla sponda opposta del lago, si trovano le
sorgenti ufficiali del fiume Serio, che attraverso il sistema di dighe
inferiore, offre una volta al mese, d'estate, lo spettacolo delle cascate più
alte d'Italia e le seconde in Europa (3 salti per 315 m).
La mattina seguente, per ampi pendii erbosi, dove le fioriture sono notevoli,
si guadagna la dorsale sopra il rifugio, mentre nella conca sotto i nostri piedi
il lago vira di riflessi sempre nuovi man mano che si sale. In circa 1 ora e 15'
si raggiunge a 2691 m, il bivacco AES (ex polveriera della prima guerra
mondiale) in pietra, e subito dopo l'ampio passo di Caronella (m 2612). Scorcio
sulla Valtellina.
Appena raggiunto il rifugio (sempre chiuso) dell'AEM, un segnale su un sasso ci
indirizza a sinistra verso la bocchetta di quota 2730. Un ripido pendio di
sfasciumi porta in circa 30' a questa selletta aerea dalla quale è possibile
abbracciare la Valtellina fin dopo Sondrio; salendo non mancano scorci sul
gruppo del Bernina.
La vista dalla bocchetta è spettacolare: il lago Gelt ("gelato" perché è
ghiacciato fino a estate inoltrata; m 2562) è il più alto delle Orobie e da qui
ha la geometrica forma di un cuore azzurro, incastonato fra le rocce, circa 200
metri più giù.
La discesa inizialmente è molto ripida e stretta, e va affrontata con attenzione
per non smuovere sassi. Dopo circa 50 metri di discesa delicata, il pendio si
allarga e diviene meno opprimente e ripido, poi si sfascia e si può approdare
alle rive granitiche del Gelt. Qui sulle ampie rocce lisciate dalle antiche
glaciazioni è il luogo ideale per una sosta da spuntino.
Dal Gelt, attraverso isole rocciose e scarni prati, seguendo gli indispensabili
bolli colorati, si guadagnano balze e costoloni che precipitano verso il catino
sotto il pizzo del Diavolo di Malgina che ospita il secondo lago, il lago
appunto della Malgina.
Fra rocce e prati fioriti si raggiunge il lago e lo si attraversa alla sua foce
per scendere nel canalone sottostante. Finalmente i prati prendono il
sopravvento sulle rocce, mentre il lago artificiale del Barbellino è ormai
vicino. Ci si immette nel sentiero dell'andata qualche centinaio di metri prima
del lago e si ripercorre l'acciottolato costeggiando invitanti pozze da
pediluvio.
Una sosta al Curò è necessaria per rifocillarsi e fare ingenti scorte di birra,
anche perché ci aspetta ancora una lunga discesa, almeno un'altra ora e 30 per
arrivare alla macchina, e la discesa sembra non finire mai. Il giro completo
partendo la mattina dal Curò, assommato alla discesa finale può risultare
decisamente impegnativa, con circa 7 ore complessive di cammino per 1800 di
dislivello in discesa.
E' un giro che va affrontato prima dell'autunno o in estate piena, perché sulla
bocchetta e nel Gelt può restare neve e il lago essere ghiacciato fino a giugno.
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