Cari ragazzi... ecco qui il racconto
della salita sul tetto delle Alpi.
Sembra di essere lì, sembra...
Un grazie a Diego.
Dopo soltanto un mese sono
tornato a Chamonix. Non sono qui per
ritentare la sfortunata traversata
alpinistica Chamonix-Zermatt, sono
qui per scalare il re, il Monte
Bianco! So bene che sarà una scalata
lunga e impegnativa, che le
condizioni del tempo dovranno essere
necessariamente ideali; insomma
tutto dovrà filare per il verso
giusto, con un po' di fortuna.
Ieri camminavo tra le verdi
praterie e i vasti ghiaioni al
cospetto della Presolana, questa
mattina sto guidando verso
l'aeroporto di Malpensa per
accompagnare la guida alpina
Giovanni a "recuperare" quello che
sarà il mio compagno di cordata, il
quale "sbarcherà" direttamente dalla
terra di Spagna. Fu proprio Giovanni
che, durante la traversata
alpinistica Chamonix-Zermatt, mi
propose insistentemente la scalata
del Monte Bianco ed io impiegai
soltanto un paio d'ore per
convincermi che, avendo a
disposizione un'occasione del
genere, non potevo proprio attendere
l'anno seguente.
Partiamo nel lungo viaggio per
Chamonix; Giovanni è un po'
preoccupato perché poco fa gli è
stato chiesto di passare dal
soccorso alpino francese per
chiedere notizie di suoi conoscenti
che sono rimasti bloccati per tutta
la notte da una nevicata su una
delle tante pareti del Bianco. Ci
auguriamo che presto il tempo
migliori, sia per permettere i
soccorsi che per la realizzazione
della nostra impresa.
Quando arriviamo a Courmayeur
notiamo preoccupati che
effettivamente il Monte Bianco è
coperto da una coltre di spesse
nuvole basse che di tanto in tanto
lasciano intravedere il cielo
azzurro. Dall'altra parte della
montagna il tempo è identico ma in
evidente via di miglioramento.
Comunque, rassicurati dal fatto che
i soccorsi sono finalmente partiti,
ci apprestiamo a salire sulla
funivia dell'Aiguille du Midi che ci
risparmierà molti metri di
dislivello.
Splende il sole e, per essere a 3800
metri, non fa molto freddo. Sono
molto emozionato, finalmente sono
qui da alpinista e non da turista,
finalmente posso entrare nel magico
mondo bianco del Monte Bianco!
Mentre ci prepariamo indossando le
giacche e calzando i ramponi nella
galleria di ghiaccio che si affaccia
sul ghiacciaio,
sento ciarlare alle mie spalle
l'immancabile gruppetto di
giapponesi assiepato alle mie
spalle, dietro una transenna. Appena
mi giro verso di loro vengo
fotografato come se fossi una
star... Evidentemente, qui anche noi
alpinisti siamo una sorta di
attrazione turistica, un tutt'uno
con la montagna...
È arrivato il mio momento, me la
dovrò subito vedere con la
famigerata crestina dell'Aiguille du
Midi,
che mi è stata descritta come
affilata e ripida ma che, in
effetti, è soltanto molto aerea,
visto che cade su un baratro di 1400
metri.
Tuttavia, non è la prima volta che
affronto una cresta simile che
anziché intimorirmi mi rende solo
più concentrato e vigile... Dopo
aver atteso l'ascensione di alcuni
alpinisti mi incammino lungo la
ripida discesa che porta verso il
plateau; sopra le nostre teste
passano lentamente i minuscoli
ovetti della straordinaria funivia
del Bianco, una delle mie opere
ingegneristiche preferite. La marcia
verso il vicino rifugio des
Cosmiques è facile e rilassante, fa
molto caldo e possiamo scattare
tranquillamente delle belle
fotografie nonostante la nuvolaglia
residua; tutto questo già non mi
sembra vero.
Raggiungiamo presto il rifugio che
trovo caldo, accogliente e molto
luminoso. Fuori intanto ha
incominciato a nevischiare e nutro
alcune perplessità riguardo alle
previsioni meteo che invece
dichiarano tempo sereno per domani.
Durante l'ottima cena facciamo la
conoscenza di una coppia di ragazzi
che, per mia fortuna, parlano
italiano; sono molto simpatici e
diamo loro incoraggiamenti per
l'ascesa del giorno seguente. Poco
dopo Bicio telefona a Giovanni e,
venendo a sapere quello che sto
facendo (che ho nascosto a
tutti...), mi fa auguri molto
sentiti.
Ben presto ce ne andiamo a dormire,
la sveglia è fissata per l'1 di
notte perciò è inutile indugiare. Mi
sento bene e il mal di pancia di
questa mattina è passato, ho fiducia
che la notte passi bene e che il
tempo domani sarà bellissimo.
È ora! Ho dormito bene, sono
vispo e in forma, il tempo come
sarà? Corro alla finestra, ma prima
ancora di controllare il meteo mi
rendo conto che oggi ci sono le
condizioni per uscire, altrimenti
nessuno si sognerebbe di prepararsi.
La luna piena fa risplendere le
vette bianche, il cielo nero è pieno
di stelle e senza nemmeno una
nuvola, laggiù a Chamonix,
scintillante come un brillante, si
dorme ancora profondamente.
Prima della colazione esco per
scattare qualche foto (ma ovviamente
al buio non ottengo niente)
rendendomi conto che non fa affatto
freddo, pressappoco potrebbero
esserci solo alcuni gradi sottozero
tanto che Giovanni mi sconsiglia di
coprirmi in modo eccessivo, pertanto
decido di indossare solo la
maglietta e la giacca nuova di piuma
(devo battezzarla prima o poi).
Dopo una gradevole colazione è il
momento di prepararsi. All'1:30
partiamo per la nostra lunghissima
marcia verso il Monte Bianco,
facendoci strada sul ghiaccio con le
nostre lampade frontali.
Camminare soli in un ambiente
apparentemente tanto ostile, mentre
la maggior parte della gente riposa,
è una sensazione incredibile che ti
fa sentire un po' speciale. È
impressionante vedere le luci di
Chamonix ben 3000 metri più in basso
di noi, ma niente in confronto alle
minuscole lucciole che si
arrampicano su enormi cascate di
ghiaccio verso il Mont Blanc du
Tacul; noi dovremo seguirle!
La prima parte di salita è
abbastanza dura ma agevole e teniamo
un buon passo, io mi sento molto
bene e la temperatura è ideale non
essendoci nemmeno un filo di vento,
insomma sembra veramente una
giornata perfetta! Superiamo alcuni
tratti ghiacciati su una traccia
perfetta, solo ogni tanto si affonda
nei 20 centimetri di neve fresca
caduta il giorno prima. Noto in
lontananza i bagliori affascinanti
di un temporale, mi preoccupano
pensando a come ne parlano sia
Giovanni che i numerosi libri di
montagna che ho letto, ma non so per
quale ragione ho avvisato Giovanni
solo quando ormai non vi era più
segno di questa minaccia.
Dopo una rampa molto ripida
raggiungiamo la prima crepaccia
terminale che superiamo agevolmente.
Il cliente spagnolo accusa un po' di
malessere preoccupando me e
Giovanni, io invece sono in una
forma incredibile perché non solo
riesco a salire agevolmente sui
tratti più duri ma recupero in
fretta, come se non fossi a quasi
4000 metri! Ci fermiamo 5 minuti per
la prima pausa, io so che devo stare
molto attento a non entrare in crisi
di fame perché questo è il mio
tallone di Achille durante qualsiasi
escursione.
Ripartiamo percorrendo un tratto in
leggera discesa per poi risalire con
ripidezza crescente verso il secondo
colle, il col du Maudit,
estremamente impegnativo vedendo
l'itinerario percorso dalle cordate
che ci precedono. Anzi, mi sembra
impossibile salire da quella parte,
ma so perfettamente che sui
ghiacciai è normale avere questa
impressione. In ogni caso dovremo
faticare parecchio in quanto che ci
sono molti tratti ripidi ghiacciati
dove ci aiutiamo con la piccozza, ma
per nostra fortuna sono stati tutti
gradinati (ci mancava solo il
tappeto rosso...). Rallentiamo il
passo, così che posso godermi la
luna piena che illumina debolmente
le vette circostanti;
non ho né la più pallida idea di che
ora sia né di quanto tempo sia
trascorso vagando nel buio... Tra
l'altro noto che siamo ricoperti
dalla testa ai piedi di un sottile
strato bianco di brina che, come
fossimo fili d'erba ghiacciati, ci
rende un tutt'uno con la natura.
Ed eccoci al punto più difficile
dell'intera ascensione, questa volta
non avevo studiato il percorso come
faccio di solito, ma d'altronde non
me lo sarei mai immaginato così
impegnativo! Dobbiamo risalire
assicurati da Giovanni un canalino
di misto di una trentina di metri
attrezzato con una corda fissa che
però è inutilizzabile essendo quasi
interamente sepolta dalla neve. Le
roccette sporgenti sono ricoperte di
ghiaccio e neve, la pallida luce
della frontale mi consente solo di
intuire gli appigli e crea ombre
sinistre che confondono
ulteriormente le idee.
Supero questo difficile tratto
relativamente velocemente, facendo
fondo a tutte le mie forze: non è
stato per niente facile restare
legato allo spagnolo che mi
precedeva dovendo fare una fatica
tremenda ogni volta che lui
accelerava nel momento stesso in cui
io stavo affrontando un difficile
salto di roccia piegando
completamente la gamba. Credo di non
aver mai compiuto uno sforzo tanto
intenso prima d'ora, tutta la mia
concentrazione e la mia forza è
stata dedicata al passaggio di
questo ostacolo e, inoltre, cadere
qui avrebbe potuto essere molto
pericoloso. Superato il duro
ostacolo raggiungo la cima del
colle, è già un trionfo! Ci
congratuliamo e Giovanni mi
rassicura che il peggio è davvero
passato.
Dò uno sguardo al canalino appena
salito accorgendomi di aver scalato
un muro quasi verticale di ghiaccio
e roccia in piena notte e a 4300
metri, sono incredulo e di nuovo
pronto per continuare la salita!
Proseguiamo per alcune decine di
metri fino ad un pianoro riparato
dalla leggera brezza, qui facciamo
uno spuntino prima dell'attacco
finale alla vetta, che stimiamo ci
impegnerà per altre due ore.
Affrontiamo un tratto di traverso
in discesa che un po' infido per via
del fatto che la neve fresca scivola
sul ghiaccio sottostante, ma qui i
ramponi fanno bene il loro dovere.
Ecco finalmente la vetta del Monte
Bianco che interrompe il nero del
cielo; da questo punto in avanti la
salita è ancora lunga ma del tutto
prima di difficoltà, a parte la
quota ovviamente.
Durante il primo tratto, quello più
facile e pressoché in piano, ci
godiamo il sorgere del sole dietro
il Monte Rosa:
senza dubbio la più bella alba che
io abbia mai visto!
Il cielo violetto è sgombro di
nuvole da qui al Cervino e al Monte
Rosa, ad un certo punto il sole
rosso sbuca dietro il Monte Rosa che
a questa distanza pare una
montagnetta. È il sorgere del sole
che tinge il bianco della neve
immacolata da blu a violetto sino a
diventare rosso e rosa, esattamente
come la descrive il mitico Walter
Bonatti in uno dei suoi meravigliosi
libri.
Affrontiamo il tratto più duro del
pendio finale oltre il quale si
intravede l'abitato di Courmayeur
situato ai piedi del tormentato
ghiacciaio della Brenva. A dire il
vero non mi rendo conto dell'altezza
a cui ci troviamo e penso solamente
ad avanzare, passo dopo passo, metro
dopo metro, verso la cima. Ho mal di
testa, suppongo sia da imputare alla
quota, anche lo spagnolo appare un
po' in difficoltà, quindi ci giova
rallentare ulteriormente il passo
fino salire con passo "Himalayano"
alternando frequenti pause.
Comunque, abbiamo tutto il tempo per
arrivare in vetta che ormai siamo
certi di raggiungere, non possiamo
certo rinunciare qui.
Finalmente, quando ormai mi ero per
così dire dimenticato della cima
nascosta dietro ad un costone di
ghiaccio, un gruppo di alpinisti ci
aspetta in festa lassù sull'ampia
cima della montagna più alta delle
Alpi.
Ci siamo! Manca poco! Siamo in cima!
A 4810 metri!
VETTA!!!
Sui nostri volti,
fin qui tesi e concentrati,
compaiono larghi sorrisi di
soddisfazione e di gioia; io sono
incredulo perché adesso sto
benissimo vedendo che qualsiasi cosa
intorno a me, comprese le montagne
più alte, sono più basse di me.
Senza indugiare mi scateno a
scattare fotografie, tra l'altro
anche in cima non fa per niente
freddo anche perché ormai il sole
illumina tutto l'immenso splendore
che circonda il Monte Bianco! Non
c'è nemmeno un filo di vento, che
fortuna spacciata che ho avuto (a
detta anche di Giovanni, lo spagnolo
è la quarta volta che prova ad
arrivare fin qui)!
Sarà che in quel momento magico fui
tutto preso a fare fotografie, a
pensare al mio stato psico-fisico,
sta di fatto che ho voluto mantenere
una certa concentrazione prima di
festeggiare, anche perché come
sempre tocca prima scendere, vale a
dire affrontare il momento più
delicato di ogni scalata.
Come via di ritorno decidiamo di
seguire il piano precedentemente
elaborato, ovvero scendere lungo la
via normale francese anziché
ritornare indietro dalla stessa via
di salita verso l'Aiguille du Midi,
che tra l'altro avrebbe reso
necessario scendere in corda doppia
dal famigerato canalino. Anche
questa volta ho l'onore (nonché
onere) di condurre la cordata:
affronto con sicurezza il naturale
proseguimento della vetta su una
cresta molto esposta e molto
panoramica. Dopo pochi metri
dobbiamo attendere che molti
alpinisti attardati salgano in cima,
così ne approfitto per scattare
numerose altre fotografie che poi mi
guarderò con calma a casa; strano,
fin qui desideravo solo la cima,
mentre ora ho voglia di tornare
presto a casa...
A mano a mano che si scende la
traccia si allarga diventando una
sorta di autostrada bianca, inoltre
la neve
diventa sempre più molle
consentendoci di scendere molto più
velocemente. L'Aiguille du Bionassay,
ben visibile da qui, è un autentico
spettacolo della natura così come lo
è la via di discesa che pare
tracciata da un gatto delle nevi
e non da alpinisti. D'altronde non
possiamo fare a meno di calpestare
la neve ancora vergine, è un piacere
assoluto...
Alla capanna Vallot, interessata in
quel momento da lavori di
ristrutturazione, facciamo una vera
pausa dove possiamo rifocillarci a
dovere; mi stupisco non poco di
sentirmi ancora in perfetta forma
dopo tante ore di fatica,
conoscendomi non me lo sarei
aspettato, anzi mi sento un po' più
vicino ai grandi alpinisti che
compivano imprese disumane mangiando
e bevendo poco o niente. Inoltre, è
stupefacente e assai preoccupante
come a questa quota faccia tutto
sommato caldo, sembra di essere a
2500 metri a fine inverno non a 2000
metri più in alto a fine estate.
Ci apprestiamo così ad affrontare la
lunghissima discesa che corre a
fianco del Dome de Gouter in
direzione dell'omonimo rifugio.
Superiamo un'imponente cornice di
neve che da una parte si getta
dritta verso valle
per migliaia di metri finché non
giungiamo al rifugio Gouter dove
riposiamo ancora un po'; purtroppo
qui finiamo tutta la scorta d'acqua.
Giovanni chiede in prestito al
rifugio un caschetto per me perché
la discesa che dovremo affrontare è
particolarmente soggetta alla caduta
di sassi. Si tratta di una
lunghissima ferrata su roccette
instabili e oggi ricoperte di neve
in molti punti, sarà durissima
scendere per 1000 metri lungo questo
percorso molto impegnativo e
insidioso, per giunta ramponi ai
piedi.
Tuttavia, me la caverò molto bene
mantenendo sempre la forza e
l'attenzione necessarie,
concentrazione che manterrò fino
all'ultimo metro di questa
estenuante discesa che continua
ormai da ore sotto un sole sempre
più caldo.
Giunti alla fine di questo pessimo
sentiero posso finalmente togliere i
ramponi ritornando ad essere un
comune escursionista. Rispetto al
comune escursionismo, credo che
l'alpinismo sia molto più
impegnativo non solo fisicamente, ma
anche e soprattutto mentalmente.
Nel frattempo Giovanni ci raggiunge
arrivando dal rifugio Tete Rouse nel
quale ha restituito il mio caschetto,
si riparte verso il Nide de l'Aigle,
meta finale della nostra traversata.
Quindi, ancora una buona ora di
marcia su un sentiero relativamente
facile ma alquanto scomodo che
richiede l'uso delle nostre
ultimissime riserve di energia.
Quando ormai il traguardo è in vista
confesso a Giovanni di aver
realizzato il mio grande sogno,
essere diventato un vero alpinista,
e lui si complimenta con me
sottolineando che il Bianco è sempre
il Bianco e anche per lui oggi
l'impegno è stato grande! Questo era
un mio grande sogno e dopo solo un
anno sono riuscito ad avverarlo, con
impegno costante e tanta fortuna,
che non guasta mai.
Dopo ben 13 ore di fatica ci
fermiamo definitivamente, esausti e
increduli. Ci scambiamo altri
complimenti, ma a questo punto è
troppa la voglia di sdraiarsi per
rilassarsi. Io mi sdraio su una
roccia e mi massaggio i piedi,
benedicendo i miei ottimi scarponi
nuovi (menomale, con quello che l'ho
pagati...). I miei pensieri vagano,
ripercorro le tappe di questo anno
più bello del bello, oggi ho
realizzato qualcosa di più grande di
un sogno e insieme la vita mi ha
regalato l'affetto di un'altra
persona davvero speciale che mi
aspetta e che non vede l'ora di
sentirmi raccontare questa
meravigliosa avventura. Anzi, scrivo
subito alcuni SMS che invierò appena
possibile, poi telefonerò a tutti
quando saremo in Italia.
Finalmente, dopo un'oretta di
riposo, possiamo salire sul trenino
e poi sulla funivia che ci
riporteranno brevemente e senza
sforzo giù nel fondovalle. Per
nostra fortuna due spagnoli, per
restituirmi il favore di due scatti
fotografici, ci danno un passaggio
fino a Chamonix dove recuperiamo le
auto. Dal parcheggio mi soffermo per
qualche istante sul Monte Bianco
cercando di individuare la via in
mezzo a tutto quel bianco accecante,
ma rinuncio incredulo...
Brindiamo alla vittoria e ripartiamo
per Milano. A Courmayeur finalmente
possiamo mettere qualcosa di
sostanzioso sotto i denti; ho
recuperato e sono perfettamente in
grado di guidare.
Guiderò per tre ore e mezza fino a
Milano, infine sarò costretto a
girare per l'odiata città per ancora
un'ora e mezza alla ricerca di un
alloggio per lo spagnolo alquanto
disorganizzato. Finalmente, dopo più
di 24 ore mi sdraierò nel mio comodo
lettino. Il giorno seguente, di
nuovo seduto alla scrivania
dell'ufficio, sarò incredulo
sentendomi ancora fresco e pimpante
come una rosa, soltanto con un
leggero male alle ginocchia e tanta,
tanta adrenalina ancora in
circolo...
Che dire di più, pensavo e
ripensavo - e tutt'ora ripenso
spesso - a come sia stato possibile
fare tutta quella strada lassù, dove
pareva impossibile anche soltanto
arrivare. Figuriamoci fare la
traversata del Monte Bianco! Quando
ero lassù, ogni volta che potevo
contemplare il panorama cercavo di
individuare il nostro punto di
partenza sotto l'Aiguille du Midi
stupendomi sempre di più,
allontanandomi, per quanto avevamo
percorso. Ricordo che a giugno potei
vedere benissimo il Monte Bianco,
seppur dalla Val Ferret, riuscendo
addirittura ad individuare dei
piccoli esserini intenti a scalarlo
per la nostra stessa via; immaginare
di arrivare fin là non lo reputavo
nemmeno un sogno bensì un desiderio
irraggiungibile. Beh, evidentemente
mi sbagliavo; l'amore per la
montagna è stato più forte di tutto!
Per le foto vai
sul sito di Diego
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