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 pict  Estate 2008... La valle dei Mocheni (by Patrizia, Marina e Claudio)    
Valle dei Mòcheni (TN) – Agosto 2008

“Dove andate quest'anno a scarpinare?”
“Ci facciamo un giro nella Valle dei Mòcheni”
“Eh? - Nella valle di che?”
“dei Mòcheni, in Trentino”
“Ah.... Mai sentita... Ma... ma esiste davvero?”

Ebbene sì, la valle dei Mòcheni esiste davvero. Tuttavia la domanda non ci stupisce, visto che nemmeno noi, fino a pochissimo tempo fa, ne sospettavano l'esistenza. Prima che un'interessante articolo corredato da belle foto e sbirciato quasi per caso, provocasse la nostra curiosità.

E' un'oasi di pace che dista 20 km da Trento e un'infinità di km dalla grande folla, una piccola valle posta a lato della più conosciuta Valsugana, nota anche come valle del Fersina perchè solcata dall'omonimo torrente, mentre i Mòcheni sono i suoi “tradizionali” abitanti.

Ancor' prima della bellezza paesaggistica dei luoghi, ci hanno intrigato le vicende storico-culturali di quest'area, che vi condensiamo in poche parole, per poter comprendere l'atmosfera, la storia e il territorio della valle dei Mòcheni:
i primi residenti subirono la colonizzazione di famiglie di origine tedesca, che influenzarono gli usi, i costumi, la lingua (si parla un'idioma locale “il mòcheno”), nonchè l'organizzazione sociale ed economica attraverso l'introduzione del maso, un complesso rurale-abitativo che puntava ad essere autosufficiente.
I conseguenti scarsi contatti economici e sociali con le altre valli del Trentino e il parziale isolamento, hanno così contribuito alla salvaguardia del patrimonio culturale di questa minoranza
di origini germaniche, oggi custodito in tre musei, e alla specificità della valle, capace di offrire contemporaneamente l'incanto di lunghi tracciati da scoprire a piedi o pedalando, e il senso dell'ozio, quello prezioso che cambia la vita, che fa sorridere, che fa tornare felici e spensierati come bambini.

Visitarla è stato un piacere, per la natura forte e vitale, capace di esibire tutte le tonalità del verde, ma anche una sorpresa, per il tempo che sembra essersi fermato, e un'occasione per immergersi in luoghi di cultura antica.
Dal punto di vista escursionistico, fra tanti interessanti itinerari da percorrere a piedi abbiamo previlegiato:

20.8.2008 LA SALITA AL MONTE DI COSTALTA, per il panorama a 360°.

Partendo dal Passo di Redebus (1455m) e' un'itinerario facile con un dislivello di circa 500m.
Il sentiero da prendere è il 404 e in breve porta ad una prima radura dove è ubicata Malga Pez (1583m). E' una costruzione privata (noi l'abbiamo trovata chiusa) attorno alla quale aleggia una leggenda: Sant'Orsola, protettrice della chiesa parrocchiale di S.Orsola Terme (il centro abitato più importante della valle), durante il suo pellegrinaggio dalla Germania a Roma sarebbe passata per Malga Pez, dove ancora oggi si può notare un grosso masso a forma di sedile, sul quale la santa si sarebbe fermata a riposare.
Superata la malga si continua a salire godendo di belle vedute panoramiche sulla sottostante valle, dove riluce la struttura in nylon delle serre che accolgono la coltivazione dei piccoli frutti. Già, perchè questa è chiamata anche la valle dei “piccoli frutti”. Fragole, lamponi, ribes, mirtilli e more proliferano ovunque, dentro e fuori le serre, colorando e profumando l'intera valle.
Attraversate alcune fitte abetaie si sbuca presso la Malga Cambroncoi (è anche agriturismo) pervasa
dall'aroma di formaggio fresco e abbellita da una grande statua sacra in legno.
Proseguendo su sentiero (c'e' anche una strada forestale) si raggiunge prima un grande pianoro e subito dopo la vetta, dalla quale il panorama è vastissimo: difronte l'Altopiano di Pinè con i laghi di Serraia e delle Piazze e tutt'attorno le cime della Catena del Lagorai. Sulla croce di vetta è appesa una cassetta metallica con all'interno il libro di vetta, che ha raccolto anche il nostro pensiero.

21.8.2008 LA “CAVALCATA” DI PASSI SUL LAGORAI, per i resti della Grande Guerra.

Un'anello impegnativo (circa 1100m di dislivello - 8/9 ore), ma anche di grande soddisfazione. Siamo partiti da Palù del Fersina e percorrendo un tratto del “giro dei baiti” abbiamo raggiunto la località Ficaren: qui un cartello col segnavia 314 indica la prima meta della giornata: il Passo Cagnon di Sopra. Proseguendo quasi in piano, si supera la località Plunebe che ospita, inseriti in un paesaggio di prati e pascoli, alcuni bellissimi masi perfettamente ristrutturati.
All'incrocio con il nuovo cartello segnavia lasciamo la stradina forestale per addentrarci nel fresco bosco della Val Battisti, allietato dallo scorrere di un torrente e traboccante di funghi, finchè approssimandoci all'alta quota, la vegetazione scompare a favore di una natura sempre più selvaggia e solitaria, fra roccette e sfasciumi. Ci si imbatte dapprima nella croce G.Lenzi, un cippo commemorativo della Grande Guerra, e poco dopo si scollina.
La fatica non manca, ma il panorama dal passo (2121m) è favoloso: da un lato l'intera valle dei Mòcheni, dall'altro la Val Calamento con la Malga Cagnon di Sopra e, vicinissime, le più alte cime della valle dei Mòcheni (o del Lagorai occidentale): il monte Croce, il monte Rujoch, la cima Sette Selle.
Saliamo ancora, verso il passo Val di Mattio (2308m), e presto siamo obbligati a porre estrema attenzione a dove appoggiamo i piedi: il sentiero diviene stretto, in alcuni punti a precipizio, tanto che per procedere dobbiamo chiudere i bastoncini e aggrapparci alle rocce con le mani. Ma vertigini a parte, resta un procedere infido, a causa delle rocce estremamente franose e dei ripidi pendii.
Non si parla, ci si tiene d'occhio e ci si aiuta, specie Marina, che è alla sua prima esperienza d'alta quota e che nonostante la paura, procede stoicamente.
Raggiunto il passo tiriamo tutti un sospiro di sollievo e volgiamo la nostra attenzione ai resti dei trinceramenti della Grande Guerra. Tra il 2005 e il 2006, un'intervento di restauro dei manufatti della Prima guerra mondiale sulla corona di questi monti, ha restituito un percorso di quasi 19 km, un'itinerario della memoria che rievoca gli scontri tra austriaci ed italiani dal 1915 al 1917.
Dopo una doverosa sosta si riparte, s'inizia il tragitto di rientro con la traversata dell'alta Val di Spruggio, verso il rifugio Giovanni Tonini a quota 1902m.
Una discesa a rotta di collo, su sfasciumi, ci porta in brevissimo tempo dai 2308m del passo ai 2160m della conca sottostante; da qui inizia uno stretto sentiero che a noi è parso infinito: si pensava di scendere ed invece, per circa 2 ore è stato un continuo saliscendi su dirupi e massi, a mezza costa nella valle che è un'immensa distesa di rododendri, chissà che spettacolo nell'epoca della fioritura!
Finalmente, giunti all'altezza del rifugio si comincia a scendere.... in picchiata e su massi enormi che più enormi non si può....un vero sentiero spaccagambe che ci conduce al rifugio esausti!
Tra una mega-torta ai frutti di bosco e un giro di grappini al mirtillo...decidiamo di modificare il resto del percorso.
Dal rifugio con il segnavia 443 scendiamo al Passo del Campivel e in prossimità della Malga Stramaiolo, invece di risalire al Passo Polpen (1937m) attraverso il quale convoglieremmo sul
“giro dei baiti” del mattino, continuiamo la discesa al Passo di Redebus, anche se in questo modo, gli ultimi 2,5 km che riconducono a Palù del Fersina li percorreremo su asfalto.

22.8.2008 L'ANELLO DI ERDEMOLO, per la miniera-museo e il suggestivo laghetto naturale.

E' uno splendido itinerario (750m di dislivello in circa 4-5 ore), assolutamente da non perdere.
La partenza avviene da Palù del Fersina, in località Frotten, alla testata della valle. Seguendo il segnavia 325 si raggiunge la miniera-museo Gruab va Hardimbl, aperta alla visite guidate. Addobbati con caschetto ed impermeabile abbiamo percorso oltre 50m di dislivello all'interno della montagna fra cunicoli stretti, bui e umidi, immaginando le condizioni di lavoro dei minatori, a dir poco terribili.
Rinati alla luce ci siamo avviati sul segnavia 343 che risale la Val di Laner, fino alla radura dove sorge il rifugio Sette Selle (1989m), con ottima cucina e gestore simpatico. Dal rifugio è possibile compiere la traversata al lago di Erdemolo seguendo due possibilità: con il sentiero alto (ce lo hanno descritto come “entusiasmante per l'ampio panorama”) o con il sentiero basso, ossia la nostra scelta.
Siamo tornati sui nostri passi fino ad incrociare, a quota 1850m circa, il segnavia 324 che compie la traversata con continui saliscendi, ma anche con continui scorci panoramici, a destra, sulla valle dei Mòcheni e a sinistra sulle montagne del Sasso Rosso e Sasso Rotto.
Dopo circa 2 ore, improvvisamente appare la sorpresa: il magnifico Lago di Erdemolo con le sue acque azzurro cobalto e il vicino rifugio omonimo (privato).
Da qui, per chiudere l'anello basta avviarsi sul segnavia 325: attraversato prima un bosco di larice e poi un pascolo, si guada il Fersina per poi tornare al punto di partenza.

Complimenti a Marina, per aver brillantemente superato un “battesimo di fuoco”.
Un meritato plauso anche a chi si occupa della segnaletica sui sentieri in questa valle: i cartelli segnavia sono curati e strategicamente posizionati, le indicazioni chiare e complete.

Claudio, Marina e Patrizia – Bergamo

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