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Valle dei Mòcheni (TN) – Agosto 2008

“Dove andate quest'anno a
scarpinare?”
“Ci facciamo un giro nella Valle dei
Mòcheni”
“Eh? - Nella valle di che?”
“dei Mòcheni, in Trentino”
“Ah.... Mai sentita... Ma... ma
esiste davvero?”
Ebbene sì, la valle dei Mòcheni
esiste davvero. Tuttavia la domanda
non ci stupisce, visto che nemmeno
noi, fino a pochissimo tempo fa, ne
sospettavano l'esistenza. Prima che
un'interessante articolo corredato
da belle foto e sbirciato quasi per
caso, provocasse la nostra
curiosità.
E' un'oasi di pace che dista 20
km da Trento e un'infinità di km
dalla grande folla, una piccola
valle posta a lato della più
conosciuta Valsugana, nota anche
come valle del Fersina perchè
solcata dall'omonimo torrente,
mentre i Mòcheni sono i suoi
“tradizionali” abitanti.
Ancor' prima della bellezza
paesaggistica dei luoghi, ci hanno
intrigato le vicende
storico-culturali di quest'area, che
vi condensiamo in poche parole, per
poter comprendere l'atmosfera, la
storia e il territorio della valle
dei Mòcheni:
i primi residenti subirono la
colonizzazione di famiglie di
origine tedesca, che influenzarono
gli usi, i costumi, la lingua (si
parla un'idioma locale “il mòcheno”),
nonchè l'organizzazione sociale ed
economica attraverso l'introduzione
del maso, un complesso
rurale-abitativo che puntava ad
essere autosufficiente.
I conseguenti scarsi contatti
economici e sociali con le altre
valli del Trentino e il parziale
isolamento, hanno così contribuito
alla salvaguardia del patrimonio
culturale di questa minoranza
di origini germaniche, oggi
custodito in tre musei, e alla
specificità della valle, capace di
offrire contemporaneamente l'incanto
di lunghi tracciati da scoprire a
piedi o pedalando, e il senso
dell'ozio, quello prezioso che
cambia la vita, che fa sorridere,
che fa tornare felici e spensierati
come bambini.
Visitarla è stato un piacere, per
la natura forte e vitale, capace di
esibire tutte le tonalità del verde,
ma anche una sorpresa, per il tempo
che sembra essersi fermato, e
un'occasione per immergersi in
luoghi di cultura antica.
Dal punto di vista escursionistico,
fra tanti interessanti itinerari da
percorrere a piedi abbiamo
previlegiato:
20.8.2008 LA SALITA AL MONTE DI
COSTALTA, per il panorama a 360°.
Partendo dal Passo di Redebus
(1455m) e' un'itinerario facile con
un dislivello di circa 500m.
Il sentiero da prendere è il 404 e
in breve porta ad una prima radura
dove è ubicata Malga Pez (1583m). E'
una costruzione privata (noi
l'abbiamo trovata chiusa) attorno
alla quale aleggia una leggenda:
Sant'Orsola, protettrice della
chiesa parrocchiale di S.Orsola
Terme (il centro abitato più
importante della valle), durante il
suo pellegrinaggio dalla Germania a
Roma sarebbe passata per Malga Pez,
dove ancora oggi si può notare un
grosso masso a forma di sedile, sul
quale la santa si sarebbe fermata a
riposare.
Superata la malga si continua a
salire godendo di belle vedute
panoramiche sulla sottostante valle,
dove riluce la struttura in nylon
delle serre che accolgono la
coltivazione dei piccoli frutti.
Già, perchè questa è chiamata anche
la valle dei “piccoli frutti”.
Fragole, lamponi, ribes, mirtilli e
more proliferano ovunque, dentro e
fuori le serre, colorando e
profumando l'intera valle.
Attraversate alcune fitte abetaie si
sbuca presso la Malga Cambroncoi (è
anche agriturismo) pervasa
dall'aroma di formaggio fresco e
abbellita da una grande statua sacra
in legno.
Proseguendo su sentiero (c'e' anche
una strada forestale) si raggiunge
prima un grande pianoro e subito
dopo la vetta, dalla quale il
panorama è vastissimo: difronte
l'Altopiano di Pinè con i laghi di
Serraia e delle Piazze e
tutt'attorno le cime della Catena
del Lagorai. Sulla croce di vetta è
appesa una cassetta metallica con
all'interno il libro di vetta, che
ha raccolto anche il nostro
pensiero.
21.8.2008 LA “CAVALCATA” DI PASSI
SUL LAGORAI, per i resti della
Grande Guerra.
Un'anello impegnativo (circa
1100m di dislivello - 8/9 ore), ma
anche di grande soddisfazione. Siamo
partiti da Palù del Fersina e
percorrendo un tratto del “giro dei
baiti” abbiamo raggiunto la località
Ficaren: qui un cartello col
segnavia 314 indica la prima meta
della giornata: il Passo Cagnon di
Sopra. Proseguendo quasi in piano,
si supera la località Plunebe che
ospita, inseriti in un paesaggio di
prati e pascoli, alcuni bellissimi
masi perfettamente ristrutturati.
All'incrocio con il nuovo cartello
segnavia lasciamo la stradina
forestale per addentrarci nel fresco
bosco della Val Battisti, allietato
dallo scorrere di un torrente e
traboccante di funghi, finchè
approssimandoci all'alta quota, la
vegetazione scompare a favore di una
natura sempre più selvaggia e
solitaria, fra roccette e sfasciumi.
Ci si imbatte dapprima nella croce
G.Lenzi, un cippo commemorativo
della Grande Guerra, e poco dopo si
scollina.
La fatica non manca, ma il panorama
dal passo (2121m) è favoloso: da un
lato l'intera valle dei Mòcheni,
dall'altro la Val Calamento con la
Malga Cagnon di Sopra e,
vicinissime, le più alte cime della
valle dei Mòcheni (o del Lagorai
occidentale): il monte Croce, il
monte Rujoch, la cima Sette Selle.
Saliamo ancora, verso il passo Val
di Mattio (2308m), e presto siamo
obbligati a porre estrema attenzione
a dove appoggiamo i piedi: il
sentiero diviene stretto, in alcuni
punti a precipizio, tanto che per
procedere dobbiamo chiudere i
bastoncini e aggrapparci alle rocce
con le mani. Ma vertigini a parte,
resta un procedere infido, a causa
delle rocce estremamente franose e
dei ripidi pendii.
Non si parla, ci si tiene d'occhio e
ci si aiuta, specie Marina, che è
alla sua prima esperienza d'alta
quota e che nonostante la paura,
procede stoicamente.
Raggiunto il passo tiriamo tutti un
sospiro di sollievo e volgiamo la
nostra attenzione ai resti dei
trinceramenti della Grande Guerra.
Tra il 2005 e il 2006, un'intervento
di restauro dei manufatti della
Prima guerra mondiale sulla corona
di questi monti, ha restituito un
percorso di quasi 19 km,
un'itinerario della memoria che
rievoca gli scontri tra austriaci ed
italiani dal 1915 al 1917.
Dopo una doverosa sosta si riparte,
s'inizia il tragitto di rientro con
la traversata dell'alta Val di
Spruggio, verso il rifugio Giovanni
Tonini a quota 1902m.
Una discesa a rotta di collo, su
sfasciumi, ci porta in brevissimo
tempo dai 2308m del passo ai 2160m
della conca sottostante; da qui
inizia uno stretto sentiero che a
noi è parso infinito: si pensava di
scendere ed invece, per circa 2 ore
è stato un continuo saliscendi su
dirupi e massi, a mezza costa nella
valle che è un'immensa distesa di
rododendri, chissà che spettacolo
nell'epoca della fioritura!
Finalmente, giunti all'altezza del
rifugio si comincia a scendere....
in picchiata e su massi enormi che
più enormi non si può....un vero
sentiero spaccagambe che ci conduce
al rifugio esausti!
Tra una mega-torta ai frutti di
bosco e un giro di grappini al
mirtillo...decidiamo di modificare
il resto del percorso.
Dal rifugio con il segnavia 443
scendiamo al Passo del Campivel e in
prossimità della Malga Stramaiolo,
invece di risalire al Passo Polpen
(1937m) attraverso il quale
convoglieremmo sul
“giro dei baiti” del mattino,
continuiamo la discesa al Passo di
Redebus, anche se in questo modo,
gli ultimi 2,5 km che riconducono a
Palù del Fersina li percorreremo su
asfalto.
22.8.2008 L'ANELLO DI ERDEMOLO,
per la miniera-museo e il suggestivo
laghetto naturale.
E' uno splendido itinerario (750m
di dislivello in circa 4-5 ore),
assolutamente da non perdere.
La partenza avviene da Palù del
Fersina, in località Frotten, alla
testata della valle. Seguendo il
segnavia 325 si raggiunge la
miniera-museo Gruab va Hardimbl,
aperta alla visite guidate.
Addobbati con caschetto ed
impermeabile abbiamo percorso oltre
50m di dislivello all'interno della
montagna fra cunicoli stretti, bui e
umidi, immaginando le condizioni di
lavoro dei minatori, a dir poco
terribili.
Rinati alla luce ci siamo avviati
sul segnavia 343 che risale la Val
di Laner, fino alla radura dove
sorge il rifugio Sette Selle
(1989m), con ottima cucina e gestore
simpatico. Dal rifugio è possibile
compiere la traversata al lago di
Erdemolo seguendo due possibilità:
con il sentiero alto (ce lo hanno
descritto come “entusiasmante per
l'ampio panorama”) o con il sentiero
basso, ossia la nostra scelta.
Siamo tornati sui nostri passi fino
ad incrociare, a quota 1850m circa,
il segnavia 324 che compie la
traversata con continui saliscendi,
ma anche con continui scorci
panoramici, a destra, sulla valle
dei Mòcheni e a sinistra sulle
montagne del Sasso Rosso e Sasso
Rotto.
Dopo circa 2 ore, improvvisamente
appare la sorpresa: il magnifico
Lago di Erdemolo con le sue acque
azzurro cobalto e il vicino rifugio
omonimo (privato).
Da qui, per chiudere l'anello basta
avviarsi sul segnavia 325:
attraversato prima un bosco di
larice e poi un pascolo, si guada il
Fersina per poi tornare al punto di
partenza.
Complimenti a Marina, per aver
brillantemente superato un
“battesimo di fuoco”.
Un meritato plauso anche a chi si
occupa della segnaletica sui
sentieri in questa valle: i cartelli
segnavia sono curati e
strategicamente posizionati, le
indicazioni chiare e complete.
Claudio, Marina e Patrizia –
Bergamo
Tutte le foto
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