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Ricevo da Patrizia e pubblico volentieri Val di Fiemme – agosto
2011
Drinn... Drinn...
“Pronto”
“Ciao Patti, sono Marina. Sai la novità ? A Roberto, per il suo compleanno,
hanno regalato un soggiorno per il primo week-end di agosto in Trentino, a
Predazzo. Che ne dici di farci compagnia ?”
Drinn.... Drinn...
“Pronto”
“Ciao Maria, sono Patti. Ho appena ricevuto un'invito per una tre giorni in Val
di Fiemme. Mi chiedevo se tu ed Enrico foste interessati..........”
Due brevi telefonate e in cinque minuti il gruppo è formato. Con una terza breve
telefonata Maria, Enrico ed io ci garantiamo una sistemazione alberghiera nella
frazione di Bellamonte e la scoperta della conca di Fiemme con il verde dei suoi
boschi di abete può iniziare.
Raggiungiamo Predazzo a metà mattinata e dopo aver sbrigato le formalità di rito
nei rispettivi alberghi ci ritroviamo per la prima escursione in programma. Il
cielo plumbeo non lascia presagire niente di buono, cade una sottile pioggerella
e mentre il brontolio di due tuoni ( per fortuna ancora lontani) ci accompagna,
iniziamo a risalire la facile sterrata che ci condurrà a Malga Bocche, uno dei
migliori belvedere dell'alta Val di Fiemme.
E' il nostro primo contatto con la (giustamente) famosa foresta di Paneveggio,
tutelata dal Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino. Una “miniera verde”
formata in gran parte da abete rosso che ha dato, e tuttora dà, un contributo
importante all'economia della valle.
All'arrivo, il colpo d'occhio dalla malga sulle Pale di S.Martino è magnifico.
In silenzio ammiriamo lo spettacolo, finchè il belato di due agnellini rompe
l'incanto.
Ci resta appena il tempo per due scatti fotografici e la pioggerella si
trasforma in un'acquazzone.
Velocissimi ci tuffiamo nella malga e mentre fuori piove, ci consoliamo
dedicandoci ai piatti della tradizione regionale.
Rientreremo sotto la pioggia, ma prima di concludere la giornata faremo una
visita, che si rivelerà più interessante del previsto, al museo dei liutai.
Sapete che cos'è il legno di risonanza ?
E perchè uno Stradivari non si può e non si potrà mai più produrre ?
(Le risposte non si trovano in fondo alla pagina, le scoprirete visitando la Val
di Fiemme)
Nella notte fra venerdi e sabato cade una quantità impressionante di pioggia.
Nella mia camera, che è posta in una mansarda e che prende luce da un'abbaino,
mi sveglio svariate volte ascoltando la pioggia battente sul vetro.
Mi chiedo: “se continua così, che ne sarà di noi domani ?”
Per fortuna con l'alba la pioggia si esaurisce, anche se neri nuvoloni
continuano ad incombere minacciosi.
Le condizioni meteo non sono certo propizie all'alta quota, decidiamo quindi di
attuare “il giro delle malghe”, un'escursione quasi circolare che si svolge
interamente su sterrato e con numerosi punti di riparo.
Parcheggiata strategicamente la prima auto in prossimità di Malga Rolle, con la
seconda ci dirigiamo al Pian dei Casoni (fra Paneveggio e il Passo Valles), dove
inizia il lungo percorso che, in piano, attraversa i pascoli della verde e dolce
Val Venegia incontrando dapprima Malga Venegia e, a distanza di un'ora circa,
Malga Venegiota. Lo sterrato continua superando un'ampia e suggestiva frana ai
piedi del monte Mulaz, che improvvisamente trasforma il paesaggio da bucolico a
lunare, poi lentamente ci fa guadagnare quota risalendo i suoi bianchi tornati,
sorvegliati dalle rocce della bastionata formata dalla Cima della Vezzana e
dall'imponente Cimon della Pala con le sue candide lingue di neve, che sbarra la
valle. Approdiamo alla Baita Segantini (2170 m), altro stupendo belvedere sulle
Pale, in particolare sul Cimon della Pala “il Cervino delle Dolomiti”, se non
fosse per la nebbia che c'avvolge. Dalla baita con circa 45 minuti di cammino si
può raggiungere la cima del Monte Castellazzo, importante punto di difesa sul
sottostante Passo Rolle (memorie della Grande Guerra) e culmine del “trekking
del Cristo Pensante”, un'invito all'uomo a ritrovare la serenità e se stesso. E'
una proposta che ci attrae, ma il resto del nostro gruppo ci attende a Malga
Juribello. Ripartiamo scendendo alla vicina Capanna Cervino. A questo punto
siamo un po' incerti sulla via da seguire perchè, secondo la nostra cartina, non
dovrebbe esistere un tracciato di collegamento con la malga. Fortunatamente
troviamo esposta una mappa della zona che indica il contrario, e in effetti poco
dopo, sempre perdendo quota, arriviamo all'incrocio dove un chiaro cartello ci
mostra la direzione da seguire. Riunito il gruppo ci si racconta le avventure
della giornata gustando la delizia di yogurt (in molteplici varianti) di
produzione malgara, quindi appagati nello spirito e nel fisico, affrontiamo
l'ultimo percorso della giornata inoltrandoci nel bellissimo bosco di
Costoncella, formato da abeti e larici, e tornando a Malga Rolle percorrendo il
“Sentiero del cacciatore”. Ci ritroveremo in serata nel paese di Tesero, per
partecipare alla rievocazione degli antichi mestieri organizzata dalla proloco
nel centro storico (scusate le foto decisamente mosse scattate in questa serata,
la ressa mi ha impedito di fare di meglio).
La domenica mattina mi sveglio baciata dal sole e automaticamente il pensiero
è: oggi alta quota.
Mi affaccio al balcone a controllare il cielo che però si rivela alquanto
indeciso.... da un lato un'ampia e soleggiata schiarita fa immaginare la
possibilità di mille avventure, dall'altra una fitta cortina di nuvolaglia
smorza subito gli entusiami. So già che la decisione finale sull'itinerario di
oggi verrà lasciata a me, ma in questi casi che si fa ? Non posso neanche
rispondermi con un filosofico: ”Ai posteri l'ardua sentenza”, mi resta solo
un'immediato: “Boh!!”
La zona che voglio vedere oggi è ben chiara nelle mie intenzioni: il rifugio e i
laghetti del Colbricon, ma per quale sentiero arrivarci ?
– Dal passo Rolle ? Noooo...... Troppo facile.
– Dalla sterrata a quota 1600m circa che si stacca dalla statale 50 ? La
sceglierei ad occhi chiusi se non fosse che termina a Malga Colbricon. Da lì in
poi è tutto sentiero immerso nel bosco, tenendo presenti le abbondanti e recenti
piogge in che condizioni sarà ? Un'altro: “Boh!!”
– Facendo il giro delle creste dalla cima della Tognazza ? Una vocina mi avvisa:
“Con un nebbione che non si vede a un passo ? Scordatelo!”. Ma un'altra vocina
replica: “Il nebbione ? D'accordo non è la condizione ideale, ma, diamine, sai
tutto quello che c'è da sapere. L'intero percorso nel complesso è elementare e
grazie alla massiccia presenza di omini segnavia l'orientamento non dovrebbe
essere un problema. Che fine ha fatto
l'avventura ? ”
A questo punto non mi resta che dare l'annuncio ufficiale: si sale alla Tognazza
e si scende al Colbricon. Qualche obiezione ? Nessuno fiata, ma solo perchè non
hanno ben capito quel che li aspetta e perchè, bontà loro, si fidano anche fin
troppo di me!
Lasciamo l'auto a Malga Rolle e traversata la statale scendiamo agli impianti
Paradiso. All'arrivo servono pochi minuti per raggiungere la Cima Tognazza
(2209m). Da questo belvedere si dovrebbe già fare incetta di panorami...... si
dovrebbe, in realtà la fitta e umidissima nebbia ingoia tutto. Lo sapevo, me
l'aspettavo.... e allora perchè mi sento delusa ?
Cominciamo a muoverci seguendo i segnavia bianco-rossi finchè scomparsi questi,
innumerevoli omini di pietra uno dopo l'altro si materializzano nella foschia.
So, avendo studiato il percorso che stiamo risalendo la cresta che porta alla
Cavallazza Piccola (2310m) e che terminata la salita
dovremmo vedere il lago della Cavallazza, già dovremmo vedere.......
In realtà le uniche cose che riusciremo a vedere sono alcune trincee, resti di
fortificazioni, gallerie e una splendida stella alpina.
Continueremo a seguire il ben segnalato percorso senza difficolta' tecniche, so
che abbiamo raggiunto anche la cima della Cavallazza (2324m) ma, sempre avvolti
dalla spessa nebbia, non abbiamo nemmeno intravisto la croce che la sovrasta
(ovviamente non ci siamo mai concessi il lusso di abbandonare i segnavia).
Cominceremo poi a scendere a tornati su un ripido pendio di terra, accompagnati,
nella parte finale, dal vociare dei turisti nei pressi del rifugio. Finalmente,
raggiunto un prato, anche a noi si sveleranno i due laghetti del Colbricon con
l'omonimo rifugio.
Saremo accolti da “finanzieri in erba”, una banda di ragazzini e ragazzine in
vacanza che hanno come punto in comune l'essere figli di finanzieri.
Ero convinta e resto del tutto convinta che questo percorso sia, in condizioni
meteo favorevoli, del tutto spettacolare oltre che facile.
Peccato che a noi, dal punto di vista panorami, sia stato negato praticamente
tutto. O forse chissà, visto che Marina soffre di vertigini dobbiamo dire
grazie, per questa volta è stato meglio così. Trarrò insegnamento da questa
esperienza: imparerò a non lasciarmi ingannare da facili entusiasmi
provocati da un'invitante quanto effimero raggio di sole mattutino.
Terminiamo la nostra vacanza con una piccola festicciola al rifugio,
complimentandoci a vicenda e gustando le torte rigorosamente fatte in casa.
Scatto le ultime foto, poso lo sguardo sulla finestra per controllare la
situazione esterna e..... chi ti vedo ? Un piccolo e carinissimo gnomo che mi fa
subito pensare al nostro mitico Bicio. Sarà da interpretare come un invito a
mandarti il mio racconto ?
L'ennesimo “Boh!”, ma nel dubbio eccomi qua!
Con simpatia,
Marina e Roberto, Maria ed Enrico, Patrizia - Bergamo.
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