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 pict  Estate 2007... in Corsica (by Patrizia e Claudio)    
Cap Corse - Corsica (Settembre 2007)

Sara' che abbiamo un'animo da esploratori, sara' che le vacanze pre-confezionate ci stanno sempre
strette, sara' che siamo affetti da nomadismo, sara' l'inquietudine tipica degli “spiriti liberi”,
sara' cio' che piu' vi pare.... ma quella di riuscire a stare fermi in un posto, per noi e' proprio una missione impossibile.
Ecco perche', quando ci ha colto il desiderio di orizzonti marini, ci siamo messi alla ricerca di una nuova meta che, cosi' come facciamo sui monti, ci permettesse di girovagare... ma tra una nuotata e una classica rosolatura da spiaggia.
Ha catturato la nostra attenzione il “Sentiero dei Doganieri” nell'alta Corsica, un magnifico itinerario costiero all'estremita' di Capo Corso, percorribile grazie ad un sentiero, sul litorale da Macinaggio a Centuri, molto pittoresco e variato che consente di ammirare fauna protetta, flora, edifici e paesaggi grandiosi.
Via traghetto sbarchiamo a Bastia e visto che le previsioni meteo danno una perturbazione in arrivo a breve, c'avviamo subito verso Macinaggio, ex porto dei Romani, il piu' capiente del Capo di oggi,
nonche' punto di partenza del trek. Sulla strada, la panoramica D80, i bei paesaggi si succedono senza sosta ed incontriamo la prima torre difensiva medievale, una delle tante che caratterizzano
l'intero territorio. Viaggiamo lenti per goderci ogni scorcio e a destinazione, ormai a pomeriggio inoltrato, con una passeggiata andiamo alla scoperta del paese e delle indicazioni che ci serviranno l'indomani.
Attacchiamo il sentiero nella mattina parzialmente soleggiata, sulla spiaggia alla fine del porto. L'avvio non e' particolarmente attraente, per l'ammasso maleodorante di posidonia estirpata dalle tempeste invernali, finche' entriamo nell'area protetta del Conservatoire du Littoral, dove la situazione cambia radicalmente. Risaliamo la costa intrisa dall'aroma di mirto e rosmarino, oltrepassiamo un vecchio cannone usato nelle battaglie per l'indipendenza corsa e con una deviazione raggiungiamo una torre in posizione panoramica. Lo spettacolo e' stupendo e diventera' una costante lungo tutto il tragitto, che non lascia mai il mare. Proseguiamo scendendo alla bella spiaggia di Tamarone e poi di nuovo si sale, ammirando difronte a noi la riserva naturale delle Isole Finocchiarola (rifugio esclusivo degli uccelli di mare), per ridiscendere alla baia di S.Maria che ospita una cappella, un pozzo, una torre ormai semidistrutta e due splendide spiaggie di sabbia fine che digradano in un mare trasparente: Cala Genovese e Cala Francese. Sono deserte, niente ombrelloni, niente lettini, niente schiamazzi, la bellezza e il silenzio regnano sovrani in questo luogo “irreale”.
Lo lasciamo a malincuore per risalire un colletto, che con i suoi 119m slm, ci regala un mega panorama: sulle vicine Tour d'Agnellu e Baia di Capandola, sulla costa inframmezzata da intime calette, sulla sperduta Isola di Giraglia con la sua torre ed il suo faro, sull'ancora distante porticciolo di Barcaggio, la meta odierna. Sostiamo alla Tour d'Agnellu per una visita approfondita, poi riprendiamo il cammino e in breve ci ritroviamo in un'intricata macchia di ginepri contorti che termina presso la bella spiaggia di Cala, anch'essa lambita da un mare cristallino e frequentata da bagnanti anomale: delle placide mucche. Barcaggio e' ormai a un tiro di schioppo e finalmente possiamo dare libero sfogo ad un desiderio represso ormai da ore: si fa il bagnooo!!!
E' un nuovo giorno e le previsioni meteo avvisano che la perturbazione arrivera' domani. Che fare? Terminare la seconda e ultima tappa del trek oggi, con il sole, o godersi il mare, la spiagga e il dolce far niente aspettando la pioggia?
Scegliamo la terza possibilita', quella che ci consente di fare sia l'una, sia l'altra cosa. Percorriamo solo una parte del 2° tratto del sentiero, creando cosi' una 3° tappa, piu' breve, che concluderemo domani (sulla costa una pertubazione non puo' durare molto a lungo, pensiamo noi...) e spendiamo il resto della giornata nella vita da spiaggia, anche perche' sappiamo che nell'ultima tappa il sentiero corre sempre alto sulla scogliera.
Con l'auto raggiungiamo Centuri-Port dove prenotiamo l'albergo per la notte, poi riprendiamo la D80 verso Barcaggio, sostando per una visita al Moulin Mattei dal quale il panorama sulla costa sottostante e' da brivido. Giunti a Barcaggio c'incamminiamo sul “Sentiero dei Doganieri” e in meno di un'ora, con un percorso fra la macchia profumata e un cormorano intento ad asciugarsi le ali, sbuchiamo alla spiaggia di Tollare, un piccolo porto con l'onnipresente torre. Addio alle scarpe e benvenuto al costume...cosi' si fa sera.
A volte le previsioni restano previsioni, a volte diventano realta'. Ed eccoci seduti a sorseggiare caffe', con gli zaini pronti, mentre fuori l'acqua scroscia.
Chiediamo all'albergatore: ”Di solito, dura molto la pioggia da queste parti? ”
“Oh, probabilmente smettera' prima che voi abbiate terminato la colazione” e' la risposta.
Cosi' e', ma non sara' la pioggia a preoccuparci in giornata.... Salutiamo l'albergatore, attraversiamo Centuri-Port e ci avviamo sul sentiero per la 3° ed ultima tappa. Il cielo e' plumbeo, ma anche cosi', mentre guadagnamo quota risalendo su gradoni in pietra verso la zona di Ajola, il panorama e' d'incanto. Percorriamo una valle, contorniamo un promontorio ed ecco un'altra valle dall'aspetto sinistro: la vegetazione e' piu' alta del solito e fra i rami verdi spiccano altri rami grigiastri....il fuoco, gli incendi sono passati anche da qui. Risaliamo un tratto impervio fino a valicare il Colle di Sundarelli, poi perdiamo quota e con un traverso in vista del mare arriviamo al “semaforo” di Cap Corse (una torre d'osservazione). Tagliamo una strada asfaltata e scendiamo i pendii del Monte Riuzzului fino ad una caletta di sassi, risaliamo sul versante opposto ed infine con un'ultima discesa giungiamo alla chiesina di Tollare.
Il tratto e' compiuto, non ci resta che il ritorno sullo stesso percorso.
Nel frattempo s'e' alzato il vento. Inizialmente una leggera brezza che ha spazzato le nuvole e liberato il sole, ma col passare del tempo si intensifica sempre piu', tanto che ad un certo punto
non riusciamo neppure a rimanere in piedi e come se non bastasse, abbiamo anche perso il sentiero. Sono preoccupata. Ci aggrappiamo alle rocce e cerchiamo di procedere, ma le folate sono tanto violente da impedirci il movimento e la mia preoccupazione si trasforma in ansia. Proviamo a ripararci accasciandoci a terra e tentiamo l'avanzata a quatto zampe, ma cosi' finisco ripetutamente con le mani (e non solo) sui cespugli spinosi che ricoprono il pendio. Le mani mi sanguinano e ormai sono al panico. Claudio, che e' gia' piu' avanti di me, riesce comunque ad avanzare, anche se molto lentamente e quando si volta a cercarmi, con lo sguardo mi esorta. Ma io solo bloccata, riesco a pensare solo alle spine che mi si sono conficcate nelle mani. Stramaledico Eolo e mentre le ingiurie sgorgano a raffica dalla mia mente, mi arrivano all'orecchio delle voci. Guardo avanti, ma Claudio e' sparito dall'orizzonte, non puo' essere stato lui. Di nuovo delle voci, stavolta capisco da dove arrivano e guardando sotto di me scorgo due persone. Due sconosciuti che procedono anche'essi con difficolta', ma.... sul sentiero. “Evviva, almeno quello l'ho ritrovato” penso sollevata.
La scoperta mi ridona coraggio e finalmente ricomincio a muovermi. Scivolo, ma non mi arrendo.
Il sentiero e' li'... forza...mi dico da me. Quando ci arrivo i due sconosciuti sono ormai lontani, Claudio invece ha trovato della vegetazione piu' alta presso la quale si e' riparato e mi invita con grandi cenni. Fra la vegetazione sembra quasi che il vento sia calato e ne approfittiamo per percorrere piu' strada possibile, anche se ormai siamo usciti dalla gola esposta ed il peggio e' superato. Ripercorriamo l'ultimo tratto del sentiero con un vento piu' pacato, ammirando le ondate che si infrangono sugli scogli e scherzando sull'accaduto per smaltire l'adrenalina accumulata.
L'indomani, dopo l'esperienza vissuta, decidiamo di abbandonare per un po' il litorale a favore dei borghi interni. Percorriamo in auto la Corniche (D80) dagli splendidi panorami, per poi salire a visitare l'antico paesino di Nonza, noto soprattutto per la spiaggia nera su cui i turisti compongono, con sassi bianchi, il proprio nome. Poi tocca a Patrimonio, zona di produzione del vino locale (fantastico! da provare assolutamente), quindi a Saint Florent, un bel porto turistico dal quale parte, volendo, un'altro “Sentiero dei Doganieri”, in tre tappe e altrettante spiaggie per 45 km di litorale sull'area protetta dell'Agriate. Noi pero', stavolta optiamo per la soluzione piu' comoda. Dal porto parte un battello che in breve conduce alla prima spiaggia, quella di Lodo, ed e' da li' che partiremo domani.
Lodo e' senza dubbio una bella spiaggia, rovinata pero' dal pontile d'attracco del battello. Ma la migliore in assoluto e' Saleccia, anche perche' essendo ad 1 ora di cammino da Lodo non e' mai affollata. Il sentiero e', come i precedenti, altamente panoramico e spettacolare, il nostro punto d'arrivo, ossia la spiaggia di Saleccia, semplicemente magnifica, dai colori quasi caraibici.
Utilizziamo l'ultimo giorno di vacanza per visitare Lama, un'altro caratteristico paesino dell'interno, la spiaggia di Moriani, i dintorni di Bastia con la laguna di Biguglia, la vasta pineta di La Marana e la sua spiaggia, per terminare, ovviamente, con la citta' di Bastia.
E' un luogo speciale Capo Corso. Un lembo di terra dove dominano il verde e l'azzurro.
Montuoso, pittoresco, cosparso di villaggi antichi abbarbicati alle montagne, terra di pastori e
montanari, ma anche di pescatori e marinai, con i suoi porticcioli, spiaggie e calette selvagge.
Un luogo che possiamo salutare solo con un'appassionato: au revoir Capicorsu. A bientot.
Claudio e Patrizia - Bergamo.

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