| Cap Corse - Corsica (Settembre 2007)
Sara' che abbiamo un'animo da
esploratori, sara' che le vacanze
pre-confezionate ci stanno sempre
strette, sara' che siamo affetti da
nomadismo, sara' l'inquietudine
tipica degli “spiriti liberi”,
sara' cio' che piu' vi pare.... ma
quella di riuscire a stare fermi in
un posto, per noi e' proprio una
missione impossibile.
Ecco perche', quando ci ha colto il
desiderio di orizzonti marini, ci
siamo messi alla ricerca di una
nuova meta che, cosi' come facciamo
sui monti, ci permettesse di
girovagare... ma tra una nuotata e
una classica rosolatura da spiaggia.
Ha catturato la nostra attenzione il
“Sentiero dei Doganieri” nell'alta
Corsica, un magnifico itinerario
costiero all'estremita' di Capo
Corso, percorribile grazie ad un
sentiero, sul litorale da Macinaggio
a Centuri, molto pittoresco e
variato che consente di ammirare
fauna protetta, flora, edifici e
paesaggi grandiosi.
Via traghetto sbarchiamo a Bastia e
visto che le previsioni meteo danno
una perturbazione in arrivo a breve,
c'avviamo subito verso Macinaggio,
ex porto dei Romani, il piu'
capiente del Capo di oggi,
nonche' punto di partenza del trek.
Sulla strada, la panoramica D80, i
bei paesaggi si succedono senza
sosta ed incontriamo la prima torre
difensiva medievale, una delle tante
che caratterizzano
l'intero territorio. Viaggiamo lenti
per goderci ogni scorcio e a
destinazione, ormai a pomeriggio
inoltrato, con una passeggiata
andiamo alla scoperta del paese e
delle indicazioni che ci serviranno
l'indomani.
Attacchiamo il sentiero nella
mattina parzialmente soleggiata,
sulla spiaggia alla fine del porto.
L'avvio non e' particolarmente
attraente, per l'ammasso
maleodorante di posidonia estirpata
dalle tempeste invernali, finche'
entriamo nell'area protetta del
Conservatoire du Littoral, dove la
situazione cambia radicalmente.
Risaliamo la costa intrisa
dall'aroma di mirto e rosmarino,
oltrepassiamo un vecchio cannone
usato nelle battaglie per
l'indipendenza corsa e con una
deviazione raggiungiamo una torre in
posizione panoramica. Lo spettacolo
e' stupendo e diventera' una
costante lungo tutto il tragitto,
che non lascia mai il mare.
Proseguiamo scendendo alla bella
spiaggia di Tamarone e poi di nuovo
si sale, ammirando difronte a noi la
riserva naturale delle Isole
Finocchiarola (rifugio esclusivo
degli uccelli di mare), per
ridiscendere alla baia di S.Maria
che ospita una cappella, un pozzo,
una torre ormai semidistrutta e due
splendide spiaggie di sabbia fine
che digradano in un mare
trasparente: Cala Genovese e Cala
Francese. Sono deserte, niente
ombrelloni, niente lettini, niente
schiamazzi, la bellezza e il
silenzio regnano sovrani in questo
luogo “irreale”.
Lo lasciamo a malincuore per
risalire un colletto, che con i suoi
119m slm, ci regala un mega
panorama: sulle vicine Tour d'Agnellu
e Baia di Capandola, sulla costa
inframmezzata da intime calette,
sulla sperduta Isola di Giraglia con
la sua torre ed il suo faro,
sull'ancora distante porticciolo di
Barcaggio, la meta odierna. Sostiamo
alla Tour d'Agnellu per una visita
approfondita, poi riprendiamo il
cammino e in breve ci ritroviamo in
un'intricata macchia di ginepri
contorti che termina presso la bella
spiaggia di Cala, anch'essa lambita
da un mare cristallino e frequentata
da bagnanti anomale: delle placide
mucche. Barcaggio e' ormai a un tiro
di schioppo e finalmente possiamo
dare libero sfogo ad un desiderio
represso ormai da ore: si fa il
bagnooo!!!
E' un nuovo giorno e le previsioni
meteo avvisano che la perturbazione
arrivera' domani. Che fare?
Terminare la seconda e ultima tappa
del trek oggi, con il sole, o
godersi il mare, la spiagga e il
dolce far niente aspettando la
pioggia?
Scegliamo la terza possibilita',
quella che ci consente di fare sia
l'una, sia l'altra cosa. Percorriamo
solo una parte del 2° tratto del
sentiero, creando cosi' una 3°
tappa, piu' breve, che concluderemo
domani (sulla costa una pertubazione
non puo' durare molto a lungo,
pensiamo noi...) e spendiamo il
resto della giornata nella vita da
spiaggia, anche perche' sappiamo che
nell'ultima tappa il sentiero corre
sempre alto sulla scogliera.
Con l'auto raggiungiamo Centuri-Port
dove prenotiamo l'albergo per la
notte, poi riprendiamo la D80 verso
Barcaggio, sostando per una visita
al Moulin Mattei dal quale il
panorama sulla costa sottostante e'
da brivido. Giunti a Barcaggio
c'incamminiamo sul “Sentiero dei
Doganieri” e in meno di un'ora, con
un percorso fra la macchia profumata
e un cormorano intento ad asciugarsi
le ali, sbuchiamo alla spiaggia di
Tollare, un piccolo porto con
l'onnipresente torre. Addio alle
scarpe e benvenuto al costume...cosi'
si fa sera.
A volte le previsioni restano
previsioni, a volte diventano
realta'. Ed eccoci seduti a
sorseggiare caffe', con gli zaini
pronti, mentre fuori l'acqua
scroscia.
Chiediamo all'albergatore: ”Di
solito, dura molto la pioggia da
queste parti? ”
“Oh, probabilmente smettera' prima
che voi abbiate terminato la
colazione” e' la risposta.
Cosi' e', ma non sara' la pioggia a
preoccuparci in giornata....
Salutiamo l'albergatore,
attraversiamo Centuri-Port e ci
avviamo sul sentiero per la 3° ed
ultima tappa. Il cielo e' plumbeo,
ma anche cosi', mentre guadagnamo
quota risalendo su gradoni in pietra
verso la zona di Ajola, il panorama
e' d'incanto. Percorriamo una valle,
contorniamo un promontorio ed ecco
un'altra valle dall'aspetto
sinistro: la vegetazione e' piu'
alta del solito e fra i rami verdi
spiccano altri rami grigiastri....il
fuoco, gli incendi sono passati
anche da qui. Risaliamo un tratto
impervio fino a valicare il Colle di
Sundarelli, poi perdiamo quota e con
un traverso in vista del mare
arriviamo al “semaforo” di Cap Corse
(una torre d'osservazione). Tagliamo
una strada asfaltata e scendiamo i
pendii del Monte Riuzzului fino ad
una caletta di sassi, risaliamo sul
versante opposto ed infine con
un'ultima discesa giungiamo alla
chiesina di Tollare.
Il tratto e' compiuto, non ci resta
che il ritorno sullo stesso
percorso.
Nel frattempo s'e' alzato il vento.
Inizialmente una leggera brezza che
ha spazzato le nuvole e liberato il
sole, ma col passare del tempo si
intensifica sempre piu', tanto che
ad un certo punto
non riusciamo neppure a rimanere in
piedi e come se non bastasse,
abbiamo anche perso il sentiero.
Sono preoccupata. Ci aggrappiamo
alle rocce e cerchiamo di procedere,
ma le folate sono tanto violente da
impedirci il movimento e la mia
preoccupazione si trasforma in
ansia. Proviamo a ripararci
accasciandoci a terra e tentiamo
l'avanzata a quatto zampe, ma cosi'
finisco ripetutamente con le mani (e
non solo) sui cespugli spinosi che
ricoprono il pendio. Le mani mi
sanguinano e ormai sono al panico.
Claudio, che e' gia' piu' avanti di
me, riesce comunque ad avanzare,
anche se molto lentamente e quando
si volta a cercarmi, con lo sguardo
mi esorta. Ma io solo bloccata,
riesco a pensare solo alle spine che
mi si sono conficcate nelle mani.
Stramaledico Eolo e mentre le
ingiurie sgorgano a raffica dalla
mia mente, mi arrivano all'orecchio
delle voci. Guardo avanti, ma
Claudio e' sparito dall'orizzonte,
non puo' essere stato lui. Di nuovo
delle voci, stavolta capisco da dove
arrivano e guardando sotto di me
scorgo due persone. Due sconosciuti
che procedono anche'essi con
difficolta', ma.... sul sentiero.
“Evviva, almeno quello l'ho
ritrovato” penso sollevata.
La scoperta mi ridona coraggio e
finalmente ricomincio a muovermi.
Scivolo, ma non mi arrendo.
Il sentiero e' li'... forza...mi
dico da me. Quando ci arrivo i due
sconosciuti sono ormai lontani,
Claudio invece ha trovato della
vegetazione piu' alta presso la
quale si e' riparato e mi invita con
grandi cenni. Fra la vegetazione
sembra quasi che il vento sia calato
e ne approfittiamo per percorrere
piu' strada possibile, anche se
ormai siamo usciti dalla gola
esposta ed il peggio e' superato.
Ripercorriamo l'ultimo tratto del
sentiero con un vento piu' pacato,
ammirando le ondate che si
infrangono sugli scogli e scherzando
sull'accaduto per smaltire
l'adrenalina accumulata.
L'indomani, dopo l'esperienza
vissuta, decidiamo di abbandonare
per un po' il litorale a favore dei
borghi interni. Percorriamo in auto
la Corniche (D80) dagli splendidi
panorami, per poi salire a visitare
l'antico paesino di Nonza, noto
soprattutto per la spiaggia nera su
cui i turisti compongono, con sassi
bianchi, il proprio nome. Poi tocca
a Patrimonio, zona di produzione del
vino locale (fantastico! da provare
assolutamente), quindi a Saint
Florent, un bel porto turistico dal
quale parte, volendo, un'altro
“Sentiero dei Doganieri”, in tre
tappe e altrettante spiaggie per 45
km di litorale sull'area protetta
dell'Agriate. Noi pero', stavolta
optiamo per la soluzione piu'
comoda. Dal porto parte un battello
che in breve conduce alla prima
spiaggia, quella di Lodo, ed e' da
li' che partiremo domani.
Lodo e' senza dubbio una bella
spiaggia, rovinata pero' dal pontile
d'attracco del battello. Ma la
migliore in assoluto e' Saleccia,
anche perche' essendo ad 1 ora di
cammino da Lodo non e' mai
affollata. Il sentiero e', come i
precedenti, altamente panoramico e
spettacolare, il nostro punto
d'arrivo, ossia la spiaggia di
Saleccia, semplicemente magnifica,
dai colori quasi caraibici.
Utilizziamo l'ultimo giorno di
vacanza per visitare Lama, un'altro
caratteristico paesino dell'interno,
la spiaggia di Moriani, i dintorni
di Bastia con la laguna di Biguglia,
la vasta pineta di La Marana e la
sua spiaggia, per terminare,
ovviamente, con la citta' di Bastia.
E' un luogo speciale Capo Corso. Un
lembo di terra dove dominano il
verde e l'azzurro.
Montuoso, pittoresco, cosparso di
villaggi antichi abbarbicati alle
montagne, terra di pastori e
montanari, ma anche di pescatori e
marinai, con i suoi porticcioli,
spiaggie e calette selvagge.
Un luogo che possiamo salutare solo
con un'appassionato: au revoir
Capicorsu. A bientot.
Claudio e Patrizia - Bergamo.
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