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 pict  Un weekend di 'stra-ordinaria' montagna (by Roberto)    
Fine luglio, il caldo e l'afa in città si fanno opprimenti, sento proprio il desiderio di evadere; sono già stato fermo un weekend cercando di rabberciare una caviglia che non ne vuol sapere di fare giudizio.
Sono in cerca di proposte, no, non di quel tipo, i mesi caldi non sono quelli in cui preferisco ostentare la mia virilità.
Gira che ti rigira, tramontata l'ipotesi di una possibilità per l'escursione di sabato con Bicio (la lista d'attesa è molto affollata), l'unica proposta degna di tal nome viene da Ugo, il solito Ugo; costui ben sa dei miei problemi alla caviglia e mi auguro mi proponga qualcosa di fattibile ....
"Andiamo l'intero weekend in Val Formazza, la conosciamo proprio poco!" - dice costui.
"Ok ok può andare la Val Formazza" - ribadisco io, "ma che giro facciamo?"
"Allora, - continua Ugo "possiamo scegliere tra il giro dei 3 passi che sconfina in Svizzera, il giro dei 5 rifugi che rimane in Italia tra i 2500 ed i 3000m ed il giro dei 5 laghi, cosa facciamo?"
"Ma sei rincoglionito? Lo sai che sono reduce da un infortunio e mi proponi un "tour de force" del genere? Ma che dislivello mi fai fare?"
"Ma dai! - insiste imperterrito "Potremmo pernottare al Rifugio Città di Busto dopo il giro dei 3 passi, il giorno successivo farci il giro dei 5 rifugi e nel frattempo ci vediamo i 5 laghi ..."
Parolina magica: Rifugio Città di Busto.
Io che sono bustocco di nascita non sapevo neanche che esistesse un Rifugio Città di Busto, tentenno sulla proposta riservandomi di dare un'occhiata agli itinerari.
Allora: Giro dei 3 Passi (da Riale a Riale) 26,5 Km, dislivello 1000m circa, ore previsto di cammino effettivo almeno 6 e mezza.
Giro dei 5 rifugi dal Busto al 3A, dislivello 700m circa in salita, 700m di discesa al ritorno più altri 700m di discesa verso Riale, ore previsto di cammino effettivo almeno altrettante.
Ok Ugo, se tutto va bene la caviglia guarirà repentinamente, in caso contrario vorrà dire che mi taglierò il piede!
Incontriamo casualmente alla mensa aziendale un collega che ha casa a Baceno e conosce abbastanza la Val Formazza, gli parliamo del giro e ghigna un po', oltretutto le previsioni per il weekend non sono ottime e noi ben lo sappiamo.
"Voglio vedere le foto lunedì" - ghigna sotto i baffi.
"Le vedrai, le vedrai, non preoccuparti" - gli rispondo sicuro.
Vorrei invitare qualcun altro con noi, però sono sincero, non me la sento di proporre un itinerario del genere, ce la vedremo io ed Ugo.
Ore 6.40, partenza: l'itinerario è lungo, bisogna guadagnare tempo
Ore 9.20, siamo sul sentiero, il tempo è discreto
Riale è sullo sfondo con la sua bella chiesetta, che si rimpicciolisce al nostro incedere sicuro sui primi 400m di salita; ahi ahi inizia a rannuvolarsi ed iniziano in contemporanea i primi problemi gastrointestinali.
Iniziano a comparire anche le prime marmotte, ma quante ne avremo contate alla fine dei 2 giorni, più o meno dei 3 passi + 5 rifugi + 5 laghi? Di più, di più, molte di più!
In men che non si dica siamo al Rifugio Maria Luisa, nei cui pressi Ugo era già stato con Giovanni a ciaspolare.
Ma che leggono i miei occhi? Rifugio Maria Luisa - Club Alpino Italiano Sez. Busto Arsizio ... non mi rimane che mettermi una mano sul cuore e farmi immortalare da Ugo!
Proseguiamo spediti lungo le sponde del Lago Toggia, formato dall'omonima diga, il tempo si è riaggiustato ed una soffice brezza accarezza i nostri ambiziosi propositi.
Il sentierone ciclabile è in verità un po' noioso nonostante il bel panorama, non sarebbe molto gradito a Bicio commentiamo all'unisono.
Iniziamo a salire leggermente e raggiungiamo il luogo della ex dogana svizzera (un po' a ramengo a dir la verità).
Finalmente iniziano i cartelli, siamo in Svizzera o no? Ed il primo è quello del primo passo (Passo di S.Giacomo) che anticipa di 15 min. quello dell'omonima Alpe e dell'omonima chiesetta.
Prima Busto, poi S.Giacomo, c'è molto cuore in questa escursione.
Sfuggo sghignazzante ad un'improbabile doganiere retrò in tenuta gialla canarina ed insieme a costui affrontiamo il primo semplice guado: molti laghi, moltissimi ruscelli, moltissimi guadi, è matematica no?
Affrontiamo un semplice sentiero in costa, finora abbiamo incrociato solo ciclisti svizzeri e continueremo a farlo per diverso tempo.
Iniziamo le prime cascatelle ed i primi nevai, un nevaio ha la forma di un cartello di precedenza mi ricorda un nevaio visto in lontananza dal Puez di forma perfettamente circolare, lo riferisco ad Ugo ed una marmotta squittisce indignata (ma la marmotta squittisce?!?)
Eh, ma la precedenza bisogna darla, è come la f...ame prima o poi bisogna soddisfarla, vero Mari?
E così tiriamo fuori le nostre leccornie ossolane dolci e salate e ci gustiamo il panorama.
Ma cosa vedo in lontananza? Ma quelle sono le Odle! - dico ad Ugo, il quale inizia a dubitare seriamente del mio stato mentale (d'altra parte se così non fosse non avrei aderito alla malsana proposta ...)
E' veramente impressionante il raffronto con le Odle, senonchè sotto queste montagne (Scaglia di Corno) non appaia un rifugio sbandierante lo scudocrociato svizzero: e che rifugio, uno dei più singolari e moderni che abbia mai visto, mi piace, quando piace, piace, non c'è niente da fare!
Dopo una sosta senza consumo di vino e con pagamento in franchi svizzeri (non si mai, visti i precedenti) riprendiamo con nevai, nevai, marmotte su nevai, pecore su nevai?!? Erano proprio pecore, che buffe su quel nevaio!
Ci avviciniamo al Passo Corno, il secondo passo di questo giro, affiancati da uno stretto ed "azzurrizzimo" lago con iceberg: siamo a quota 2500m e tira un bel vento.
Neanche il tempo di riprendersi e siamo in vista del Lago Graies (formato dall'omonima diga) e ci imbattiamo in un bel nevaio bello esteso; se non fosse che un ciclista svizzero ci venisse incontro dall'altra parte con bici rigorosamente a mano, crederemmo di essere gli unici pirla del posto, ed è di magra
consolazione il classificarci al 2° e 3° posto rispettivamente (2° Ugo, per la maggiore età).
Arriviamo al passo Gries, dopo aver immortalato il lago da tutte le angolazioni ed inizia a soffiare vento ed anche a far freddo; inizia a calare anche una brutta nebbia e decidiamo di evitare il sentiero in costa che taglia verso il rifugio Busto perchè il gestore ci ha detto che c'è un brutto canalone da attraversare; tanto cosa ci cambia? sono solo 400m in discesa verso Bettelmatt (patria del mitico formaggio) ed altrettanti in salita alla volta del rifugio Busto, e sono solamente 7 ore che stiamo camminando!!!
La discesa è lunga ed insidiosa, ma il panorama, che si è nuovamente liberato, è veramente appagante e deliziato da innumenerevoli cascate e cascatelle, tranne le nostre, che non si verificano affatto, fortunatamente!
E dopo la verdissima Bettelmatt ci aspetta l'ultima salita; chiediamo conferma della correttezza del sentiero, sai com'è, dopo quasi 8 ore non sarebbe bello
sbagliare, e dopo aver ingerito l'ultima spremuta di banane (a tal livello erano ridotte dopo i 3 passi) ci mettiamo gambe in spalle e pedaliamo.
Resi euforici dalla vicinanza dell'obiettivo, scherziamo con le persone che stanno scendendo: manca molto al 3A? Sono le 18 e questi ci guardano come matti, e solo la nostra risata fa capire loro che siamo matti sì, ma fino ad un certo punto!
Ed eccolo, è lui, compare la sua sagoma dietro la nebbia, è bellissimo, ed una foto con mano sul cuore e pollice all'insù Ugo proprio non può negarmela!
Sarà stata una mia impressione ma a casa mia siamo proprio stati trattati con i fiocchi!
L'affamata cena è defluita bene accompagnata da un buon vino rosso sfuso e da terga svizzere, modellate così bene, ma così bene, che penso siano state le più belle terga che abbia mai visto in vita mia (che sia la legge del contrappasso del vino sfuso svizzero?!?); Ugo non può dirlo per ovvie ragioni, ma vi assicuro che la pensa così anche lui!!! Peccato proprio non ci sia una foto a testimoniarlo!
Trascorsa la notte tra chiappe sognate e russate vere, la mattina proprio non c'è voglia di alzarsi (dal letto, s'intende).
Dire che il tempo è pessimo è puramente un eufemismo, e ci assettiamo svogliati al tavolo della prima colazione che sono quasi le 9.00.
Tergiversiamo un po' in attesa che spiova, facendo 4 chiacchiere con 3 ragazzotti conosciuti la sera prima; hanno una ventina d'anni ma una voglia matta di montagna pari quasi alla nostra.
Anzi quasi superiore, perchè hanno intenzione di dirigersi al Rifugio 3A passando per il Rifugio Claudio e Bruno nonostante il tempo; noi optiamo per il Rifugio Somma Lombardo, che è ad un'oretta di distanza, ma con la scarsa visibilità che ci sembrano almeno dieci ore.
Facciamo un po' da chiocce ai 3 ragazzi e li conduciamo sicuri al taglio di un nevaio prestando loro le bacchette; prima di salutarsi al bivio, raccontiamo loro di una persona che può appagare la loro voglia di montagna e ne decantiamo le magnifiche virtù (siamo bravi, dei difetti non ne parliamo... "Ruffiani!!!" n.d.r.).
Al saluto, uno dei 3 ragazzi mi chiede se la medaglietta che porto al collo raffiguri quella persona, gli spiego che è solo di altezza leggermente inferiore (per cose di montagna, ovviamente!)
Oltrepassato il Lago del Sabbione (attraverso il passaggio sull'omonima diga) raggiungiamo agevolmente il Rifugio Somma Lombardo, dopo aver sorpassato il sottostante Rifugio Mores, ora chiuso (e sono 3 rifugi su 5 passati, 4 su 6 considerando il rifugio svizzero).
Da qui il panorama è stupendo, ma una nuova perturbazione temporalesca con grandine è ormai alle porte, anzi ai vetri del rifugio; trascorreremo le 3 ore successive con i simpatici gestori del rifugio: noi e loro, loro e noi, per un totale di 4 persone.
Le porzioni che ci servono a pranzo sono però per almeno 8 persone ed abbiamo voglia di sgranchirci dopo il lauto pasto; prevedo che uscirà un bel sole, ed allo sguardo stranito dei due ribatto che è sempre meglio essere ottimisti, no?
Alla nostra uscita come per magia le nebbie si diradano e si apre davanti a noi il magnifico panorama, il Rifugio Busto è talmente tanto vicino che ci sembra di toccarlo con un dito ed il tratto insidioso affrontato con la nebbia ci pare di una difficoltà irrisoria.
Ci avviamo sicuri e chiaramente canniamo, canniamo di brutto il sentiero verso il Lago Morasco: siamo alti, molto più alti e la buona visibilità ci fa vedere chiaramente il sentiero che dovremmo seguire.
Siamo costretti ad una dura discesa tra rocce, erba viscida e cercando di evitare i canaloni ed i nevai, ma non ce n'è più per nessuno stiamo per completare la nostra missione.
Come dite? Ci mancano 2 rifugi? Sbagliato, i 2 rifugi mancanti li hanno raggiunti i ragazzi da noi formati, vi sembra poco? Dormiranno al 3A la notte e domani torneranno sicuri sui loro passi.
Cos'altro dire? Bellissima esperienza che ci ha molto arricchito (specialmente le terga svizzere), marmotte a go a go riprese ad un metro di distanza, e bellissimo panorama con sole sul Lago Morasco prima e su Riale poi, da cui debitamente dissetati ci siamo allontanati lasciando a noi ed a voi questo bel ricordo.
E la caviglia?
Scusate, di quale caviglia state parlando?!?
Buona prosecuzione d'estate Bicio! Buona prosecuzione d'estate amici della montagna!
Vostri sempre vostri,
Roberto ed Ugo

P.S. Per concludere 2 pillole di saggezza ascoltate in questo trek, scegliete voi quella che più vi piace:

1) Non esiste tempo buono o tempo cattivo, ma buona o cattiva attrezzatura
2) Andare in montagna è bello come fare l'amore: se il tempo è brutto è come fare l'amore da soli, se il tempo è bello è come farlo con una donna!

P.S.2 Scusate, ma quando è previsto che torni il bel tempo sulle alpi "Penine"?!? :-))








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