Fine luglio, il caldo e l'afa in
città si fanno opprimenti, sento
proprio il desiderio di evadere;
sono già stato fermo un weekend
cercando di rabberciare una caviglia
che non ne vuol sapere di fare
giudizio.
Sono in cerca di proposte, no, non
di quel tipo, i mesi caldi non sono
quelli in cui preferisco ostentare
la mia virilità.
Gira che ti rigira, tramontata
l'ipotesi di una possibilità per
l'escursione di sabato con Bicio (la
lista d'attesa è molto affollata),
l'unica proposta degna di tal nome
viene da Ugo, il solito Ugo; costui
ben sa dei miei problemi alla
caviglia e mi auguro mi proponga
qualcosa di fattibile ....
"Andiamo l'intero weekend in Val
Formazza, la conosciamo proprio
poco!" - dice costui.
"Ok ok può andare la Val Formazza" -
ribadisco io, "ma che giro
facciamo?"
"Allora, - continua Ugo "possiamo
scegliere tra il giro dei 3 passi
che sconfina in Svizzera, il giro
dei 5 rifugi che rimane in Italia
tra i 2500 ed i 3000m ed il giro dei
5 laghi, cosa facciamo?"
"Ma sei rincoglionito? Lo sai che
sono reduce da un infortunio e mi
proponi un "tour de force" del
genere? Ma che dislivello mi fai
fare?"
"Ma dai! - insiste imperterrito
"Potremmo pernottare al Rifugio
Città di Busto dopo il giro dei 3
passi, il giorno successivo farci il
giro dei 5 rifugi e nel frattempo ci
vediamo i 5 laghi ..."
Parolina magica: Rifugio Città di
Busto.
Io che sono bustocco di nascita non
sapevo neanche che esistesse un
Rifugio Città di Busto, tentenno
sulla proposta riservandomi di dare
un'occhiata agli itinerari.
Allora: Giro dei 3 Passi (da Riale a
Riale) 26,5 Km, dislivello 1000m
circa, ore previsto di cammino
effettivo almeno 6 e mezza.
Giro dei 5 rifugi dal Busto al 3A,
dislivello 700m circa in salita,
700m di discesa al ritorno più altri
700m di discesa verso Riale, ore
previsto di cammino effettivo almeno
altrettante.
Ok Ugo, se tutto va bene la caviglia
guarirà repentinamente, in caso
contrario vorrà dire che mi taglierò
il piede!
Incontriamo casualmente alla mensa
aziendale un collega che ha casa a
Baceno e conosce abbastanza la Val
Formazza, gli parliamo del giro e
ghigna un po', oltretutto le
previsioni per il weekend non sono
ottime e noi ben lo sappiamo.
"Voglio vedere le foto lunedì" -
ghigna sotto i baffi.
"Le vedrai, le vedrai, non
preoccuparti" - gli rispondo sicuro.
Vorrei invitare qualcun altro con
noi, però sono sincero, non me la
sento di proporre un itinerario del
genere, ce la vedremo io ed Ugo.
Ore 6.40, partenza: l'itinerario è
lungo, bisogna guadagnare tempo
Ore 9.20, siamo sul sentiero, il
tempo è discreto
Riale è sullo sfondo con la sua
bella chiesetta, che si
rimpicciolisce al nostro incedere
sicuro sui primi 400m di salita; ahi
ahi inizia a rannuvolarsi ed
iniziano in contemporanea i primi
problemi gastrointestinali.
Iniziano a comparire anche le prime
marmotte, ma quante ne avremo
contate alla fine dei 2 giorni, più
o meno dei 3 passi + 5 rifugi + 5
laghi? Di più, di più, molte di più!
In men che non si dica siamo al
Rifugio Maria Luisa, nei cui pressi
Ugo era già stato con Giovanni a
ciaspolare.
Ma che leggono i miei occhi? Rifugio
Maria Luisa - Club Alpino Italiano
Sez. Busto Arsizio ... non mi rimane
che mettermi una mano sul cuore e
farmi immortalare da Ugo!
Proseguiamo spediti lungo le sponde
del Lago Toggia, formato
dall'omonima diga, il tempo si è
riaggiustato ed una soffice brezza
accarezza i nostri ambiziosi
propositi.
Il sentierone ciclabile è in verità
un po' noioso nonostante il bel
panorama, non sarebbe molto gradito
a Bicio commentiamo all'unisono.
Iniziamo a salire leggermente e
raggiungiamo il luogo della ex
dogana svizzera (un po' a ramengo a
dir la verità).
Finalmente iniziano i cartelli,
siamo in Svizzera o no? Ed il primo
è quello del primo passo (Passo di
S.Giacomo) che anticipa di 15 min.
quello dell'omonima Alpe e
dell'omonima chiesetta.
Prima Busto, poi S.Giacomo, c'è
molto cuore in questa escursione.
Sfuggo sghignazzante ad
un'improbabile doganiere retrò in
tenuta gialla canarina ed insieme a
costui affrontiamo il primo semplice
guado: molti laghi, moltissimi
ruscelli, moltissimi guadi, è
matematica no?
Affrontiamo un semplice sentiero in
costa, finora abbiamo incrociato
solo ciclisti svizzeri e
continueremo a farlo per diverso
tempo.
Iniziamo le prime cascatelle ed i
primi nevai, un nevaio ha la forma
di un cartello di precedenza mi
ricorda un nevaio visto in
lontananza dal Puez di forma
perfettamente circolare, lo
riferisco ad Ugo ed una marmotta
squittisce indignata (ma la marmotta
squittisce?!?)
Eh, ma la precedenza bisogna darla,
è come la f...ame prima o poi
bisogna soddisfarla, vero Mari?
E così tiriamo fuori le nostre
leccornie ossolane dolci e salate e
ci gustiamo il panorama.
Ma cosa vedo in lontananza? Ma
quelle sono le Odle! - dico ad Ugo,
il quale inizia a dubitare
seriamente del mio stato mentale
(d'altra parte se così non fosse non
avrei aderito alla malsana proposta
...)
E' veramente impressionante il
raffronto con le Odle, senonchè
sotto queste montagne (Scaglia di
Corno) non appaia un rifugio
sbandierante lo scudocrociato
svizzero: e che rifugio, uno dei più
singolari e moderni che abbia mai
visto, mi piace, quando piace,
piace, non c'è niente da fare!
Dopo una sosta senza consumo di vino
e con pagamento in franchi svizzeri
(non si mai, visti i precedenti)
riprendiamo con nevai, nevai,
marmotte su nevai, pecore su
nevai?!? Erano proprio pecore, che
buffe su quel nevaio!
Ci avviciniamo al Passo Corno, il
secondo passo di questo giro,
affiancati da uno stretto ed "azzurrizzimo"
lago con iceberg: siamo a quota
2500m e tira un bel vento.
Neanche il tempo di riprendersi e
siamo in vista del Lago Graies
(formato dall'omonima diga) e ci
imbattiamo in un bel nevaio bello
esteso; se non fosse che un ciclista
svizzero ci venisse incontro
dall'altra parte con bici
rigorosamente a mano, crederemmo di
essere gli unici pirla del posto, ed
è di magra
consolazione il classificarci al 2°
e 3° posto rispettivamente (2° Ugo,
per la maggiore età).
Arriviamo al passo Gries, dopo aver
immortalato il lago da tutte le
angolazioni ed inizia a soffiare
vento ed anche a far freddo; inizia
a calare anche una brutta nebbia e
decidiamo di evitare il sentiero in
costa che taglia verso il rifugio
Busto perchè il gestore ci ha detto
che c'è un brutto canalone da
attraversare; tanto cosa ci cambia?
sono solo 400m in discesa verso
Bettelmatt (patria del mitico
formaggio) ed altrettanti in salita
alla volta del rifugio Busto, e sono
solamente 7 ore che stiamo
camminando!!!
La discesa è lunga ed insidiosa, ma
il panorama, che si è nuovamente
liberato, è veramente appagante e
deliziato da innumenerevoli cascate
e cascatelle, tranne le nostre, che
non si verificano affatto,
fortunatamente!
E dopo la verdissima Bettelmatt ci
aspetta l'ultima salita; chiediamo
conferma della correttezza del
sentiero, sai com'è, dopo quasi 8
ore non sarebbe bello
sbagliare, e dopo aver ingerito
l'ultima spremuta di banane (a tal
livello erano ridotte dopo i 3
passi) ci mettiamo gambe in spalle e
pedaliamo.
Resi euforici dalla vicinanza
dell'obiettivo, scherziamo con le
persone che stanno scendendo: manca
molto al 3A? Sono le 18 e questi ci
guardano come matti, e solo la
nostra risata fa capire loro che
siamo matti sì, ma fino ad un certo
punto!
Ed eccolo, è lui, compare la sua
sagoma dietro la nebbia, è
bellissimo, ed una foto con mano sul
cuore e pollice all'insù Ugo proprio
non può negarmela!
Sarà stata una mia impressione ma a
casa mia siamo proprio stati
trattati con i fiocchi!
L'affamata cena è defluita bene
accompagnata da un buon vino rosso
sfuso e da terga svizzere, modellate
così bene, ma così bene, che penso
siano state le più belle terga che
abbia mai visto in vita mia (che sia
la legge del contrappasso del vino
sfuso svizzero?!?); Ugo non può
dirlo per ovvie ragioni, ma vi
assicuro che la pensa così anche
lui!!! Peccato proprio non ci sia
una foto a testimoniarlo!
Trascorsa la notte tra chiappe
sognate e russate vere, la mattina
proprio non c'è voglia di alzarsi
(dal letto, s'intende).
Dire che il tempo è pessimo è
puramente un eufemismo, e ci
assettiamo svogliati al tavolo della
prima colazione che sono quasi le
9.00.
Tergiversiamo un po' in attesa che
spiova, facendo 4 chiacchiere con 3
ragazzotti conosciuti la sera prima;
hanno una ventina d'anni ma una
voglia matta di montagna pari quasi
alla nostra.
Anzi quasi superiore, perchè hanno
intenzione di dirigersi al Rifugio
3A passando per il Rifugio Claudio e
Bruno nonostante il tempo; noi
optiamo per il Rifugio Somma
Lombardo, che è ad un'oretta di
distanza, ma con la scarsa
visibilità che ci sembrano almeno
dieci ore.
Facciamo un po' da chiocce ai 3
ragazzi e li conduciamo sicuri al
taglio di un nevaio prestando loro
le bacchette; prima di salutarsi al
bivio, raccontiamo loro di una
persona che può appagare la loro
voglia di montagna e ne decantiamo
le magnifiche virtù (siamo bravi,
dei difetti non ne parliamo...
"Ruffiani!!!" n.d.r.).
Al saluto, uno dei 3 ragazzi mi
chiede se la medaglietta che porto
al collo raffiguri quella persona,
gli spiego che è solo di altezza
leggermente inferiore (per cose di
montagna, ovviamente!)
Oltrepassato il Lago del Sabbione
(attraverso il passaggio
sull'omonima diga) raggiungiamo
agevolmente il Rifugio Somma
Lombardo, dopo aver sorpassato il
sottostante Rifugio Mores, ora
chiuso (e sono 3 rifugi su 5
passati, 4 su 6 considerando il
rifugio svizzero).
Da qui il panorama è stupendo, ma
una nuova perturbazione temporalesca
con grandine è ormai alle porte,
anzi ai vetri del rifugio;
trascorreremo le 3 ore successive
con i simpatici gestori del rifugio:
noi e loro, loro e noi, per un
totale di 4 persone.
Le porzioni che ci servono a pranzo
sono però per almeno 8 persone ed
abbiamo voglia di sgranchirci dopo
il lauto pasto; prevedo che uscirà
un bel sole, ed allo sguardo
stranito dei due ribatto che è
sempre meglio essere ottimisti, no?
Alla nostra uscita come per magia le
nebbie si diradano e si apre davanti
a noi il magnifico panorama, il
Rifugio Busto è talmente tanto
vicino che ci sembra di toccarlo con
un dito ed il tratto insidioso
affrontato con la nebbia ci pare di
una difficoltà irrisoria.
Ci avviamo sicuri e chiaramente
canniamo, canniamo di brutto il
sentiero verso il Lago Morasco:
siamo alti, molto più alti e la
buona visibilità ci fa vedere
chiaramente il sentiero che dovremmo
seguire.
Siamo costretti ad una dura discesa
tra rocce, erba viscida e cercando
di evitare i canaloni ed i nevai, ma
non ce n'è più per nessuno stiamo
per completare la nostra missione.
Come dite? Ci mancano 2 rifugi?
Sbagliato, i 2 rifugi mancanti li
hanno raggiunti i ragazzi da noi
formati, vi sembra poco? Dormiranno
al 3A la notte e domani torneranno
sicuri sui loro passi.
Cos'altro dire? Bellissima
esperienza che ci ha molto
arricchito (specialmente le terga
svizzere), marmotte a go a go
riprese ad un metro di distanza, e
bellissimo panorama con sole sul
Lago Morasco prima e su Riale poi,
da cui debitamente dissetati ci
siamo allontanati lasciando a noi ed
a voi questo bel ricordo.
E la caviglia?
Scusate, di quale caviglia state
parlando?!?
Buona prosecuzione d'estate Bicio!
Buona prosecuzione d'estate amici
della montagna!
Vostri sempre vostri,
Roberto ed Ugo P.S. Per
concludere 2 pillole di saggezza
ascoltate in questo trek, scegliete
voi quella che più vi piace: 1)
Non esiste tempo buono o tempo
cattivo, ma buona o cattiva
attrezzatura
2) Andare in montagna è bello come
fare l'amore: se il tempo è brutto è
come fare l'amore da soli, se il
tempo è bello è come farlo con una
donna! P.S.2 Scusate, ma quando è
previsto che torni il bel tempo
sulle alpi "Penine"?!? :-))








E i laghi??? Eccoli qui...






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