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25
aprile, festa della liberazione…
come festeggiarla meglio che
“liberandosi” dal lavoro per una
decina di giorni e volare in
Sardegna???
Detto, fatto. Alle 10.35 atterro a
Cagliari. Ad attendermi c’è Carla,
la stessa Carla conosciuta durante
il trek in Val Formazza questa
estate che, per ringraziare “una
continentale” che l’aveva supportata
anche durante la disgrazia successa
durante quel trek ha deciso di
“renderle il favore”….
organizzandole un trek con i fiocchi
e controfiocchi, come dice lei, in
terra di Sardegna.
Un
paio di giorni di mare per
ambientarsi poi, venerdì pomeriggio,
si parte per Lanusei, “campo base”
per una tre giorni tra i monti e
supramonti…
Il
programma: sabato Gennargentu,
domenica Flumineddu e gole di So
Gorropu e lunedì 1 maggio un pezzo
del “Selvaggio Blu”, il trek più
famoso della Sardegna.
Non vedo l’ora, sono proprio curiosa
di conoscere questi posti. La
compagnia è ottima, persone abituate
a camminare e che conoscono il
territorio, sicuramente ottimo per
capire e conoscere posti, zone,
storia e cultura…
L’unica incognita, il tempo. Anche
qui uno sguardo al meteo, che da per
sabato tempo pessimo, pioggia e
temporali, poi bello domenica e
lunedì… Pazienza, ci adegueremo,
come spesso si dice, “…domattina
vediamo e decidiamo…”
Al
mattino c’è un tiepido sole, ma
verso le montagne si vede nuvolo,
non proprio nero e cupo, ma pur
sempre coperto. Decidiamo comunque
di partire verso il Gennargentu.
La
strada tra Lanusei e l’accesso che
decidiamo di prendere per la salita
è una delle strade più di montagna
“fetide” ma in un panorama
grandioso. Credo che non abbia
tratti dritti più lunghi di 50 mt,
il tutto in boschi di tassi, querce,
corbezzoli, pini, erica e altri
alberi che non ho riconosciuto, che
si alternano senza sosta, in vallate
continue, selvagge, intricate e
intriganti….
Poi la strada diventa uno sterrato e
si cammina per un lungo tratto tra
pascoli, macchia e Ruinas di
villaggi nuragici.
Arriviamo alla fine della strada, da
qui si parte per la nostra gita…. Ci
prepariamo e via…. Piccolo
particolare: piove.
Subito vengo presa in giro: poche
gocce non possono spaventare una
“super alpinista alpina”… e poi
siamo in Sardegna e il Gennargentu è
una montagna facile, non come le
“mie” Alpi…
Partiamo… Piccolo appunto: nessun
sentiero da seguire… si va lungo il
vallone, poi su per la spalla, poi
su per il costone….
Boh… Io seguo…
Anche qui, come sulle Alpi, il tempo
bigio e cupo a volte permettere di
vedere animali, e subito avvistiamo
un paio di branchi di mufloni. Mi
mancavano… La pioggia smette, esce
anche un po’ di sole, insomma il
classico tempo da montagna
instabile… Siamo tutti un po’
tranquilli e contiamo di salire e
scendere senza bagnarci troppo..
Intorno tutto è selvaggio, brullo,
nonostante la partenza sia solo a
1.300 mt e la cima 1.850 circa.
Quanta diversità. Ma anche quanto
fascino….
La
salita comincia un po’ più
seriamente, dopo un traverso in
costa, mi dicono che si sale per
arrivare poi alla cresta e quindi a
Punta Lamarmora, la punta più alta
del monte.
Il
gruppo, come ogni buon gruppo, si
sgrana, e io mi accodo al primo
della fila, un ex speleologo,
esperto sia di montagna che di flora
e fauna, e salendo mi spiega, di fa
vedere e sentire gli animali… Ad un
certo punto il tempo comincia a
cambiare, ricomincia a piovere,
prima acqua, poi acqua ghiacciata,
poi cala anche la nebbia… siamo
tutti in 50 mt. ma fatichiamo a
vederci… Io e Marco decidiamo di
continuare, fa freddo a star fermi,
e per me, il tempo, non è nulla di
strano… sono abituata… mi dico…
Arriviamo alla cresta, e poi in
punta. Il panorama è nullo, ma posso
mettere un’altra x nella pagina
delle cime fatte… Il tempo di una
foto, e decidiamo di ripartire. Fa
freddo, andiamo incontro agli altri
e caso mai torniamo ancora verso la
punta con loro… Mando un msg a Bicio
che dice “Sono in sardegna, in cima
al Gennargentu, piove fa freddo e
c’è nebbia. Cosa volere di più..”
Io
volevo una cioccolata calda, giuro,
ma ho dovuto aspettare un po’ per
vedere esaudito il mio desiderio…
Rifacciamo la cresta a ritroso e
cominciamo a scendere… ma non mi
sembra proprio il punto da cui sono
salita…. Non sembra neanche a Marco,
il mio compagno di salita, allora ci
spostiamo un po’ verso sx…. intanto
scendiamo, ma il terreno non era
proprio così, non abbiamo camminato
su una pietraia… E’ vero…
abbassiamoci ancora e vediamo più a
dx… No, la pietraia non cambia..
Ragioniamo… là il boschetto, la cime
è… lì sopra, la nebbia la nasconde
bene, scendiamo e teniamo la
sinistra… La discesa si fa
decisamente impervia, piove ancora,
e ha piovuto negli ultimi due
giorni, quindi è tutto bagnato, si
scivola, è tutto maledettamente in
piedi, colatoi e salti di roccia,
calcare tirato a lucido… teniamo
sempre la sx cercando il punto
migliore da cui passare… Marco si
guarda intorno ma non riconosce il
versante… Ci siamo un po’ persi, di
sicuro sto facendo un trek che in
pochi fanno… dubito che passi
qualcuno per questo versante….
Mufloni e capre a parte….
Continuiamo a scendere, cercando di
capire dove siamo, dove poter
passare… Ritz, il cane di Marco che
è con noi, ogni tanto ci guarda un
po’ stranito, e si chiede anche lui
se non c’era una via più agevole…
Forse si, ma non bella come questa…
Cerchiamo di chiamare gli altri al
cell, ma io ho solo il numero di
Carla, che ha lasciato il cell in
macchina, Marco non ne ha e non
ricorda il numero della moglie che è
con gli altri… Insomma, andiamo
avanti tra battute, sfottò, salti… e
acqua che ricomincia a piovere, ma
almeno non abbiamo più un filo di
nebbia intorno e davanti a noi…
Puntiamo ad un boschetto, che sembra
quello visto in salita…. Ma non lo
è, lo attraversiamo in un
ravanamento che piacerebbe tanto
tanto a Bicio e Giovanni e ci
troviamo una sella da risalire…
Suona il telefono, vuol dire che gli
altri sono alla macchina,
preoccupati perché il tempo dalla
loro parte è pessimo e non sanno
dove siamo… Nemmeno noi lo sappiamo,
ma confidiamo che oltre la spalla ci
sia la discesa che porta al vallone
delle salita. Vogliono dare
l’allarme e mettere in moto la
macchina dei soccorsi, decliniamo
l’invito, aspettate e tra un’oretta
siamo da voi… comincia a
grandinare, tira vento e saliamo… La
spalla è più lunga di quello che
sembrava, sono le 17.30.
Camminiamo dalle 10.30 senza aver
mangiato ancora nulla… dopo un’ora
non si vede ancora la fine, si
scivola da tutte le parti,
richiamano… Accettiamo l’idea dei
soccorsi…. Arriviamo alla spalla, ma
anche da qui Marco non capisce
nulla, mi copro bene, mangiamo
qualcosa, le provviste consistono in
una tavoletta di ritter, due
barrette croccanti, due pere, un
pezzo di pane… Decidiamo per il
cioccolato… intanto che da sotto ci
dicono che sta arrivando
l’elicottero, anzi no, non può
decollare per la nebbia, nebbia che
noi non abbiamo dal nostro
versante…. Sapere quale sia….
Dobbiamo scendere perché vediamo che
il brutto si sta avvicinando….
Grazie al cielo niente più dirupi ma
siamo su un versante di pratoni. Il
cioccolato fa il suo effetto, ci
rimettiamo in moto, al telefono si
alternano il soccorso alpino, gli
amici, la forestale, i vigili del
fuoco… Meno male che ho portato il
cell nuovo che ha una batteria che
tiene… e che qui si prende…. Marco
vede in fondo e lontano nel vallone
una strada bianca… ma il nuovo
contrordine dell’elicottero che sta
partendo ci fa deviare su una
schiena più aperta e adatta
all’atterraggio…. Ma non sentiamo ne
vediamo nulla… Scendiamo, rischiamo
di non avere più luce… E qui arriva
il bello: la discesa fatta fino ad
ora era stata bella al confronto…
Ecco la famosa macchia, un intrico
all’ennesima potenza di tassi,
arbusti, rovi, rami secchi, muschio
e sassi in cui mai mi ero trovata..
Mi sento parte anch’io di questo
casino… E qui ho paura, davvero. Non
si vede nulla, e non riesco a capire
come si possa uscire… si scivola,
camminiamo nel greto del torrente,
imbarchiamo acqua e fango da tutte
le parti, i rami ci fermano di
continuo e per passare dobbiamo
strisciare carponi sui gomiti o
buttarci con forza strappando tutto…
Sono sfinita… e atterrita… puntiamo
dove sembra ci sia un po’ di luce,
sembra si veda un pezzo di cielo….
Forse la montagna fa una piega…. La
macchia si allarga un pezzetto,
sembra una traccia di sentiero, la
seguiamo… si allarga…. La strada
bianca… Non ci credo, temo sia solo
una finta…. No, c’è un’ovile non
finito, costruito da poco e con
evidenti segni di macchinari edili…
la macchine arrivano fino a qui.. ci
siamo, siamo fuori…. Ci siamo
ritrovati….
Sono le 19.30 circa, accendo il cell
ma non prende. Lo tengo spento
perché ormai ho solo una tacca di
batteria… cominciamo a camminare…
abbiamo fame ma le pere le teniamo,
non siamo ancora alla frutta…
Cominciamo a camminare su una strada
bianca bella, larga e spianata, un
po’ sale, un po’ scende, gira a
destra e poi piega a sinistra…. La
vediamo giù in lontananza…. E’
troppa e tutta nostra…. Camminiamo e
camminiamo… alle 21.00 decidiamo per
una piccola sosta: siamo alla
frutta!!!!
Riprendiamo a camminare, esce la
luna… le prime stelle… il cielo si
sta aprendo e lascia posto alle luci
della notte… vediamo sempre meno e
camminiamo sempre di più “guardando”
la strada con i piedi… Le stelle,
quante… Una stella cadente… Chissà
quale sarà il desiderio espresso… Si
vede sempre meno e il cell continua
a non prendere… Ogni tanto mi sembra
di scorgere qualche bagliore… la
vista inganna… ci prendiamo per mano
e continuiamo a camminare… Parliamo,
ascoltiamo i suoni della notte,
Marco riconosce gli uccelli dal loro
canto… un cinghiale… il vento tra
gli alberi… la strada continua… ma
ora è più brutta…. C’è il fiume… un
guado un po’ sommerso… la strada è
sempre più brutta, forse un bivio
che non abbiamo visto, ma alle 22.15
in un bosco sfido chiunque a
vederlo….! Torniamo un po’ indietro…
alle 23.00 decidiamo di fermarci,
andare avanti o indietro non ha
alcun senso… Dobbiamo decidere di
fermarci, cominciamo a pensare a
come passare la notte… Io ho ancora
un pile pesante, uno leggero, il
telo da sopravvivenza… Ci sdraiamo,
due metri fuori dalla strada… se
arriva qualcuno lo sentiremo…. Ci
avvolgiamo e ci stringiamo, fa
freddo e il freddo e l’umido
cominciano ad entrare nelle ossa,
non abbiamo addosso nulla di
asciutto… le stelle sono una coperta
bellissima ma non riescono a
scaldarci… forse solo un po’ il
cuore… Non riesco a lasciarmi
andare, comincio a tremare, ci
stringiamo ancora di più, ci
copriamo meglio…. Poi un rumore…
Marco salta in piedi e comincia ad
urlare… Delle luci…. La forestale….
Sono le 24.00… ci hanno trovato…
Ci
abbracciamo, saliamo in macchina e
iniziamo il rientro… lungo quella
stessa strada che stavamo
percorrendo… Ci spiegano, e vediamo
ora alla luce dei fari, che la
strada peggiora perché c’è stata una
frana… se avessimo proseguito
saremmo arrivati alla strada
asfaltata e ad un rifugio… ma con
almeno altre 2 o 3 ore di cammino…
Gli uomini della forestale danno il
cessato allarme… sul Gennargentu nel
pomeriggio, sera, notte c’erano
pattuglie della forestale, vigili
del fuoco, soccorso alpino,
carabinieri… Adagio adagio le
incontriamo tutte, e vorremmo
ringraziare tutti uno per uno… Siamo
sfiniti ma riusciamo ancora a
scherzare, a chiacchierare con la
pattuglia, raccontiamo e descriviamo
la nostra avventura…. Alle 2.30, in
caserma a Lanusei, mi offrono la
cioccolata calda…. Tutto sommato
quello che desideravo è arrivato… è
bastato aspettare…
Alle 3 siamo a casa. E qui viviamo
il racconto di quanti ci cercavano,
dei nostri amici che non avevano
notizie, la loro paura, l’angoscia,
la felicità di saperci ritrovati… La
loro, confronto alla nostra, è stata
sicuramente maggiore… A letto,
finalmente…
Al
mattino dopo, quando mi sveglio, mi
trovo completamente vuota, non ho
più dentro nulla… e mi lascio andare
a piangere, mentre faccio colazione
con un’abbondante porzione di pasta
al forno…
Poi, pian piano, passa tutto, si
ristabilisce una tranquillità e
decidiamo di uscire, di andare in
giro, c’è il sole ed una giornata
stupenda…. Però si va in giro per
supramontes in macchina…. Mi chiama
un giornalista per sapere com’è
andata… Siamo finiti sul giornale:
l’Unione Sarda ci riserverà un bella
pagina, e per i locali siamo gli
ennesimi turisti “sprovveduti” che
si sono persi… e pensare che
sarebbero bastati pochi bolli rossi
a segnare la cresta e il sentiero!!
Lunedi un trek al Flumineddu e alle
gole di So Gorropu: altro posto da
favola, altro panorama incredibile,
stupendo… che però mi godo non
appieno perché sono ancora stanca,
le gambe mi fanno male e decido di
non fare una salita impervia… mi
godo il caldo e il sole… sono o non
sono in ferie, e poi ho già dato…
I
nostri tre giorni nell’interno
finiscono la sera in pizzeria, di
certo un trek emozionante, vario e
unico… e spero proprio che altri non
lo ripetano!!!!
Martedì in canoa… il mare a volte è
meglio…





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