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Ricevo da Giovanna e pubblico poco volentieri L’abbiamo visto tutti: l’inverno
del 2009 è stato un inverno diverso, un vero inverno di quelli che neppure i
nonni ricordano. Tantissima neve ovunque, sci alpinisti disperati perché le più
belle discese sono diventate troppo pericolose per la troppa neve ed
escursionisti in lacrime perché non si poteva fare nulla o quasi. Tutti che
percorrevamo i sentieri del lago di Como, con partenza da livello lago, a
formare lunghe code (anche di auto in partenza verso le grandi città) e stavamo
a quote basse, evitando le cime e le alte valli.
Ma poi è arrivato il disgelo e a tarda primavera sono state finalmente riaperte
le strade (con più di un mese di ritardo rispetto al solito) che ci portano nei
posti più belli delle Alpi, in mezzo alla Natura. Così anche l’Ente Parco delle
Alpi Marittime ha finalmente riaperto le strade per S. Giacomo e per le Terme di
Valdieri. Come resistere ? Ogni anno a maggio sui sentieri che partono da S.
Giacomo vediamo decine di stambecchi, fermi sul sentiero o sui prati, a due
metri di distanza da noi. Siamo noi a dovere cambiare percorso per non urtare le
loro corna, mentre loro si limitano a guardarci con sguardo caprino. Poi
incontriamo tanti camosci che si rincorrono su ghiaioni e nevai, le solite
marmotte, un paio di volpi, qualche serpentello (quest’anno era sicuramente
vipera), il gipeto e tanti altri. Attratti dal fascino dei soliti incontri,
percorriamo una facile mulattiera per raggiungere il rifugio Soria-Ellena, di
partigiana memoria. Quasi subito iniziano le valanghe, enormi distacchi di neve
che però (siamo su un percorso facile) riusciamo facilmente a superare. Ed è
alla seconda valanga che inizio a sentire uno strano odore, che non mi convince
per nulla. Mi sembra odore di pesce marcio, come quello della mia spazzatura
dopo che mi sono cucinata il branzino. L’odore si fa sempre più intenso (cosa
c’entra il pesce marcio? Siamo su un sentiero di montagna e lontani dal
torrente) e poi si concretizza. Sulla valanga c’è un camoscio morto. La stessa
scena si ripete più volte lungo il sentiero: contiamo un totale di 6 morti (fra
camosci e stambecchi), compresi un paio di scheletri molto in alto sulla neve
(sicuramente i resti del pranzo dei lupi). Non avevamo mai visto così tante
valanghe (oltretutto veramente grandi), né tanti animali morti sui sentieri:
fotografiamo ciò che è guardabile, per documentare. Vediamo anche degli
stambecchi vivi, dall’altra parte del fiume: ne contiamo in totale 6. I morti
sono tanti quanti i vivi.
NO ! Al ritorno, nel prato di un Gias di solito ben frequentato, pare per le sue
pietre al sapore di sale, vediamo un branco composto da ben 8 giovani
stambecchi. Bene, i vivi superano i morti e in Valle Gesso la vita continua.
Abbiamo incontrato qualche marmotta, ma mi chiedo cosa ne è delle marmotte che
vivono sopra i 1800 metri dove c’è ancora neve: come fanno a ritardare così
tanto il risveglio dal letargo ? Ce la faranno?
Non vediamo le volpi. Dove saranno ? Speriamo siano scese a valle a rubare
galline.
L’unico trionfatore di questa stagione sembra il gipeto, che avrà tanto cibo a
disposizione.
Per questa primavera niente gita al lago del Vej del Bouc, dove di solito
incontriamo dozzine di stambecchi, non ce la faccio a vedere altri cadaveri.
Il giorno dopo facciamo un’altra gita facile, partendo dalle Terme di Valdieri
per arrivare al pianoro del Valasco. Qui di solito non incontriamo tanti animali
e infatti non ci sono neppure animali morti. Ma anche qui valanghe enormi da
superare, valanghe che hanno distrutto boschi interi, legna e alberi in terra
ovunque e il paesaggio è cambiato. I grossi abeti che di solito ci offrivano
refrigerio, quasi arrivati al pianoro (dove si devia per il giro alto del
Valasco, un itinerario per veri duri) sono tutti a terra e si vedono le cime
delle montagne attorno.
Anche il sentiero per il rifugio Dante Livio Bianco (anche questo di partigiana
memoria) è devastato da gigantesche valanghe che hanno distrutto centinaia di
metri di bosco.
Sembra che l’inverno terribile del 2009 si sia accanito particolarmente con la
Valle Gesso: sulle Alpi Lombarde c’e’ qualche valanga (ad esempio quella caduta
da Grignone), ma nulla di paragonabile; anche le altre vallate della Provincia
di Cuneo non hanno subito devastazioni così grosse. In Valle Pesio è caduto
qualche albero vicino al torrente, ma i bellissimi boschi di conifere sono quasi
intatti.
Abbiamo anche visitato un paio di valli laterali della Valle Stura: ci sono
alcune valanghe, più piccole rispetto a quelle della Valle Gesso, cadute sul
greto dei torrenti, con qualche albero sradicato, ma la situazione sembra quasi
normale.
Anzi, per la gioia dei cacciatori, quest’anno abbiamo visto più animali in Valle
Stura che in Valle Gesso (che si siano trasferiti per sfuggire al duro inverno
?), soprattutto tanti camosci.
Non gli stambecchi, quelli sono visibili solo in zona San Giacomo, sperando che
ne siano sopravvissuti tanti, che il numero dei vivi superi veramente quello dei
morti e che la vita della montagna continui. De Rerum Natura.
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