18 luglio 2010
Dopo la settimana valdostana, ci si sposta in terra svizzera, in particolare
nel Sempione, conosciuto soprattutto per le ciaspolate. Ma qui c'è da camminare
anche in periodo estivo, eccome se ce n'è e oggi andiamo a fare una cima, il
Galehorn, panoramicissima (tempo permettendo, ovviamente).
Il clima stanotte è cambiato decisamente in meglio: c'è qualche grado in meno,
ma soprattutto c'è molta meno umidità.
Inizia la fuga dalla città e entrando in terra svizzera ci accorgiamo subito che
il sole domina la scena accompagnato da un bel vento, che ci sta regalando
colori e brillantezza a bizzeffe.
Fuori dalle auto si sfiorano i 12°: wow, per me è una libidine, ma non tutti la
pensano allo stesso modo e c'è chi si copre di vari strati e chi dimentica il
pile in auto... la perdoniamo: non è una novizia (anzi), ma è come se lo fosse.
I gruppi, che si formano in modo casuale, non sempre sono ben assortiti e oggi
abbiamo insieme la mefitica coppia di interisti, già bacchettati qualche giro
fa. Oggi (come ieri) sono sul nervosetto andante e dopo pochi minuti dall'inizio
della camminata metto in campo tutta la mia autorità e brontolaggine, intimando
il silenzio. Funziona e saliamo nella pace di una vallata ricca di rododendri e
di acqua, ma come sempre mi capita dopo una sfuriata, mi rode pancia e duodeno.
La salita si fa ripida e dopo una sosta nei pressi della cascata, pompiamo verso
il primo lago. "Orpo, dov'è finito il bel colore smeraldino che ricordavo e
decantavo? Questo lago sembra un frappè all'anice". Povero Bicio e povero
Birillo (che ricordo essere il suo mono neurone): il lago smeraldino non è
questo, ma è quello dopo, che raggiungiamo dopo pochi minuti. Questo sì che è
libidine violenta e mi viene un crampo al dito indice della mano destra a forza
di fotografare e al medio dell'altra mano a colpi di incoraggiamenti a chi di
dovere.
Le sorprese non finiscono qui: poco dopo un laghetto stile Perito Moreno ci
offre il meglio con la neve che ancora lo battezza. E poi arriva il momento
della pernice, non più bianca ma in tenuta estiva, sfugge seguita dai suoi
pulcinoni. E' uno spettacolo e noi non ci muoviamo per evitare fughe più
disastrose e faticose.
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Siamo sotto la cima del Galehorn e qui il sentiero lascia spazio alla
creatività: la traccia scompare e ce la inventiamo attraversando un ostioso
tratto in costa e salendo nell'ampio vallone, che mi aveva fatto sputare sangue
e sudore con le ciaspole qualche inverno fa. C'è chi, inventando una strada
tutta sua, troverà il sentiero Debora, che pare sia il migliore. Arriviamo sotto
l'orribile torre farcita di antenne posta sulla cima, ma di orribile qui c'è
solo questa. Per il resto lascio parlare le foto.
E' il momento della scelta: si torna per lo stesso sentiero o ci spupazziamo
il lungo giro ad anello che contorna Galehorn e Magehorn? Scegliamo il
fuori programma, cioè la seconda alternativa: la giornata è troooooppo bella per
rientrare alla base. Dopo la discesa sempre in fuori pista, riprendiamo il
tranquillissimo sentiero in costa che passa sul versante opposto, che avevo
controllato per vedere l'eventuale presenza di neve. E' sgombro e si procede
alla grande in mezzo a fioriture da matrimonio (che orribile paragone che mi è
venuto fuori...). Ma oltre alle fioriture c'è la meraviglia della mia montagna
per assonanza, il Bietschhorn (che si pronuncia Bicihorn) con le cime e le valli
circostanti. Senza fatica, in surplace, ce la godiamo, ma quando guardo
l'orologio penso subito a chi deve prendere stasera un treno per Roma e metto le
ali ai piedi. So che il percorso in discesa ha una pendenza più umana
dell'andata (le ginocchia ringraziano), ma è anche più lungo, richiedendo quindi
tutto il tempo necessario.
E discesa fu: con il "povero" Fletschon, a cui mancano pochi metri per entrare
nel gruppo dei 4000, con il più imponente Leone, re delle Lepontine e con il
"povero" sottoscritto al quale manca almeno un secondo neurone per fare compagnia
(e sinapsi) con Birillo.
Nonostante la pendenza morbida, la discesa rimane discesa e le rotule brontolano
come sempre.
Sfioriamo la ben conosciuta vallata che sale fino allo Spitzhorli e arriviamo
alla strada. Con qualche taglio cerco di pestare meno asfalto possibile e
finalmente arriviamo alle auto.
Guardo negli occhi Mr.Exif, che brillano perchè sa cosa ci aspetta ora:
l'osteria, la birra, l'insalata con noci, mele e formaggio fuso e i taglieri di
lardo.
Termina così questa splendida giornata baciata dal sole, ma anche dal fresco, al
limite del freddo. Termina questa domenica sui sentieri del Sempione che sempre
mi fanno godere come un riccio.
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