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 pict  RACCONTO DELLA GITA. Il Galehorn, una cima spettacolo nella zona del Sempione    
Gita del 18 Luglio 2010
Un'escursione per gli amanti dei grandi, anzi grandissimi panorami: il Galehorn, vedere, anzi venire, per credere
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Informazioni tecniche e logisticheZona: Sempione (Svizzera)
Partenza: Engiloch (1810).  Arrivo: Galehorn (2797).  Dislivello: 987m.  Difficoltà: E

18 luglio 2010

Dopo la settimana valdostana, ci si sposta in terra svizzera, in particolare nel Sempione, conosciuto soprattutto per le ciaspolate. Ma qui c'è da camminare anche in periodo estivo, eccome se ce n'è e oggi andiamo a fare una cima, il Galehorn, panoramicissima (tempo permettendo, ovviamente).
Il clima stanotte è cambiato decisamente in meglio: c'è qualche grado in meno, ma soprattutto c'è molta meno umidità.
Inizia la fuga dalla città e entrando in terra svizzera ci accorgiamo subito che il sole domina la scena accompagnato da un bel vento, che ci sta regalando colori e brillantezza a bizzeffe.
Fuori dalle auto si sfiorano i 12°: wow, per me è una libidine, ma non tutti la pensano allo stesso modo e c'è chi si copre di vari strati e chi dimentica il pile in auto... la perdoniamo: non è una novizia (anzi), ma è come se lo fosse.
I gruppi, che si formano in modo casuale, non sempre sono ben assortiti e oggi abbiamo insieme la mefitica coppia di interisti, già bacchettati qualche giro fa. Oggi (come ieri) sono sul nervosetto andante e dopo pochi minuti dall'inizio della camminata metto in campo tutta la mia autorità e brontolaggine, intimando il silenzio. Funziona e saliamo nella pace di una vallata ricca di rododendri e di acqua, ma come sempre mi capita dopo una sfuriata, mi rode pancia e duodeno.
La salita si fa ripida e dopo una sosta nei pressi della cascata, pompiamo verso il primo lago. "Orpo, dov'è finito il bel colore smeraldino che ricordavo e decantavo? Questo lago sembra un frappè all'anice". Povero Bicio e povero Birillo (che ricordo essere il suo mono neurone): il lago smeraldino non è questo, ma è quello dopo, che raggiungiamo dopo pochi minuti. Questo sì che è libidine violenta e mi viene un crampo al dito indice della mano destra a forza di fotografare e al medio dell'altra mano a colpi di incoraggiamenti a chi di dovere.

Le sorprese non finiscono qui: poco dopo un laghetto stile Perito Moreno ci offre il meglio con la neve che ancora lo battezza. E poi arriva il momento della pernice, non più bianca ma in tenuta estiva, sfugge seguita dai suoi pulcinoni. E' uno spettacolo e noi non ci muoviamo per evitare fughe più disastrose e faticose.

Siamo sotto la cima del Galehorn e qui il sentiero lascia spazio alla creatività: la traccia scompare e ce la inventiamo attraversando un ostioso tratto in costa e salendo nell'ampio vallone, che mi aveva fatto sputare sangue e sudore con le ciaspole qualche inverno fa. C'è chi, inventando una strada tutta sua, troverà il sentiero Debora, che pare sia il migliore. Arriviamo sotto l'orribile torre farcita di antenne posta sulla cima, ma di orribile qui c'è solo questa. Per il resto lascio parlare le foto.

E' il momento della scelta: si torna per lo stesso sentiero o ci spupazziamo il lungo giro ad anello che contorna Galehorn e  Magehorn? Scegliamo il fuori programma, cioè la seconda alternativa: la giornata è troooooppo bella per rientrare alla base. Dopo la discesa sempre in fuori pista, riprendiamo il tranquillissimo sentiero in costa che passa sul versante opposto, che avevo controllato per vedere l'eventuale presenza di neve. E' sgombro e si procede alla grande in mezzo a fioriture da matrimonio (che orribile paragone che mi è venuto fuori...). Ma oltre alle fioriture c'è la meraviglia della mia montagna per assonanza, il Bietschhorn (che si pronuncia Bicihorn) con le cime e le valli circostanti. Senza fatica, in surplace, ce la godiamo, ma quando guardo l'orologio penso subito a chi deve prendere stasera un treno per Roma e metto le ali ai piedi. So che il percorso in discesa ha una pendenza più umana dell'andata (le ginocchia ringraziano), ma è anche più lungo, richiedendo quindi tutto il tempo necessario.
E discesa fu: con il "povero" Fletschon, a cui mancano pochi metri per entrare nel gruppo dei 4000, con il più imponente Leone, re delle Lepontine e con il "povero" sottoscritto al quale manca almeno un secondo neurone per fare compagnia (e sinapsi) con Birillo.
Nonostante la pendenza morbida, la discesa rimane discesa e le rotule brontolano come sempre. Sfioriamo la ben conosciuta vallata che sale fino allo Spitzhorli e arriviamo alla strada. Con qualche taglio cerco di pestare meno asfalto possibile e finalmente arriviamo alle auto.

Guardo negli occhi Mr.Exif, che brillano perchè sa cosa ci aspetta ora: l'osteria, la birra, l'insalata con noci, mele e formaggio fuso e i taglieri di lardo.
Termina così questa splendida giornata baciata dal sole, ma anche dal fresco, al limite del freddo. Termina questa domenica sui sentieri del Sempione che sempre mi fanno godere come un riccio.


La vallata che porta al Galehorn

Ecco il lago colorato!!!

Effetto Perito Moreno

Meglio tornare ai colori...

Uccello pernicioso

Il ghiacciaio della Aletsch con i 4000 Vallesi Bernesi

E vai di panorama (clicca per vederlo in formato più intelliggibile)

Cotti a puntino? No... non ancora

Il Corno di Bicio

Leone per una vita

Mica male come posto per accamparsi... proprio sotto il Fletschorn

 

Commenti alla gita
Inserito da pedrazzini il 23 Luglio 2010

Bellissima giornata, bellissima gita, bellissimo gruppo, bellissimo posto, un Paradiso....insomma ho toccato il Cielo con un dito!

Ciao e grazie a tutti

Ste

 
Inserito da mymountain il 19 Luglio 2010

Ciao a tutti,

per amore della precisione, le montagne che si vedono sullo sfondo del Grosser Aletschgletscher non sono in Vallese ma nelle Alpi Bernesi. Sullo sfondo si intravede il Finsteraarhorn ed in primo piano la cresta che dai Wannenhorn porta ai Fiescherhörner. Daniele

 

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Pagina letta 1087 volte dal 18/7/2010 - Pagina aggiornata il 19/7/2010