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Camminando lungo i sentieri delle nostre montagne non è così
difficile incontrare i resti abbandonati di vecchi impianti
sciistici, non in funzione da anni. L'impatto ambientale è
devastante.
Il tutto era nato negli anni 70-80, quando la neve cadeva mediamente
a quote più basse (le medie climatologiche parlano chiaro, anche se
l'inverno 2008-09 rappresenta un'eccezione). Inoltre sulla spinta
mediatica della mitica "valanga azzurra", si era creata un'ampia
domanda di sci e delle infrastrutture annesse e connesse, come
impianti di risalita, piste, strutture ricettive, casotti di
servizio.
Mountain Wilderness e Montagnard hanno pubblicato due
interessantissimi censimenti degli impianti dismessi in Lombardia e
Piemonte rispettivamente, perchè è ora di dire basta a nuovi
impianti, finchè quelli vecchi non saranno stati rimossi,
restituendo la montagna alla natura. I rapporti li trovi qui:
Eppure basterebbe una piccola normativa, applicabile sia alla
costruzione degli impianti sciistici che di ogni altra costruzione
pensata per lo sviluppo di una zona naturalisticamente di pregio...
basterebbe che nel contratto di concessione venga stabilita una
somma X da bloccare in una banca e da utilizzare per lo
smantellamento dell'opera, nel caso che la sua utilità venga meno.
Sono convinto che toccando i costruttori selvaggi nel portafoglio,
si trasformerebbero in più miti agnellini. Ma il versamento deve
essere fatto prima (o almeno contestualmente) alle opere di
costruzione, perchè se questi soldi vengono chiesti dopo, quando
l'azienda costruttrice è fallita o scomparsa, non si avranno mai i
fondi per lo smantellamento e continueremo a incontrare "cadaveri"
lungo i nostri cammini. 
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